Cuba, Di Battista lucido risponde alle domande dei medici.
Tajani: "noi pronti a riportarlo in Italia".
Le prime parole di Alessandro: "Grazie, come se avessi accettato!".
(Italien Néandertalien, 8/26)
#italienneandertalien
Cuba, Di Battista lucido risponde alle domande dei medici.
Tajani: "noi pronti a riportarlo in Italia".
Le prime parole di Alessandro: "Grazie, come se avessi accettato!".
(Italien Néandertalien, 8/26)
#italienneandertalien
Sui libri di Storia si chiama “incontro di civiltà”. Cristoforo Colombo era bloccato in Giamaica con l’equipaggio affamato, i nativi avevano smesso di portare cibo. Lui, furbo, aveva un almanacco: quello di Zacuto. Sapeva che ci sarebbe stata un’eclissi totale di luna.
Allora convoca i capi indigeni e minaccia: “Il mio Dio oscurerà la luna se non mi date da mangiare”.
La luna si tinge di rosso, sparisce. I giamaicani terrorizzati riprendono i rifornimenti.
Colombo ha spacciato una tabella astronomica per rivelazione divina. Ha trasformato la paura in cibo, e il cibo in potere.
È il colonialismo nella sua forma più pura: io so qualcosa che tu non sai, quindi inginocchiati. I nativi mica erano stupidi, erano solo meno armati di informazioni.
Come chi guarda il telegiornale e crede che l’eclissi sia colpa degli immigrati, del debito pubblico, di un solo cattivo che fa la guerra, del terrorismo.
Il meccanismo è identico: un uomo con un almanacco e un complesso di superiorità ci dice che il cielo è a rischio, e noi gli portiamo il cibo.
Quelli che ancora celebrano Colombo sono gli stessi che credono alle promesse di certi politici. Stiamo ancora aspettando che la luna torni. Nel frattempo, portiamo il cibo.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, Mip Lab, 8/26)
#italienneandertalien
#MIPLab
Donald Trump ha posato lo sguardo su Roberto Vannacci? Forse gli piace l’idea di un generale che scrive libri e divide i mondi in categorie, chissà. Di una cosa, però, si può essere abbastanza certi: Giorgia Meloni l’ha scaricata. Con la stessa disinvoltura con cui si cambia canale. È finita la luna di miele, ammesso che luna ci sia mai stata. Adesso, sembra, si punta su altre facce, su altre fedeltà.
Pensate un momento se le opposizioni, quelle che dovrebbero rappresentare un’alternativa, si alzassero in piedi. Drizzassero la schiena e mettessero nero su bianco quattro idee semplici. Marco Travaglio ne ha riassunte: Caro Dodo, scordati che ti portiamo la spesa militare al cinque per cento del Pil, ricominciamo a comprare il gas dalla Russia, a trattare con Putin facendoci aiutare da Angela Merkel, ridiscutiamo gli accordi sulle basi che ospitiamo rispettando il diritto internazionale, e poi, sanzioni immediate a Israele e una bella tassa digitale per i giganti del web.Giorgia, di’ una cosa di destra! Di’ una cosa anche non di destra, di civiltà! Giorgia, di’ una cosa, di’ qualcosa, reagisci! Non è importante quello che dice di te Dodo, l’importante è che tu dica qualcosa, qualunque cosa. Ti ricordi quella cazzata del sovranismo? Daje Giò, è il momento der sovranismo. Certo, Giorgia, te la sei proprio cercata con il tuo atteggiamento servile, ossequioso, riverente verso Dodo. (Italien Néandertalien, 7/26)
#italienneandertalien
“Renzi vuol essere il regista del grande centro...sarebbe il candidato premier ideale del centrosinistra. Esperto di intelligenza politica psichedelica, spavaldo e sicuro, di talento efferato. E, a paletti, è il più bravo di tutti” (Fabrizio Roncone, Sette-Corriere della sera, 26.6. e 3.7). Il problema è dove li mette 'sti paletti! (Italien Néandertalien, 7/26)
#italienneandertalien
Pur non stimandolo affatto, credo che Vittorio Sgarbi non andrebbe esposto così. Probabilmente Elisabetta (la quale lo espone di continuo) prova immenso sadico piacere nel farci godere di un personaggio così profondo e impegnato nella cultura italiana.
