27 avr. 2026

LA FEDELTA' CIECA (non paga)

L’America per decenni ha fatto l’arbitro e il banchiere. Oggi, per fortuna, lascia gli altri al loro destino. Noi europei abbiamo delegato tutto: energia, sicurezza, futuro. Siamo in panchina, paghiamo il biglietto, e non decidiamo mai la formazione.

Nel frattempo Washington scarica i costi: dall’Europa al Golfo, dal Giappone alla Turchia. Le guerre non sono impazzimenti della storia, servono a tenere il mondo in un equilibrio precario, così nessuno impara a camminare con le proprie gambe. La fedeltà, ragazzi, non sempre ripaga. E se l’Europa non si sveglia, un giorno ci troveremo a partita già persa. Se già non lo è.

In Alaska, Usa e Russia si sono spartiti il campo senza tanti complimenti: mano libera a Trump in Medio Oriente, mano libera a Putin in Ucraina. L’obiettivo comune, nemmeno troppo nascosto, era uno solo: indebolire gli europei.

E intanto, come sempre, la lobby degli affaristi israeliani e americani fa affari d’oro. Accanto a loro, fanno soldi a palate i soliti noti russi e, con ancora maggiore impunità, gli ucraini. Il copione è identico dappertutto: le élite si arricchiscono, i popoli pagano. Anche in Europa, s’intende.

Ma la radice del disastro è più profonda, e racconta di una cecità che abbiamo coltivato come un vizio. Sono gli Stati Uniti ad aver raggiunto il punto di rottura del loro sistema socio-economico. Non è colpa dell’ultimo arrivato, Trump il pazzo. È il sistema.

E il guaio enorme per noi europei è che siamo completamente complici di quel meccanismo immondo. Noi abbiamo un disperato bisogno di risorse che non abbiamo in casa, per mandare avanti il nostro benessere consumistico e affaristico.

Ecco perché ci inventiamo guerre, pretesti umanitari, missioni di civiltà: per conquistare territori altrui, o per spingere qualcun altro a farlo, salvo poi puntare il dito e gridare allo scandalo.

L’Europa è miope due volte. Non vede che il mondo è già cambiato, che l’ordine unipolare è finito, e che noi siamo rimasti aggrappati a un’idea di Occidente che non esiste più.

E non vede la trappola in cui è caduta: aver delegato la propria anima strategica a un alleato che oggi ci tratta come un costo da scaricare.

Bruxelles discute di regolamenti e percentuali, mentre i grandi giocatori si spartiscono il pianeta.

Non abbiamo più voce in Medio Oriente, non contiamo nulla nei rapporti tra Washington e Mosca, non abbiamo una politica energetica che non sia quella di pagare più caro il gas altrui.

Siamo una periferia ricca e smarrita, che pensa ancora di poter comprare sicurezza e influenza con l’obbedienza. Illusi.

Basterebbe mettersi, per un momento, dalla parte dei giudici obiettivi. E guardare il tavolo da gioco con occhi sgombri.

Scopriremmo che la fedeltà cieca non paga, che i valori sbandierati sono spesso un paravento, e che il futuro non si costruisce delegando ad altri la propria sovranità.

Finché non avremo il coraggio di un’autonomia vera, di una difesa comune, di una politica estera che non chieda il permesso a Washington, resteremo quello che siamo oggi: uno spettatore privilegiato in un mondo che corre, mentre i padroni veri giocano a dadi con la nostra pelle.

Forse un giorno ci sveglieremo. O forse la partita è già persa.

(A. Battantier, Italien Néandertalien, 4/26)


#italiennéandertalien



26 avr. 2026

LETTERA A FIANO

Fiano caro,

il 25 aprile, festa della Liberazione, tu piangi sui social perché la Brigata Ebraica è stata giustamente sbattuta fuori dal corteo di Milano.
C’erano bandiere israeliane, bandiere USA, foto dello Shah. In un corteo antifascista.

E tu ti lamenti che vi hanno insultato.
Uno ha urlato “saponette mancate”, e LA 7 ti chiede della notizia. Ma è una notizia?
È pericolo antisemitismo la stupidaggine di uno solo? Buffoni.

Non hai condannato Netanyahu, Fiano. Non una volta. E pretendi il tappeto rosso.
Lo stato che difendi sta compiendo un genocidio, l’hai visto?
Ventimila bambini massacrati.
Tu piagnucoli: “Sono di cattivo umore”. Pensa ai bambini, Fiano. Pensa a Gaza, a Rafah, alla Cisgiordania.

La verità è sotto gli occhi di tutti, ma c’è chi decide di non vedere, non sentire, non parlare.

La Brigata aveva annunciato che non avrebbe partecipato.
Poi la tentazione di provocare è stata troppo forte, ovviamente per assicurarsi il ruolo di vittime.

Sembra che improvvisamente la gente sia insorta contro gli ebrei.

Ma se insieme alle bandiere avessero scritto “condanniamo Netanyahu e le sue nefandezze”, sarebbero sfilati tra il clamore del popolo.

Invece no.
E il presidente dell’ANPI Pagliarulo ha confermato: hanno violato gli accordi.
Sono stati cacciati giustamente, perché davanti a un genocidio sono stati in silenzio.

Vengano il prossimo anno, dopo aver preso ripetizioni di storia.

Fiano, vai a sfilare in Libano o a Gaza.
Se per cinquanta edizioni non è mai successo nulla, e proprio oggi il corteo è stato bloccato, una domanda Fiano te la fai? No, preferisci piagnucolare sui social.

La polizia ha fatto bene, per una volta.
Ordine pubblico in un giorno delicato.
E tu parli di insulti?
Ma sai cosa fa Israele in questi mesi?
Non si provoca un corteo che celebra la Liberazione dal fascismo con bandiere che evocano morti innocenti.
Come puoi non vedere?

Fiano caro: smettila di fare la vittima. Israele, il governo Netanyahu, è il primo nemico di tutte le brave persone di religione ebraica.

Il popolo italiano l’ha capito: l’uccisione di una popolazione civile ha il nostro sostegno unanime. Basta.

Basta con due pesi e due misure.
Se domani gli ebrei residenti in Italia prendessero le distanze da Netanyahu e organizzassero manifestazioni in quel senso, vedrebbero milioni di italiani con loro.
Ma no, si preferisce sventolare la stella di David mentre cadono le bombe.

E allora, Fiano, fatti la domanda e datti la risposta. La gente non ne può più. Smettila di recitare la sacra vittima.

Non sei perseguitato: sei solo uno che ha portato il simbolo sbagliato alla festa sbagliata, e ora si lamenta perché nessuno gli ha offerto il vino.

Un po’ di autocritica.
Ripeto: vai a Gaza, vai in Libano, e poi torna a parlare.
Il prossimo anno, se proprio vuoi sfilare, vieni con lo striscione: “Mai più genocidi, da qualunque parte”. Vedrai che applausi.

