Il Quirinale comunica che, per un disguido tecnico nell’impilare le pratiche, il Presidente Mattarella ha firmato la grazia a Beatrice Venezi e, con decreto immediatamente esecutivo, nominato Nicole Minetti direttrice artistica del Teatro La Fenice.
Ora, chi conosce il Presidente sa che si muove con la cautela di un funzionario che ha studiato da mummia. Eppure, l’errore più spettacolare della storia repubblicana si consuma proprio al Colle.Una grazia che piove su Venezi, che a quanto pare stava scontando una pena per aver diretto l’inno di Mameli in 7/8 spiegando ai giudici che “lei ha in mente il vero inno e che Mameli era solo un raccomandato”.
E la Minetti alla Fenice. La Minetti. Il teatro che fu di Maria Callas affidato a chi ha fatto della politica il più riuscito spin-off di “Beautiful” mescolato a “Gola Profonda”.
Dicono che il Quirinale si sia accorto della svista quando un usciere ha visto il programma di sala: “La Traviata” con DJ set nell’intervallo e consulenza odontoiatrica gratuita per i primi cento abbonati minorenni.
Questa è l’Italia: l’incapacità di distinguere un’aula bunker dal palcoscenico. Una Repubblica in cui una svista può trasformare chi maneggiava festini in mecenate, e chi scambia la bacchetta con lo scettro dell’autostima in vittima di Stato.
E il garante delle istituzioni, l’uomo che doveva fermare la mano, l’ha posata distrattamente su una pila di carte senza occhiali. È la rivincita del caso sull’autorevolezza, l’inciampo che ci rende una barzelletta del mondo.
La tragedia non è la Minetti che spiega a soprani e orchestrali “la centralità del sorriso e la bocca a bucio di culo di gallina”. Non è la Venezi che concede udienze ai cronisti raccontando di essere perseguitata dai “poteri forti del metronomo e dagli invidiosi orchestrali”.
La tragedia è che domani il presidente farà una conferenza stampa, chiederà scusa con signorilità, e tutto sarà dimenticato.
Intanto alla Fenice si prova. Voci di corridoio dicono che il nuovo allestimento del “Don Giovanni” preveda un Commendatore che risorge dal bunga bunga.
Da oggi, quando sentirò “Va’, pensiero”, penserò solo a quanto siamo caduti in basso.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, Mip Lab, 4/26)
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