Forse non tutti sanno che la sorella pubblica sovente suo fratello sofferente.
A quale scopo questa continua esposizione sui social?
Una vendetta celata?
O una sottile e diabolica legge del contrappasso dopo decenni di iper esposizione?
Lasciatelo riposare, non sia mai che si risvegli.
E invece continua ad esibirlo come il fenomeno da baraccone che fu.
(Italien Néandertalien)
#italienneandertalien
Caro diario, oggi ancora 38 gradi, giugno. Mamma e papà vedono la TV che dice “è un’ondata, passerà, ma restino a casa anziani e bambini”.
Ma non è vero. Un'ondata sale e scende; qui sale e basta.
Accendono il condizionatore e pensano sia tutto a posto. Salta sempre la corrente in tutto il paese e danno la colpa al comune.
L’Europa è rossa, 10 gradi sopra le medie di quando erano piccoli loro.
I ghiacciai sono già spariti, le foreste muoiono. Presto niente grano, niente frutta. Solo deserto.
Ma alla tv parlano di salvare i “prodotti tipici”. Ma se non c’è acqua?
Molti negano, dicono che il clima è sempre cambiato. Altri si arrabbiano per le pale eoliche perché rovinano il paesaggio!
Ma il paesaggio sta bruciando! Preferiscono petrolio e gas, così moriamo di caldo.
Io non mi fido più di nessun grande. Ho paura: quando sarò grande non ci saranno più boschi, animali, solo caldo e cemento.
Nessuno ascolta noi bambini, il problema è che poi i bambini quando diventano grandi non ascoltano i bambini, e così via. Ci hanno rubato il futuro e ci dicono di metterci il cappello nelle ore più calde.
(A. Battantier, Memorie di un bambino, Frammenti per l'Apocalisse, Mip Lab, 6/26, Maria Sole)
#MIPLab
#memoriediunamore
#memoriediunbambino
#frammentiperlapocalisse
Treviso, famiglie normali, affitto pagato, lavoro, figli. Sfrattate. Il padrone? Il Fondo Dora Re, scatola olandese che ha comprato all’asta, svuota, non rinnova, ristruttura, rivende a peso d’oro.
Diritto privato: decreto di rilascio, il Comune alza le mani (“questione tra privati”) e offre una settimana d’albergo. 6000 alloggi vuoti in città: un paradosso che puzza di speculazione, mentre il Comune conta le notti d’albergo come fossero un piano casa.Ho letto un contributo di Natalino Balasso, del resto in tv non se ne parla. Treviso, via Pisa. Famiglie normali, affitto pagato, lavoro, figli. Sfrattate. Il padrone? Il Fondo Dora Re, scatola olandese che ha comprato all’asta, svuota, non rinnova, ristruttura, rivende a peso d’oro. Diritto privato: decreto di rilascio, Comune alza le mani – “questione tra privati” – e offre una settimana d’albergo. 6000 alloggi vuoti in città: un paradosso che puzza di speculazione, mentre il Comune conta le notti d’albergo come fossero un piano casa.
La Costituzione? L’hanno festeggiata recentemente a suon di frecce tricolori, ma sulla casa promette e non mantiene un bel niente. C’è chi sventola il Tricolore, chi sventola lo sfratto.
I fondi speculativi funzionano con una semplicità feroce: raccolgono capitali da fondi pensione e assicurazioni, comprano palazzi a prezzi di saldo, li trattano come asset. Non affittano, tengono vuoto perché il mattone si rivaluta più di un canone; oppure ristrutturano al minimo e rivendono, cancellando inquilini come scorie. Sede in Olanda: anonimato, tasse ridotte, impunità.
Gli inquilini hanno armi ridicole: i sindacati (Sunia, Sicet, Uniat) strappano al massimo una dilazione o un contributo per l’albergo – proprio quei sette giorni di elemosina.