(Italien Néandertalien, 4/26)

#italiennéandertalien

IL GUSCIO DELLA NOCE: QUANDO IL DIALOGO È IPOCRISIA

Prendete la parola "dialogo", posatela sul tavolo controluce.

Che bella trasparenza, sembra vetro di Murano.

Un guscio di noce perfetto, epperò qualcuno ha già mangiato il polposo frutto ed ora lucida l'involucro col panno della virtù.

“Noi crediamo nel dialogo” dice il ministro Tajani, e intanto firma accordi con chi pratica genocidio come fosse fitness.

“Loro sono due milioni di nemici. Anche i neonati sognano di ucciderci”.
Poi, con lo stesso tono da giuramento, si sussurra:
“Dobbiamo dialogare”.

In quale lingua, esattamente, se l’altra voce per loro è solo terrorista (o patriota, secondo l’Aia). Dipende da chi scrive il vocabolario.

Domanda da nulla: se un cecchino va a pesca nella tonnara di Gaza ed uno resiste all’occupazione, chi dei due sta dialogando?

Risposta: Le parole hanno il permesso di soggiorno, le persone no.
È scritto nelle note a piè di pagina del nuovo cessate il fuoco.

La parola “dialogo” è un ombrello bucato. Sotto, passano gli aiuti col contagocce, i camion controllati sei volte, i malati che aspettano un permesso di cura come fosse un miracolo. Sotto, non passano i giornalisti, non sia mai che un negoziato assomigli a un fatto verificabile.

Il Board of Peace è una sala riunioni con sedie nuove.
Degli ottomila soldati indonesiani nessuna traccia: a Gaza avrebbero avuto compiti di supporto, ingegneria e assistenza sanitaria.
Ma sono stati messi in "pausa" per questioni economiche e logistiche.
Dei 71 miliardi promessi resta qualche spicciolo sul fondo, come quando scuoti il salvadanaio e senti solo polvere di metallo.

Nessuno confessa di averlo già svuotato. Intanto i miliardi veri, quelli trattenuti (6, dicono) dormono su un conto che paga interessi ai potenti mafiosi affaristi.

“Dialogare” è dire “aspettiamo” mentre la mappa si ridisegna con la matita e la gomma del più forte.

La pulizia etnica ha un suono sporco, allora la chiamano “ridisegno dei confini”, che fa tanto architettura.

Chi ripete “dialogo, dialogo” ci sta solo insegnando un nuovo vocabolo
per “fame”, offrendoci un piatto vuoto con sopra scritto “buon appetito”.

Quando qualcuno ti ripete una parola bella mentre ti chiude la porta in faccia, non sta dialogando. Sta solo lucidando il guscio della noce vuota.

PS
In una fotografia lo schifo dell'ipocrisia.

(A. Battantier, Italien Néandertalien, Mip Lab, 4/26)

#MIPLab




24 avr. 2026

NEL PAESE DEGLI SCERIFFI VINCE CHI PISCIA PIU’ LUNGO (Ma tanto lo Stato profondo americano non va in pensione con l’inquilino di turno. E l'Europa è un maggiordomo centenario che si scusa se il padrone gli sputa nel bicchiere)

Al Pentagono chi piscia più lontano vince l’appalto. Il nuovo mantra è “letalità”: la Difesa l’hanno ribattezzata Guerra, perché “difendere” sapeva di roba da debosciati e finocchioni.
Pete Hegseth, ministro della Guerra e aspirante crociato col tatuaggio “Dio lo vuole”, epura generali e ammiragli non allineati mentre bombarda l’Iran. Ma la sua vera missione è spodestare John Phelan, il miliardario della Florida con la moglie cheerleader e il piano delle super-navi “classe Trump”: corazzate più grosse di un ego presidenziale, 65,8 miliardi di dollari che fanno gola ai nuovi padroni dell’industria bellica, Palantir, Andurill, quelli che vogliono sottomarini hackerabili, droni naviganti e intelligenza artificiale, mica vecchie cianfrusaglie d’acciaio.
Così il tycoon in canottiera fa fuori il tycoon in scarpe da barca, mentre i giornali si chiedono se Trump sia clinicamente suonato. Un neurologo britannico insinua che serva una valutazione urgente. E Trump s’incazza: “Babbeo a me? Ma se li ho ridotti in macerie!”.
Del resto suo padre palazzinaro gli dava dell’imbecille a Dodo, qualunque cosa facesse, e lui è cresciuto con l’ansia di dimostrarsi cattivo e spietato.
Ma non fatevi abbindolare: che al comando ci sia un demente, un gangster o un elegante gigione alla Obama, la musica non cambia. Lo Stato profondo americano non va in pensione con l’inquilino di turno. Bloccare il commercio mondiale del petrolio e strangolare chiunque non stia al guinzaglio è lo scopo dichiarato della guerra in Iran, come già in Ucraina, in Venezuela, e minacciando la Groenlandia. Ai piani alti sognano una bella guerra nucleare tattica, in Europa o in Medio Oriente, purché le bombe non cadano sul suolo americano.
Intanto l’Europa? è un maggiordomo centenario che si scusa se il padrone gli sputa nel bicchiere. Guardate l’Italia. La premier sale lo scalone di Palazzo Madama e dice: “Spese militari? Faremo una riflessione politica. Casomai chiedetelo a Conte e al suo Superbonus”.
Poche ore dopo sussurra a Nicosia: “Non è una priorità, dobbiamo dare risposte ai cittadini”. Che vuol dire? Che la guerra affama l’economia, l’energia costa un occhio della testa, e se chiediamo altri soldi per i cannoni la gente ci prende a forconi e calci in culo nell’anno elettorale. Ricordo, a tale proposito che, entro la fine di quest’anno, l’Italia è destinata a superare la Grecia come Paese più indebitato dell’Unione europea; il bello è che è in consegna la prima trance con la quale noi cittadini italiani, da soli, regaleremo 11 miliardi in due anni (2026-2027) all’Ucraina.
Così il governo pietosamente si impantana: ha firmato alla Nato l’impegno di portare la spesa militare al 3,5% del Pil entro il 2035, ma adesso frena, sperando che Trump non se ne accorga mentre bombarda lo Stretto di Hormuz.
La tragedia è che l’unica paura non è la guerra, ma l’umore del padrone. Fonti qualificate tremano: “Se il Commander-in-Chief scopre che non rispettiamo i patti, chissà come reagisce”. Già, perché l’unico orizzonte di sovranità è riuscire a dire “no” senza essere smerdati e bastonati in diretta tv.
L’Europa intera è così: sospende il Patto di Stabilità non per finanziare ospedali, ma per pagare bollette impazzite dopo i bombardamenti su Teheran. Il presidente del Consiglio parla di “coraggio, apertura ed efficienza” e propone di scorporare le spese energetiche, mentre l’economia tedesca tossisce e i parsimoniosi del Nord si chiudono a riccio.
Ma nessuno ha il coraggio di alzarsi e dire: “Trump, questa guerra la combatti da solo”. Siamo una fila di sudditi con la valigia pronta, pronti a leccare la mano che ci schiaffeggia.
L’imperialismo americano fabbrica nemici, finanzia carnefici e vi fa sentire colpevoli se non applaudite o semplicemente osate storcere il naso per un cristo di gesso fracassato.
Nel frattempo, Hegseth epura donne, afroamericani e chiunque osi sussurrare “woke”. Perché la missione è duplice: profitti per i mercanti di droni e purezza culturale. E mentre i colossi tech vestono la divisa mimetica, l’Europa arranca, offrendo basi, comprando gas liquefatto a peso d’oro e recitando la preghierina atlantista. Europa che pena mi fai!
L’unica speranza è che nel profondo delle forze armate americane ci sia ancora qualcuno con un briciolo di onore, che finora ha impedito a Strumpamore di premere il bottone nucleare tattico. Senza quel freno saremmo già tutti cenere. Che pena (2!): imploriamo la pietà dei generali per non finire arrosto.
Intanto, a Roma, l’unica battaglia politica è se usare Sigonella o no. Salvini tace (ormai ha il nuovo abbonamento Sky pagato dai contribuenti), Meloni nicchia, Crosetto sbuffa. L’Italia del “coraggio”, in linea con la Nazionale.

