Si parte da una malinconia frustrante, cercare di ragionare con mio padre, che legge solo il giornale “La Repubblica”. Lui ama Michele Serra, io lo considero invece un “Allegro Chirurgo”. "Dai America, che non sei tutto sbagliata", sostiene Serra.
Ma quel paese, dal primo vagito, ha cominciato a prendere a schiaffi il vicino per prendergli la terra, e poi ha continuato con gli schiaffi in faccia a tutto il mondo.
Questa è l'America. Non è solo Trump, non sono solo i MAGA con i loro cappellini rossi da bambini viziati che si sono scoperti razzisti guardando un film di John Wayne. No. L'America si è svegliata un mattino e ha deciso che lo specchio non doveva mostrarle le rughe, ma solo il suo rossetto nuovo. E allora ha cominciato a sparare allo specchio.
Michele Serra scrive preoccupato di questa "sontuosa capacità censoria" dei MAGA. E ha ragione, certo che ha ragione. Togliere i pannelli sugli schiavi a casa di George Washington è come nascondere la polvere sotto il tappeto e poi meravigliarsi se la stanza puzza di muffa. È ridicolo. È da dilettanti. È la cancel culture dei poveracci, quella fatta coi cerotti e la paura della storia.
Ma io, mi domando: questa indignazione selettiva non è forse un'altra forma di rimozione? Ci si scandalizza perché tolgono i pannelli sugli schiavi del Settecento, ma quando l'America, con la stessa nonchalance con cui si ordina un caffè, ha rovesciato governi in Iran, Guatemala, Cile? Quando ha tappezzato il Sud-Est asiatico di napalm, bruciando bambini che non avevano nemmeno un pannello da leggere? Quando ha armato Saddam, poi lo ha bombato, poi si è meravigliata che nascesse l'ISIS? Tutto questo, dove lo mettiamo? In quale bacheca di museo?
Questa è la sontuosa ipocrisia di chi guarda con orrore il "popolino scomposto" che assalta il Congresso, ma dimentica che quello stesso popolino, o suo cugino, magari ha passato la vita a fabbricare le bombe intelligenti che hanno reso "intelligenti" intere città, riducendole a polvere.
Quella che piange per i pannelli rimossi a Philadelphia, ma applaude quando un drone, pilotato da un ragazzo in Nevada che sembra giocare ai videogame, trasforma un matrimonio in un funerale dall'altra parte del mondo.
È un grande club, il club dei "buoni". Quelli che hanno lo schiavismo nei libri di storia, ma l'imperialismo nel DNA. Quelli che credono che il problema sia la censura dei libri, non la censura della realtà operata da decenni di propaganda che ti vendono ogni guerra come l'ultima stagione di una serie TV piena di eroi.
Gli americani sono i nuovi crociati digitali, hanno l’arroganza di voler "civilizzare" il mondo con la forza, solo che oggi la spada si chiama dollaro e la croce si chiama "eccezionalismo".
C'è un'operazione in corso, un capolavoro di prestidigitazione intellettuale. Si costruisce un mostro, Trump, gli si mettono addosso tutte le colpe, e poi, guardandolo, si esclama: "Ecco il Male!".
E mentre tutti guardano il mostro che strappa i pannelli, le macchine della "diplomazia" continuano a macinare morti, con la solita, identica, inossidabile cortesia.
Non so chi sia peggio, se l'uomo bianco che spara in faccia perché sei nero, o l'uomo bianco che ti bombarda la casa con un missile "chirurgico" perché "porti la democrazia".
L'America è nata con uno schiavo sotto i piedi e un fucile in mano. È la sua poesia fondativa. Certuni tengono quella violenza in casa, la covano come un rancore, e la sfogano sui vicini, sugli immigrati, sui libri di scuola.
Altri, più eleganti, l'hanno trasformata in un'azienda, la "Violenza Globalizzata S.p.A.", con tanto di azioni in borsa e discorsi sulla libertà.
E noi, da spettatori, dovremmo scegliere il male minore? Dovremmo preferire l'imperialista col libretto delle istruzioni (democrazia, mercato, diritti umani) all'imperialista che butta via il libretto e si affida all'istinto?
Questo è l'imperialismo. L'unica differenza tra un conquistatore e l'altro è la lingua in cui firmano i trattati di pace.
Siamo quello che facciamo per abitudine. E l'abitudine americana, da sempre, è una sola: prendere. E chi prende, prima o poi, deve giustificare il furto. Con una preghiera, con un articolo di giornale, o con un pannello. L'importante è che la storia la scriva lui.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, Mip Lab, 2/26)
#italiennéandertalien
#MIPLab


Aucun commentaire:
Enregistrer un commentaire
Remarque : Seul un membre de ce blog est autorisé à enregistrer un commentaire.