La casa popolare? Un miraggio: liste d’attesa bibliche, patrimonio pubblico svenduto da decenni. Esiste un diritto di prelazione in caso di vendita, ma se il fondo non vende e riaffitta a turisti o ristruttura per frazionare, non scatta. Denunciare, presidiare: la legge sta col capitale. Il Giudice emette, l’ufficiale sgombera, la Polizia esegue. Ormai non serve essere povero, basta non essere abbastanza redditizio. Un ceto medio che paga le tasse e riceve in cambio l’elemosina di una settimana in hotel.
La politica è complice. Se blocchi uno sfratto, violi il diritto di proprietà e i fondi scappano; scontentare il popolo non costa nulla. Finché casa, salute, educazione restano merci, siamo tutti in pericolo.
La prossima volta tocca a te. “Ti piace il capitalismo? Allora investi in vaselina”.
A Treviso un bambino chiede alla mamma perché non può più dormire nel suo letto. Nel frattempo, il fondo Dora Re contabilizza plusvalenze, e il Comune conta i like sui social. Socialismo o barbarie: ormai è solo barbarie, e ce la propinano come libertà.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, 6/26)
Sul tavolo della cucina, il calzino sinistro di una neonata. Resta lì, senza piede, e la lavatrice ha finito il ciclo da ore. Basterebbe questo a dire tutto, ma i giornali preferiscono le sostanze: eroina, cocaina, metadone venduto all’angolo. La cronaca recente ci consegna il corpo di una bambina e due adulti tossicodipendenti.
Cos’è che uccide? La siringa è l’ultimo anello di una catena che parte da un buio più antico: un disagio mentale che non ha trovato parole, solo polvere.L’Iran ha dato una lezione all’imperialismo sionista e americano. In Europa sono pronti a scaricare tutto su Dodo. Certo, questi cadaveri eccellenti speravano di vincere, credendosi ancora l’ombelico del mondo.
Se Dodo è un coglione, che cosa sono quelli che gli danno ancora retta? A parte complici e servi, intendo. Gli europeisti dal cuore infranto si guardino allo specchio: troveranno sempre un Dodo a rimirarli.
L’Iran, con quattro missili, ha scoperchiato la latrina e adesso è facile singhiozzare “è colpa di Trump, solo sua”, in attesa di nuovi ordini mondiali, illusorie esportazioni di democrazia, altre primavere di bombe.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, 6/26)
L’accordo sul Golfo è un trionfo per l’Iran, una disfatta per noi. In linea con l'andamento del fronte ucraino, ove l’Occidente delle favole si sfalda: la Bulgaria segue l’Ungheria e nega armi a Kiev, 25 Paesi Nato su 32 rifiutano lo 0,25% chiesto da Rutte, la metà dei governi Ue molla le munizioni. Gli Usa ritirano navi e caccia perché Trump ha già fatto pace con Putin. L’ingresso di Kiev nell’Unione non lo vuole quasi nessuno: l’Ucraina è un Paese fallito e corrotto. Aumentiamo gli acquisti di gas da Mosca mentre tagliamo gli aiuti, illudendoci di rivedere i 204 miliardi fra cinquant’anni. I russi demoliscono le infrastrutture, le truppe di Kiev colpiscono bus e studentati senza riconquistare un metro.
E dopo 52 mesi di guerra, scopriamo che serve un mediatore per trattare con Putin, ma non ce l’abbiamo.
L’Iran si tiene Hormuz e l’uranio, Trump ha concluso che l’estrazione mineraria non valeva un marine.
E mi chiedo ancora come l’omino che suonava il piano col pisello abbia potuto raccattare tutti quei consensi, due anni di applausi mentre le armi (quelle effettivamente arrivate) sparivano nel tritacarne ucraino.
Chi chiederà scusa?
Chi implorerà perdono per milioni di famiglie? Ne valeva la pena?