(A. Battantier, Italien Néandertalien, 4/26)

TEMA: COM’E’ POSSIBILE? (Il male estremo non ha bisogno di anime dannate, gli basta l’assenza di pensiero, o il pensiero di essere il popolo eletto)

Come può un popolo che ha sperimentato sulla propria pelle la malvagità assoluta, diventare carnefice per altri?

Gerusalemme, 1961. Dentro una gabbia di vetro c’è Adolf Eichmann, l’uomo che organizzò la deportazione di milioni di ebrei. Hannah Arendt Si aspettava un mostro. Trovò un impiegato qualsiasi, con l’ossessione per le parole d’ordine e l’incapacità di guardare in faccia le conseguenze dei suoi atti. Non era un pazzo, non era Satana: era un uomo mediocre che aveva semplicemente smesso di pensare. Lo chiamò “la banalità del male”. Ecco il primo mattone della risposta: il male estremo non ha bisogno di anime dannate, gli basta l’assenza di pensiero, o il pensiero di essere il popolo eletto.

Una comunità perseguitata, umiliata, ridotta a niente. Dentro quella comunità brucia un dolore gigantesco, un trauma che non si cancella. Chi è stato vittima impara una lezione avvelenata: il mondo è una giungla, per sopravvivere bisogna diventare più forti dei propri carnefici. È un meccanismo psicologico semplice quanto spietato: come il ragazzo che a casa prende botte dal padre e a scuola diventa il bullo del più debole. Non è una scusa, è una spiegazione. E la spiegazione rende tutto ancora più inquietante.

Quando un popolo si convince di avere un diritto speciale alla vendetta o alla difesa a ogni costo o, peggio, all’elezione divina, perfeziona la sua ideologia: “Noi abbiamo sofferto più di tutti, quindi siamo i prescelti; gli altri sono nemici da schiacciare”.

Ed è qui che scatta la fabbrica del male. Dentro quella fabbrica ogni persona è un ingranaggio, ogni ordine diventa legge, e le vittime di ieri diventano i burocrati dell’orrore di oggi, senza più chiedersi: “Cosa sto facendo?”. È successo nella Storia, e sta succedendo in questi anni, ora.

Il male è un vuoto dell’anima, un deserto dove non cresce più la domanda “perché?”. Sopravvivere alla malvagità non rende automaticamente migliori. E la nostra umanità può andare in pezzi se smettiamo di esercitare la facoltà più importante che abbiamo: giudicare con la nostra testa, uno per uno, anche contro il gruppo, anche contro chi dice: Dio lo vuole, siamo il popolo eletto.

La malvagità dai mostri, ma anche dalle persone comuni che rinunciano a pensare.Quella è la banalità più spaventosa di tutte.

(A. Battantier, Memorie di un adolescente, Mip Lab, 2/26)


#memoriediunadolescente

22 avr. 2026

UN SOLERTE PROPAGANDISTA DI REGIME

Meloni risponde al conduttore TV russo che l'ha insultata: "un solerte propagandista di regime".
Sentitosi chiamato in causa, lesto le risponde Bruno Vespa: "Eccomi, agli ordini Madame!".
Penso poi al presidente Mattarella, quando ha paragonato la Russia di Putin al Terzo Reich. Sorrido.

(Italien Néandertalien)

#italiennéandertalien 

EUROSTAT STIMA DEFICIT/PIL ITALIA AL 3,1%: MA VA’!!?

Eurostat, da Bruxelles, ci comunica deficit al 3,1%.

Hanno passato tre anni a dirci che avevano abolito la povertà e le tasse, e ora scopriamo che la pressione fiscale è salita al 42,8%.
Il livello più alto dal 2015, per chi ha la memoria corta o il portafoglio bucato.

Non è colpa del destino cinico e baro.
È colpa di chi ha promesso il "più soldi in tasca agli italiani" e poi ha firmato l'aumento delle accise e lasciato marcire gli stipendi.
il gioco è farti credere che il 3,1% sia un voto in pagella che hai preso TU. "Oh no, l'Italia ha il debito più alto dopo la Grecia!".

Le strade sono distrutte, le scuole cadono a pezzi. È questo il vero debito. Il debito che abbiamo con i nostri polmoni e la nostra schiena, non solo quello verso un fondo tedesco. Liste d'attesa da Terzo Mondo.
Vai in ospedale per una gastroscopia, prenoti oggi per il 2029.

E intanto Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia fanno i verginelli con la faccia seria: "Dobbiamo rispettare i parametri!". I parametri li rispettiamo noi, con le emorroidi sulle sedie rotte degli uffici pubblici.

Dicono "Abbiamo ridotto le tasse". Forse la tassa sul possesso di unicorni o di diamanti grezzi. Perché la benzina, il gas e il cibo non hanno letto questo comunicato stampa. Hanno aumentato tutto per far felice l'Europa, e l'Europa ora ci dice: "Bravi, avete fallito lo stesso ma siete secondi solo alla Grecia!".

Il PIL sale? No.
Il debito sale? Sì.

La gente muore di vecchiaia aspettando una risonanza magnetica. Siamo noi che pagheremo (paghiamo!) questo debito spazzatura.

Ci viene impedito di aggiustare un tetto scolastico, ma per comprare carri armati i soldi si trovano sempre nel divano della Ragioneria dello Stato.

Ma tanto tutto questo Giorgetti lo sa. Meloni lo sa. E’ che non gliene frega niente.