Hormuz è un suk presidiato dai pasdaran, l’uranio iraniano luccica più dei lingotti di Fort Knox, e Dodo spegne le candeline con Putin in videochiamata, brindando a base di petrolio russo ricomprato a prezzi stracciati dalla “debole” Europa.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, 6/26)
#italiennéandertalien
SE LE AUTOMOBILI FOSSERO DEI VASI (Il culto dell’automobile è l’unica religione che ammette il sacrificio umano senza chiamarlo tale)
Ogni tre giorni a Roma muore una persona investita. Dieci persone al mese. Un bollettino di guerra. Il mio amico Claudio Molto Benvisto propone il paragone del macabro gioco dei vasi, rende bene l’idea: se ogni tre giorni un vaso cadesse da un balcone e spiaccicasse un passante, dopo il terzo vaso butteremmo giù mezza città, alla ricerca del perché e del percome dell’assurda situazione: vento forte, ferro dei portavasi arrugginito o fissaggi lassi, vasi posizionati a bordo senza parapetto, distrazioni durante la pulizia, urto accidentale di animali o persone, mancata manutenzione e materiali degradati (plastica fragile, terracotta crepata), il peso eccessivo o uno sbalzo termico che possono rompere il supporto. In sostanza: incuria e assenza di controlli.
Invece con le auto? "Eh, incidenti". No, sono omicidi stradali con la scusa della distrazione. Ma chiamateli come vi pare, tanto il morto è sempre dalla parte sbagliata.
La verità è che, ad oggi, la strada non è di tutti. La strada è degli automobilisti. Il pedone è un immigrato clandestino sul proprio marciapiede. Il ciclista è un terrorista che osa chiedere 150 centimetri di asfalto.
E intanto le auto parcheggiate invadono i marciapiedi, bloccano le strisce, trasformano le città in un parcheggio a cielo aperto per barelle di lamiere che vengono usate tre ore al giorno.
Il culto dell’automobile è l’unica religione che ammette il sacrificio umano senza chiamarlo tale.
Non vogliamo abolire le auto.
Vogliamo solo che chi guida un pezzo di ferro da una tonnellata smetta di comportarsi come se il codice della strada fosse un’opinione.
Vogliamo che un pirata della strada venga trattato come un pirata, non come un poveretto che “ha avuto un momento di distrazione”. Vogliamo alberi, panchine, bambini che attraversano senza il terrore negli occhi.
A proposito: questa mattina un’automobilista stava schiacciando sulle strisce me e mia figlia piccola. Ci è andata bene. Perché a Roma ogni tre giorni qualcuno muore. E non per un vaso.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, 6/26)
#italiennéandertalien
#claudiomoltobenvisto
Sconfortante, avvilente: i giornali finanziati da noi plaudono al rinnovo della grazia a Nicole Minetti. Non serve più il fascismo per propinare veline, basta l’assegno dei sussidi statali.
Alla señorita Graciela hanno posto un’alternativa: o schiatti o ti arricchisci. La giudiziosa fanciulla ha optato per la seconda.
Licenziata per aver detto no ai capricci dei padroni del ranch, Minetti rimane intoccabile.
La procuratrice Nanni archivia per non disturbare il Quirinale.
Vogliono processare il direttore del Fatto? Benissimo: il Fatto diventerà il primo quotidiano d’Italia.
Mattarella farebbe meglio a ordinare un’ulteriore indagine su questa professionista intercontinentale: un dibattimento illuminerebbe i festini di Arcore e la la memoria del Cavaliere, che i figli vogliono preservare.
(Italien Néandertalien, 6/26)
#italiennéandertalien
#frammentiperlapocalisse
Il centrodestra sta scricchiolando, è un lento cedimento. Da una parte il generale Roberto Vannacci, che sta raccogliendo tutti i delusi, gli arrabbiati, quelli che a Fratelli d’Italia non hanno avuto il posto in prima fila. Decine di parlamentari hanno già la valigia pronta. La metà vengono proprio da Giorgia Meloni. Un’emorragia. I sondaggi scalano.
E la premier lo sa. Dietro le quinte, ha già mandato il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami in missione esplorativa per conto di Fratelli d’Italia: studiare le intenzioni di Vannacci e del suo Futuro Nazionale, sondare possibili punti di contatto, misurare la rigidità delle sue posizioni filorusse sulla guerra in Ucraina. L’obiettivo? lasciargli la propaganda contro il sistema ma portarlo a un allineamento parlamentare. Vincere a tutti i costi, per restare a Palazzo Chigi altri cinque anni. Meloni vuole coprirsi a destra, e Vannacci serve in coalizione.
Dall’altra parte, nell’ombra, c’è Marina Berlusconi, la recente cavaliera del Lavoro tanto omaggiata da Mattarella. Quella che non vuole fare la politica, ma che forse sarà “costretta”, come il padre, a berne l'amaro calice. Il cognome pesa, e il centro moderato oggi è orfano. L’ultimo sondaggio che ho visto (Only Numbers) dice che uno su tre degli italiani la vorrebbe alla guida di Forza Italia. Nel centrodestra supera il cinquanta per cento.
La vedono più competente che carismatica. Brava manager, testa quadrata, ma non ha il fuoco del padre. Silvio, quello sì che sapeva accendere le piazze. Marina è diversa: riservata, quasi monacale. E in politica la riservatezza è un lusso che pochi possono permettersi. Eppure, sul tavolo della partita ha già messo un paletto che pesa come un macigno: Forza Italia, con il nuovo corso da lei impresso, non ha alcuna intenzione di mettersi a braccetto con Vannacci, alleato in Europa di AfD. In caso di patto tra Meloni e il generale, Marina chiederebbe al segretario Tajani di prendere le distanze, facendo scattare un meccanismo imprevedibile.
La resa dei conti arriverà, prima o poi. Da un lato Vannacci, che parla al “popolo vero”, quello che si sente tradito dalle élite e che intanto gestisce con piglio accentratore il suo movimento, tra malumori interni e i 60mila iscritti rivendicati, convinto di bastare a se stesso. Dall’altro Marina, che rappresenta la continuità borghese, l’impresa, la stabilità. Due Italie che non si parlano. Meloni? Sta già arretrando, silenziosamente. Il suo spazio a destra viene eroso dal generale, quello moderato dal richiamo del cognome.
Vannacci ha però una dote che a Marina manca: la capacità di mobilitare le viscere. Lui urla, lei sussurra. Lui promette la rivoluzione dei “veri italiani”, lei garantisce ordine e conti in riga (i suoi!). In Italia, sovente vince chi urla meglio. Tuttavia non sottovalutiamo il silenzio di Marina. A volte è più minaccioso di mille comizi. E se scenderà in campo. quando lo farà, non sarà per fare la comparsa. Sarà per dire: “Basta, adesso ci penso io”. La destra ha bisogno di eroi, ma anche del grano di un cognome che pesa mezzo secolo di storia.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, 5/26)
A Gerusalemme la gioventù del popolo perseguitato ha sfilato sventolando bandiere e gridando “Morte agli arabi”. Il governo israeliano ha applaudito: non sono teppisti, è l’esercito del sionismo peggiore in libera uscita didattica.
Attenzione alle parole: ormai non si dice pogrom, si dice “Marcia delle bandiere”. Una trovata di marketing che trasforma un linciaggio etnico in una festa patronale.
La bandiera, talvolta, è uno straccio che ti autorizza ad ammazzare il vicino. E se non hai un vicino da ammazzare perché è già scappato o è barricato in casa, non importa: il vuoto lo hanno creato prima. Negozi sprangati, chiese chiuse, arabi rintanati come topi mentre la polizia proteggeva i manifestanti dai palestinesi assenti. Missione compiuta: impedire che l’assenza provocasse qualcuno.
Una coreografia perfetta di rave del testosterone: ragazzini da TikTok e rabbini fascisti che si scambiano selfie e sputano ai giornalisti.
Il morbo del nazionalismo religioso si diffonde, mentre l’Occidente si gode lo spettacolo compiaciuto di un’occupazione militare travestita da sagra.
Israele è “l’unica democrazia del Medio Oriente”, e si vede, visto che è l’unica dove un ministro può dichiarare che i civili affamati “meritano solo una pallottola in testa”, e subito dopo viene invitato al rinfresco istituzionale.
Pare che Dio avesse inizialmente condannato la marcia, ma poi ha rettificato: ha condannato i palestinesi che non applaudivano.