(A. Battantier, Italien Néandertalien)

#italiennéandertalien

21 avr. 2026

1188 ("Esigenze del signor Ministro")

1.188 euro. È il prezzo del sogno di un uomo solo, al comando del Ministero dei Trasporti, che non poteva perdersi il fuorigioco di Leão.

Un capo politico che si fa passare Sky Calcio sul conto dello Stato come fosse la cancelleria. La motivazione? "Esigenze del signor Ministro". 

"Vetrina + Sport + Calcio". Gentile sono dei contribuenti al Ministro delle Infrastrutture. 

E quale infrastruttura è più critica per l'Italia del collegamento satellitare tra un divano ministeriale e San Siro? I ponti crollano, ma il segnale in 4K sul gol di Pulisic, quello no. Quello è garantito dalla Costituzione.

Una bugia fa il giro del mondo prima che la verità abbia messo le scarpe. 

E Salvini, ieri, ha fatto il giro degli uffici ministeriali in ciabatte per fotografarsi mentre lavorava. Peccato che la tivù fosse accesa su Sky Sport. La verità, quella sì, era in bella vista nello specchio riflesso del suo stesso video.

L'ha diffuso LUI il video. Capite la potenza dell'autogol? Non c'è bisogno di dossieraggi segreti. È il Ministro che dice: "Guardate, ho le prove che sto guardando la tivù con i vostri soldi mentre dovrei firmare le carte per il Ponte fantasma sullo Stretto". È come se un ladro, scappando, postasse una storia Instagram col bottino.

Salvini farà un sondaggio su Instagram: "Chi mi dà ragione? ❤️ Io 🖤 Le tasse". E vincerà il cuore, che nel suo caso, è a forma di culo. 
 
(A. Battantier, Italien Néandertalien, 4/26)

#italiennéandertalien 

IL TEOREMA DI TAJANI (Ministro, e le ossa vere? Ci vuole molto meno coraggio a scrivere una nota di protesta per un sacrilegio che a fermare un genocidio)

Il Teorema di Tajani prevede la capacità di vedere un dito marcio a chilometri di distanza mentre si inciampa in una Luna fatta di corpi umani. Qui non si tratta di essere atei o credenti. Si tratta di non essere ipocriti. Il Ministro Tajani si è svegliato stamattina indignato per il naso rotto di una statua. Lodevole. Ma la domanda è: Ministro, e le ossa vere?
Nel Libano occupato un soldato israeliano un Gesù di gesso. Apriti cielo! Telefonata a Gerusalemme! Gideon Sa'ar si scusa, dice "Oh mamma mia, gesto vergognoso, contrario ai valori". E Tajani si placa.
Valori? Quali valori? Quello di contare i chiodi sulla croce di gesso ma non i sacchi bianchi che contengono bambini smembrati? È la difesa dell'iconografia, non dell'etica. È la teologia del souvenir!
Da una parte c'è un selfie blasfemo. Dall'altra c'è Gaza. La Luna, per restare in metafora. Una Luna di polvere e silenzio dove 20.000 bambini non piangono più. Per le bombe, i cecchini, per la fame.
Il Governo italiano, campione di sensibilità etico-religiosa, ha scoperto l'acqua calda: rompere le statue è male, brutto! Grazie al cielo c'è Tajani a ricordarcelo. Peccato che la Corte Penale Internazionale non abbia il suo numero di telefono quando si parla di crimini di guerra. Per quelli, il telefono è sempre occupato a mandare armi.
Tajani è affetto da una miopia selettiva galattica. Vede il graffio sulla cornice ma non il buco nero al centro del quadro. Ci si commuove per il calco di un martirio di 2000 anni fa per non dover affrontare il martirio in diretta streaming di oggi. Ci vuole molto meno coraggio a scrivere una nota di protesta per un sacrilegio che a fermare un genocidio.
E mentre Tajani si complimenta con Sa'ar per la "severa indagine" su chi ha preso a calci il sacro gesso, si continuano a contare i corpi estratti dalle macerie con le mani. Se questa è civiltà cristiana, allora dio m'è testimone che preferisco la compagnia dei cani randagi di Gaza. Almeno loro, quando abbaiano, lo fanno perché hanno fame. I nostri governanti abbaiano per un dito rotto mentre una luna intera viene oscurata.
La prossima volta che sentite parlare di "valori offesi", chiedetevi: "E il resto? Che fine ha fatto il resto?" Se Dio ha uno sguardo, come dicono, quello sguardo oggi non è su una testa di gesso nel fango del Libano. Quello sguardo è su un bambino di Rafah che, silenzioso, guarda la sua ciotola vuota. Ed è uno sguardo che i Tajani di questo mondo si rifiutano categoricamente di incrociare. Preferiscono guardare il dito. Fa meno male, fa più notizia, e soprattutto, non fa perdere voti (ma spero sempre che ne perdano moltissimi).
(A. Battantier, Italien Néandertalien, Mip Lab, 4/26)

#MIPLab 




20 avr. 2026

LA SIGNORA DEL CANOTTO (Che fine ha fatto la Rivoluzione Sovranista dei Patrioti?)

Avete presente L'urlo di Munch? Sostituite il ponte con lo Stretto di Hormuz, il cielo infuocato con un dazio di Trump al 40%, e il tizio che urla con Giorgia Meloni aggrappata a un canotto sgonfio marca "Sovranità 2.0". È l'immagine del governo italiano, aprile 2026. Altro che "Fase Due", qui siamo alla fase del "chi cazzo ha staccato la spina?".

Ora, galleggia con un canotto bucato nel bel mezzo dello Stretto di Hormuz, mentre la benzina schizza a cinque euro al litro e i suoi ex amici americani le rispondono al telefono con una risata agghiacciante registrata. Lei diceva: "Io non galleggio". Puoi anche agitare le braccine e gridare "Dio, Patria e Famiglia", ma se intorno c'è l'acqua alta e lo scenario internazionale è scritto da un Dodo sotto anfetamine, il galleggiamento non è strategia politica, è principio di Archimede: Un corpo immerso in un governo riceve una spinta dal basso pari al peso del cazzeggio spostato.

Una signora voleva cambiare l’Italia. Si svegliava presto, beveva il caffè e scriveva sui social: "Fase Due". Dice la Signora: "Non sono qui per galleggiare". Ma caro Presidente, con tutto il rispetto, a volte il destino è beffardo.

E l’economia? Il PNRR è finito. Come il vino a una festa di matrimonio alle tre del mattino. Rimangono i bicchieri sporchi e un forte mal di testa. L’FMI suggerisce prudenza. Il governo risponde abolendo un’accisa sulla carta igienica. Gli ultimi spicci del PNRR li hanno usati per comprare le risme di carta per scrivere la Legge Elettorale. L'unica riforma sopravvissuta. È una pianta grassa che cresce solo perché concimata dalla paura di Salvini e Tajani di perdere il vitalizio. La stanno scrivendo con la stessa gioia con cui si redige un testamento. Salvini non la vuole, Tajani neppure, ma nessuno ha il coraggio di alzarsi dal tavolo perché, si sa, la pensione dei parlamentari scatta solo il prossimo aprile. Ed è più facile governare un paese allo sbando che rinunciare all’assegno vitalizio.
"Non toccate il premierato! Non toccate la Giustizia! Governare un paese allo sbando è faticoso, ma rinunciare a 5.000 euro netti al mese per aver fatto il tappezziere in commissione Trasporti? Quello è eroismo da partigiani."