È un’interessante strategia per normalizzare l’annessione: la chiami tradizione, le dai un ritmo annuale, ci metti un DJ e intanto qualcuno fa affari con la ricostruzione di Gaza.
Un crimine di guerra coreografato come una parata nazionale, con il patrocinio del Comune di Gerusalemme e la regia del ministero della Sicurezza Nazionale.
L’Europa, nel frattempo, blatera di accordi commerciali mentre Amnesty International la implora di fermare tutto.
Ma come si fa a fermare un carnevale dell’odio dove un ragazzo educato all’odio ti spiega, sputandoti addosso: “Grido morte agli arabi perché è divertente, e poi sono nostri nemici”?
Non è un incidente isolato. L’anno scorso stessa scena: migliaia di israeliani a Gerusalemme Est occupata scandivano “Gaza è nostra”, “Che i loro villaggi brucino”, “Maometto è morto”. E il ministro Ben-Gvir passeggiava sorridente. È tornato, con il collega Smotrich che intende “ricostruire il Tempio” al posto della moschea di Al-Aqsa.
La Città Vecchia è diventata un macabro luna park: gruppi di israeliani prendono di mira negozianti, donne velate e passanti. Sputi, furti, irruzioni nelle case, devastazioni. La polizia, quando c’era, guardava. “Forze dell’ordine” è un eufemismo: erano lì per proteggere il diritto alla violenza. Se un palestinese si fosse sporto da una finestra, sarebbe stato denunciato per disturbo della quieta pulizia etnica.
Così si celebra la Nakba: non come catastrofe, ma come catena ininterrotta. E la marcia delle bandiere è il remake ufficiale di un film tedesco già visto.
(A. Battantier, Frammenti per l’Apocalisse, 5/26)
#frammentiperlapocalisse
Il cellulare giaceva in un campo, semibruciato. E’ il punto esatto dove il mondo ha smesso di girare come doveva. D’estate, ad Avetrana, le persiane sono chiuse per il sole, ma le voci passano lo stesso, sottili come lame. L’orgoglio è una stanza senza polvere: le sedie allineate, il passato rimosso con cura. La gelosia è un paio di infradito fuori dalla porta, una di qua e una di là, simbolo di un’andata al mare che non c’è stata. Perché lei, Sarah, aveva quindici anni e la leggerezza di chi può arrivare in ritardo.
“Pensioni, la metà degli italiani prende ‘troppo’: come rivedere i sussidi (e finirla con il buonismo)” (Corriere della Sera, 5.5)
A Portofino (da oggi "Pornofino") hanno intitolato un sentiero a Silvio Berlusconi. L’uomo dei bunga bunga, delle condanne definitive per frode fiscale, dei festini con nani e mignottocrazia, oggi è una meta escursionistica. Il sindaco Viacava, d’accordo con la famiglia, l’ha piazzato lassù al parco di Castello Brown.
Che paese da operetta siamo diventati: una repubblica fondata sulla vanità; sarebbe stato più adatto intitolargli una palude: il Pantano del Bunga Bunga, dove sprofondano il buon costume e la memoria. Il sentiero Silvio Berlusconi: il percorso a ostacoli più difficile d’Italia, dove inciampi in tangenti a ogni falcata e gli alberi sono decorati con i volti di Ruby e Minetti.Quanta saggezza nell’elogio di Michele Serra del New York Times. Tredici milioni di abbonati che si affidano a un’agenzia di selezione delle notizie come il paziente dal dentista.
“Inflazione al 2,8%”. Una famiglia tipo, due adulti e un figlio, si ritrova 926 euro in meno. Se avete un fratello, diventano 1.279. Questo perché due mesi fa Stati Uniti e Israele hanno deciso di aggredire l’Iran, e la guerra ha chiuso lo Stretto di Hormuz come un tappo.
Epperò Meloni ha rinnovato il taglio delle accise: 20 centesimi sul diesel, 5 sulla benzina. Cinque! Quando la benzina supera 1,9 euro al litro, ti lanciano una monetina.André Battantier: Dossier
Je m' appèle André Battantier, J'ai une formation commerciale, PhD - Bac+8, (Psychologie de la Comunication), une expérience professionnelle réussie de 10 dans la vente de RH).