Andiamo a Parigi dai "Volenterosi". Ma come? Fino a ieri Macron era un mangia-baguette con la sciarpa, oggi è diventato il bagnino? "Monsieur Macron, la prego, mi passi un salvagente." Ora è diventato l’unico appiglio, perché di là dall’Oceano c’è un altro che sposta portaerei con l’umore di un influencer capriccioso.

La diplomazia sotterranea è attiva, dicono a Palazzo Chigi. Immagino: tubi di metallo che passano sotto l’Atlantico con messaggi in codice scritti a mano da Giorgetti. Nel frattempo, a Washington, Dodo (con il quale i rapporti sono ai minimi storici) sposta portaerei per dispetto; tu gli mandi messaggi in codice con Giorgetti, che infila un bigliettino in un tubo di metallo che attraversa l'Atlantico. "Caro Donald, ti prego rispondi. Firmato: L'Italia che non conta un cazzo se non come parcheggio per la Sesta Flotta".

E in patria? La manifestazione sulla "remigrazione" a Milano. Piazza Duomo deserta. C'erano più piccioni che leghisti (accorsi i primi per cacare sui secondi).

Forse il miracolo economico arriverà da Baku. Forse i dazi si scioglieranno come neve al sole. Lei continua a fissare l'orizzonte da prua. Spera nel miracolo di Baku, spera nei dazi sciolti. Ma la verità, Signor Presidente, è che la barca non va da nessuna parte. È solo sopravvivenza. O forse, più semplicemente, siamo tutti sulla stessa zattera. Con lei a prua, che fissa l’orizzonte sperando che l’acqua non le bagni i piedi. Non è governo, è sopravvivenza. E in Italia, si sa, è già qualcosa.

(A. Battantier, Italien Néandertalien, 4/26)

#italiennéandertalien
#stephenstadif



19 avr. 2026

DONATO TROMBETTI E LA CURA A BASE DI LSD

La prima sperimentazione clinica italiana su un essere umano con uno psichedelico è avvenuta a Chieti a inizio febbraio 2026; il nome del paziente è Donato Trombetti. Donato ha visto il Mistero. Ha aperto le porte della percezione, ha fissato l’abisso e l’abisso gli ha offerto un caffè corretto. Nel frattempo, a Washington D.C., un altro signore molto più arancione e molto meno avvezzo all’introspezione, ha deciso che l’LSD va bene, ma solo se serve a far ripartire l’economia dell’ego.

Leggere che Donald J. Trump firma un ordine esecutivo sulla ricerca psichedelica per la salute mentale è come sentire che l’Orco delle Fiabe ha aperto un centro benessere vegano per le bambine che vuole mangiare (per non dire altro!).

Cosa spinge un uomo che ha passato la vita a fotografarsi l’anima con il grandangolo del narcisismo a finanziare la roba che ti fa vedere i peli del naso di Dio?

La risposta è semplice: lo fa per sé stesso. Lui è il primo candidato. Il Paziente Zero dell’esperimento "Salviamo il Salvabile".

L’ordine esecutivo parla di "affrontare la crisi della salute mentale".
Trump è l’incarnazione ambulante della crisi della salute mentale.

È un uomo il cui Ego ha un proprio codice fiscale e un appartamento più grande del vostro.

L’unica spiegazione sensata è che Dodo si sia svegliato una mattina, abbia visto il riflesso del suo stesso broncio allo specchio e si sia detto: "Forse, forse se prendo un acido, smetto di credere che il sole sorga solo per illuminare la mia pettinatura.

Immaginate la scena. C’è Trump, seduto in una stanza ovale tutta foderata di moquette beige e ritratti di sé stesso. Entra Robert Kennedy Jr con una fiala di LSD-25 ed esclama vigorosamente e dice: "Amico, è una roba PAZZESCA".

Un uomo di 80 anni, con la maturità emotiva di un moccioso viziato di 3 anni, decide di risolvere il traffico nel suo cervello con un cacciavite chimico.

Io ci vedo un’ironia suprema. Un uomo che ha costruito una carriera sulla certezza granitica di avere sempre ragione, che non ha mai avuto un dubbio in vita sua perché il dubbio è da sfigati, si affida all’unica sostanza che ti fa dire: "Ehi, magari la proprietà privata non è l’unica risposta al senso della vita. Magari siamo tutti polvere di stelle che si fa le pippe."

Attenzione: non è una svolta culturale. È la ricerca di una stampella chimica per un ego con la scoliosi.Chissà, forse Dodo non ha mai preso droghe, a parte whisky, tabacco, qualche pilloletta da usare con le bambine e le prediche del pastore. Ma se questa roba può curare la convinzione di essere il Presidente migliore prima di George Washington e il suo cavallo, allora benedico la sua svista chimica.

Mentre il mondo dei Grandi Faraoni arancioni cerca nelle allucinazioni la verità, in Italia, a Chieti, Donato Trombetti ha capito che il problema non è la realtà che si sgretola. Il problema è chi crede di poterla comprare tutta intera con 50 milioni di dollari e una firma fatta con l’inchiostro simpatico della vanità.

(A. Battantier, Italien Néandertalien, 4/26)


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COM'È CAMBIATO IL MONDO DEL LAVORO (Cosa è migliorato? Quali garanzie? Quali possibilità?)

La confessione della mia amica Doriana Goracci non è un semplice ricordo aneddotico; è un reperto archeologico di una civiltà del lavoro che il capitalismo ha seppellito sotto le macerie della precarietà.

La frase che mi ha colpito non è il dato tecnico della pensione a 57 anni, ma quella sensazione quasi di "vergogna" provata nel raccontare la propria uscita.

In un sistema bacato che oggi santifica la fatica infinita e malpagata, chi ha beneficiato del residuo storico del compromesso keynesiano si sente quasi un ladro, un privilegiato immeritevole.

Ciò che è cambiato è la natura stessa del patto sociale. Nel 1973, quando Doriana entrava alla Banca Commerciale Italiana, vigeva ancora l'idea che il lavoro fosse un percorso di accumulazione di diritti e non di mera sopravvivenza.

La possibilità di scegliere il part-time non era, come lo è oggi, una trappola di sotto-occupazione e povertà pensionistica, ma uno strumento di conciliazione vitale in un quadro normativo rispettato.

Era l'epoca in cui il capitale, per garantirsi la pace sociale e la domanda interna, accettava un costo del lavoro che includeva la vita fuori dall'ufficio.

Oggi il paradigma si è ribaltato. Il "part-time" è la metafora perfetta di un capitalismo predatorio senza regole. Non è più una scelta di libertà per essere "oltre che impiegata anche madre", ma un'imposizione strutturale che riduce i contributi a tal punto da rendere la pensione un miraggio a 67, 70 o forse mai anni.

Un doppio conflitto mefitico avvolge oggi il mondo del lavoro:
l'ansia da prestazione continua (dover tornare a tempo pieno per sopravvivere) e l'angoscia del futuro negato (la "vera età per l'addio").

Questa è una forma di ingegneria sociale disciplinare. Rendendo il lavoro insicuro, intermittente e insufficiente a garantire la vecchiaia, si ottiene una forza lavoro docile e disposta a tutto, priva di quel potere contrattuale che Doriana e le sue colleghe potevano ancora permettersi di ignorare.

Cosa è migliorato?
Quali garanzie?
Quali possibilità?

Non ci sono miglioramenti reali, se non l'illusione tecnologica di essere sempre connessi a un lavoro che non finisce mai.

La "qualità della vita" è evaporata nel tempo rubato. La vergogna che lei prova è il sintomo di una società malata, dove la fortuna di essere nati in tempo per firmare un contratto degno viene percepita come colpa.

Oggi, invece di sentirsi in colpa per essere andati via a 53 anni, ci si dovrebbe vergognare di un sistema che costringe milioni di donne (e uomini) a scegliere tra la maternità e una busta paga sotto i 1.000 euro, con l'orizzonte di un lavoro eterno senza dignità.

(A.  Battantier, Memorie di un lavoro, Mip Lab, 4/26. Da una riflessione di Doriana Goracci)

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16 avr. 2026

MEGLIO PIANGERE IN BENTLEY CHE IN 500

Fatevi un giro a Kiev. La città delle meraviglie. Non solo cessi d'oro. È anche terza città in Europa per vendite di Bentley. Macchine che costano quanto un bilocale a Milano, ma con meno spazio per la spesa. 
Mentre i droni russi fischiano in cielo, c'è chi sceglie se prendere la Continental GT color "argento pallottole vaganti" o la Bentayga con i sedili riscaldati, perfetti per quando salta la corrente.

E dall'altra parte, qui da noi, a Roma, abbiamo Giorgiadomyr Melonensky. 
Dopo essere stata scaricata da Donald Trump ("Sono scioccato, pensavo avesse coraggio"), si è aggrappata all'unico "amico" che le è rimasto: Volodymyr Zelensky. 
Ha fatto la sua scelta: meglio piangere in una Bentley presa a noleggio con i soldi europei che in una 500 presa a rate con lo stipendio da premier.

E che amicizia. 
Lei, Giorgia, lo chiama "il mio amico Volodymyr. Lui la ringrazia per la "leadership". 
Quella di chi, mentre tu annaspi, ti guarda e dice: "Puoi fare di più! Dammi altri soldi, che la guerra non si paga da sola".

Intanto, un audit del Congresso americano ha appena rivelato uno scandalo di corruzione da 100 milioni di dollari nella cerchia del nostro caro amico Volodymyr. Tangenti, appalti gonfiati, soldi spariti nelle tasche di ex soci d'affari e ministri ora ex.

Mentre l'Ucraina si trasforma nel paradiso dei call center per truffare i pensionati europei, l'amico Volodymyr ha anche un sogno nel cassetto: una mega stazione sciistica sui Carpazi da 1,5 miliardi di dollari. 41 piste, 25 hotel da 5mila camere. Un gioiellino. Peccato che a finanziarlo siano anche quei fondi che dovrebbero servire a ricostruire il paese.

Del resto lui fa quel che gli riesce meglio, batte cassa. Sempre. In continuazione. "Altri 90 miliardi!". "Servono per la libertà!". Libertà di sciare, immagino. È un attimo confondersi.

Torniamo a Giorgia. Dopo il gran rifiuto di Dodo, che le ha detto in faccia che non è più "speciale", corre da Volodymyr, lo abbraccia e gli dice: "Produciamo droni insieme!". 
In fondo, se proprio dobbiamo essere i bancomat dell'Europa, almeno facciamoci dire "grazie" e costruiamo insieme i giocattoli che servono a prolungare il massacro.

L'Italia ha appena ordinato mille carri armati Lynx nuovi di zecca. È un cortocircuito mentale pazzesco 
"Sostenere l'Ucraina è una necessità strategica", ripete lei con lo sguardo fisso nel vuoto. 
Strategico come andare in guerra con un ombrello bucato, mentre il tuo presunto alleato ti volta le spalle. 
Strategico come finanziare chi, intanto, si compra auto di lusso e progetta resort da sogno.

A Giorgia piace giocare con le parole. 
Ha appena prorogato gli aiuti militari a Kiev fino a fine 2026, ma attenzione: nel decreto la parola "militari" è stata magicamente sostituita con "mezzi di difesa civile". 
Come dire: non ti sto dando una pistola, ti sto dando un attrezzo per aprire le noci. 
Peccato che l'attrezzo spari proiettili veri e che la Lega, ogni volta, storca il naso. 
Ma poi vota a favore. 
Perché in fondo, la coerenza è un optional, come i sedili in pelle sulle Bentley.

L'Europa versa miliardi che finiscono in un buco nero. 
Da quel buco nero, per una strana legge della fisica che ancora non capiamo, escono Bentley, stazioni sciistiche e droni. 
E noi, nel frattempo, a chiederci se la bolletta del gas la pagheremo mai meno di un rene.

Ci stanno prendendo tutti per il culo? 
Tra chi piange miseria e gira in Bentley, e chi dice di essere "sovranista" ma obbedisce a Bruxelles, la risposta è una sola: SÌ. 
Con la complicità di chi, come la nostra premier, ha fatto della confusione mentale un programma di governo.


PS
Cari ragazzi, se avete capito anche solo metà di questo casino, siete già più svegli di metà della classe dirigente europea. 
E ricordate: quando vedete una Bentley, chiedetevi sempre chi l'ha pagata. 
La risposta, spesso, è più sporca dei cerchioni dopo una giornata di pioggia.


(A. Battantier, Italien Néandertalien, Memorie di un adolescente, Mip Lab, 4/26)


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15 avr. 2026

LO SPECCHIO SBAGLIATO: NON CONDANNO NÉ CONDIVIDO: STORIA DI UN PAESE ALLA DERIVA

C'è una frase di Hegel che mi è sempre sembrata complicata, ma in fondo dice una cosa semplice: nessuno sa davvero chi è, se non si specchia negli occhi di qualcun altro. Il problema è scegliere lo specchio giusto. Il Presidente del Consiglio ha scelto di non specchiarsi nelle piazze italiane, nei volti di chi fatica a fare la spesa, ma negli occhi di un miliardario americano. Un uomo che, per quel che posso capire io, scambia la geopolitica per una di quelle vecchie puntate merdose di Jackass che davano su MTV. Quella roba lì, dove ci si tirava i carrelli della spesa addosso.

Dodo insulta il Pontefice, una cosa che avrebbe dovuto scatenare reazioni perlomeno colorite. E Giorgia? Dopo una mezza giornata di silenzio, degna del parente che alla prima della Scala non sa se applaudire o andare a prendere un caffè, ha detto: "Parole inaccettabili". Inaccettabili. Detto da chi per quattro anni ha subìto e assecondato tutto, sa un po' di minestra riscaldata.

Povera Giorgia. Credeva di aver trovato l'America, e per un po' ci ha creduto davvero. Ha rifatto il guardaroba, si è rifatta un po' la faccia, ha corretto l'accento. Peccato che dall'altra parte ci fosse un signore che, se gli chiedi dov'è l'Italia, ti risponde probabilmente: "Vicino alla Pennsylvania, no?".

Cosa ha fatto in questa legislatura? Ha galleggiato. L'arte di stare a galla nella corrente senza mai bagnarsi troppo. L'ha imparato osservando Berlusconi: "Abbi i media dalla tua parte". L'ha imparato da Renzi: "Rottama tutti, ma non ti fare rottamare". E ci è anche riuscita, per carità. 

Peccato che mentre studiava queste mosse da cortile, là fuori il Medio Oriente andava a fuoco. Aggressioni, bombe, cose da Tribunale dell'Aja. E lei, con la stessa espressione di chi assaggia un vino e non sa se è aceto o barolo: "Non condanno né condivido". Una bella frase. Perfetta per un pranzo di nozze, un po' meno per chi siede a Palazzo Chigi.

Certo, adesso qualcuno dirà che Dodo le ha tirato la ciambella di salvataggio. L'intervista al Corriere è stata un piccolo capolavoro di teatro Kabuki: lui dice "Meloni inaccettabile", e lei da Roma tira un sospiro di sollievo. Ecco, ora sono una martire. I cattolici si dimenticheranno che ho mandato le armi a chi bombarda i conventi. È la danza triste del sottoposto che ringrazia il padrone anche quando gli tira un calcio.

Ma qui sotto c'è odore di bruciato. E di fondi di caffè, di quelli che si leggono nei bar della Garbatella. Avete visto con che velocità la signora Schlein, l'oppositrice a corrente alternata, è corsa a difenderla? "Povera Giorgia, l'hanno insultata!". Apriamo gli occhi: PD e Meloni sono le due facce della stessa medaglia. Votano tutto insieme: armi, silenzi su Gaza, conti pubblici che si gonfiano come palloni aerostatici. E adesso? Ora ci rifilano il Reddito di Cittadinanza 2.0 scopiazzato dai 5 stelle, o forse gli aumenti agli statali. Con quali soldi? Domanda inutile. Con altro debito, fino alla prossima campagna elettorale.

È il Trasformismo. Giorgia si è svegliata con una bella doccia fredda e, dopo aver perso l'amico d'Oltreoceano, si è già rimessa il culo al sicuro, pronta per il prossimo atto.

Alla fine, sapete cosa mi ricorda tutto questo? Quelle storie di provincia dove uno pensa che indossare un vestito costoso significhi avere un'idea. Si svegliano tardi, e scoprono che il bulletto della scuola non le ha mai invitate al tavolo dei fighi; le usava solo per copiare i compiti in classe. Adesso sono lì, con la paglia che brucia e tre anni di accordi militari da spiegare con un comunicato stampa. Una figura barbina.

Spiegare la coerenza di questo governo? Forse non ce n'è bisogno. Basta guardare, e starsene un po' zitti. Che a volte, in questa Italietta, è l'unica cosa sensata da fare.


(A. Battantier, Italien Néandertalien, Memorie di un adolescente, Mip Lab, 4/26)


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12 avr. 2026

LIBANO, MINETTI E UN PRESIDENTE DA MANDARE A CASA (fa sparire le pene con un colpo di penna, i responsabili con un colpo di lingua)

Il Presidente non si scompone mai. Neanche quando concede una grazia segreta a Nicole Minetti, l’ex igienista dentale di Arcore. Firma il decreto, lo infila in un cassetto. Poi, quando lo scoprono, dice: «L’ho fatto per un parente minorenne gravemente malato».

La prossima volta che vostro zio viene beccato con le mani nella cassa, dite al giudice: «Mio figlio ha l’asma». E vedrete che Mattarella vi grazia all’istante.

Lui intanto descrive le guerre come fossero temporali estivi: «Tempesta di bombardamenti devastanti». Come se i missili cadessero per un capriccio dell’atmosfera. Un temporale non ha colpevoli. Chi lancia le bombe? Quello non lo dice. Il Libano non è sotto una tempesta: è sotto le bombe di qualcuno. Un nome, un governo, un esercito. Chiama le cose con il loro nome: «Israele bombarda il Libano».

Hai concesso la grazia segreta alla procacciatrice di ragazze per Berlusconi. La legge è uguale per tutti, tranne che per chi conosce le persone giuste. Se non le conosci, la tempesta la subisci sulla tua pelle.

Mattarella ha scoperto una nuova teoria giuridica: la grazia terapeutica. Commetti un reato, poi il Presidente scopre che un tuo parente è malato e puff! la pena sparisce. Bastano un nonno con l’artrosi o un cugino con il mal di denti. E intanto la gente muore in Libano. Ma l’importante è che la signora Minetti non vada in galera.

Ha firmato un pezzo di carta che cancella quattro anni di carcere a una donna che ha aiutato un ex premier a prostituire minorenni. Parla di bombardamenti come di un temporale. Non prende posizione. Sta lì, elegante, con la faccia da statua. È patetico: fa sparire le pene con un colpo di penna, i responsabili con un colpo di lingua.

La verità è che Minetti non è stata graziata per amore di un bambino, ma per amore del silenzio. E che il Libano non è sotto una tempesta, ma sotto il tallone di qualcuno. Il presidente ha paura di scontentare. Recita la parte dell’uomo equidistante, ma le sue mani sono sporche di firme segrete e omissioni.

Tacendo il nome del responsabile, si rende complice. Chi tace quando potrebbe parlare, approva. E l’approvazione silenziosa è la forma più ipocrita di consenso. Non è un uomo di pace: è un uomo di parole vuote, che ha paura della verità.

Allora riassumiamo: una grazia segreta a una condannata per favoreggiamento della prostituzione minorile. Per due mesi nessuno lo sa. Poi il Presidente dice: «L’ho fatto per un bambino malato». Se mio figlio ha l’influenza, posso chiedere la grazia? No, perché la Minetti ha amici potenti. E sul Libano tace. Per paura di offendere un alleato. È un codardo che nasconde le grazie e i colpevoli, che parla di tempeste per non dire «guerra». Fa il portavoce del nulla. E il nulla è il miglior alleato del potere.

(A. Battantier, Italien Néandertalien, 4/26)

#italiennéandertalien

GLI AEROPORTI SENZA CHEROSENE (Nonostante le rassicurazioni per il mese di maggio, l'estate 2026 rimane un'incognita. Il futuro è una coincidenza aerea saltata. L’impero americano sta tirando le cuoia in diretta streaming, e l’Europa è lì sotto che cerca di fare la respirazione bocca a bocca a un cadavere)

Il sistema aeroportuale italiano è col fiato corto. L’incognita dello stretto di Hormuz e le crescenti tensioni in Medio Oriente hanno innescato una crisi energetica senza precedenti: i prezzi del jet fuel sono raddoppiati in un solo mese, portando a gravi difficoltà di approvvigionamento. La situazione è critica a Milano Linate, Bologna, Treviso e Venezia; sono operativi i primi razionamenti, a Brindisi un bollettino Notam ha ufficializzato l'esaurimento temporaneo delle scorte. Sotto stretta osservazione anche gli aeroporti di Reggio Calabria e Pescara. Il panorama non migliora guardando all'Europa, dove la maggior parte degli scali rischia di esaurire le riserve entro poche settimane. Nonostante le rassicurazioni per il mese di maggio, l'estate 2026 rimane un'incognita. Per evitare il blocco totale, le compagnie stanno già valutando misure estreme come il tankering (fare il "pieno" in scali riforniti per evitare i vuoti in Italia) o la drastica cancellazione delle tratte. 


Comanda ancora Wall Street, con la benedizione di Bruxelles. Mentre Dodo lancia l’ennesimo ultimatum a Teheran, la nostra classe dirigente dice: “È per la democrazia!”. Chiudono gli aeroporti e a Roma applaudono l’invio di armi. Sudditanza patologica. Gli Stati Uniti decidono che devono fare i bulli con l’Iran. L’Iran chiude il rubinetto del petrolio. E l’Europa firma l’ennesimo assegno in bianco per le armi. Mentre gli Ucraini bombardano le raffinerie russe con i droni, l’Europa applaude. Salvo poi scoprire che quel greggio raffinato, attraverso giri contorti, serviva anche a noi. È il suicidio dell’Occidente. Creano il caos (Hormuz), respingono l’ipotesi del gas russo, e, chi ci guadagna? Exxon e Chevron, con il barile alle stelle. 


L’impero americano sta tirando le cuoia in diretta streaming, e l’Europa è lì sotto che cerca di fare la respirazione bocca a bocca a un cadavere. È la vittoria del pensiero magico. Pensano: se chiudiamo gli occhi e gridiamo "Putin cattivo, Trump forte", il serbatoio dell’A320 si riempie da solo per osmosi. Invece no, la realtà ha il sapore acre del kerosene finito e dell’orgoglio nazionale svenduto al miglior offerente d’oltreoceano. L’incompetenza allo stato brado declina  futuro ad una coincidenza aerea saltata.


(A. Battantier, Italien Néandertalien, 4/26)


11 avr. 2026

DODO E LA DEMENZA PRECOCE

 Donald Trump è intrappolato in un loop da discorso rotto.

L’ultimo a notarlo è stato l’ex alleato Alex Jones, che lo ha paragonato a “Re Giorgio III” nella sua follia.

Jones descrive perfettamente il copione quotidiano: “Oh, abbiamo vinto, è finita – no, andrà avanti per sempre, distruzione totale. Non li lascerò mai avere la mano – sì, stiamo rinunciando alla mano. Usciamo dalla NATO – restiamo nella NATO.”

Tradotto: Trump dice bianco, nero, e poi arcobaleno in 20 secondi. Sul fronte Iran, promette fuoco e fiamme, poi ritira tutto con la scusa che “tanto nessuno capisce la vera arte della trattativa”. Peccato che l’unica arte che mostra sia quella dello scaricabarile.

Jones, che di cospirazioni se ne intende, azzarda una diagnosi: “demenza precoce”.
Ma forse è più semplice: Trump ha scoperto che dire A e poi B e poi l’opposto di A lo tiene al centro dell’attenzione. È il suo ossigeno. La coerenza? Roba da sfigati.

Il prossimo storico che scriverà la biografia di quest’epoca avrà una scelta: intitolarla “La follia del re Giorgio III” oppure “Il presidente che giocava a ping pong con la realtà”. In entrambi i casi, ci serve un bravo psichiatra. E un applauso per Alex Jones: quando perfino tu sembri la voce della ragione, significa che siamo alla frutta affogata nella merda.

(A. Battantier, Italien Néandertalien, 4/26)

#italiennéandertalien

10 avr. 2026

CARO BRUNO

Caro Bruno, la invidio. Perché solo lei, in sessant’anni di servizio pubblico, è riuscito a trasformare un dovere costituzionale in una commedia dell’arte perpetua. 

Lei, mezzo busto di sughero che galleggia beato nell’oblò della prima serata, ci racconta da trent’anni di essere al di sopra delle parti. 

Poi, però, suggerisce all’opposizione il Malox davanti alla “divina” Giorgia. Divina, ha detto. Non è un partito, è una religione. E lei il suo sacerdote.

Lei invecchia e somiglia sempre più ad un altro suo illustre amico: tra non molto si telefonerà da solo in diretta, per intervistarsi da solo. 

Caro Vespa, lei fa propaganda H24, e se glielo si fa notare, si offende pure.

L’ultima, con Provenzano, che avrebbe fatto bene ad alzarsi e andarsene, senza una parola.

Ma forse è meglio così. 
Tanto, signor Vespa, da quelle parti il microfono lo tiene sempre lei. 

E il pubblico paga. Che vergogna. Pagare il canone per questo numero da baraccone. Da sessant’anni. È un record, sì. Quello dell’impudenza. 

(A. Battantier, Italien Néandertalien, 4/26)

#italiennéandertalien 

7 avr. 2026

LA GUERRA SECONDO DODO CAROTA

Dodo Carota ha detto all'Iran: arrenditi o ti colpiamo ancora. Lui può farlo. Ha i missili. Ha gli aerei. Ha la tv che lo ascolta.

l'Iran ha novantatré milioni di persone. Non si arrendono.

Due modi per distruggere un paese grande.

Uno: bombardare tutto. Scuole. Ponti. Centrali. Poi chiamarli obiettivi militari. Questo è un crimine. Ma non importa. Nessuno controlla più.

Due: la bomba atomica. Solo gli americani l'hanno usata. Nel '45. Contro il Giappone. Adesso Israele aspetta il momento buono.

Le proposte di pace americane sono richieste di resa. l'Iran dice no. Così si va avanti.

Gli americani hanno mandato via i consiglieri che dicevano se una guerra era legale o no. Ora possono fare tutto. E fanno.

L'America non impara mai. Vietnam, 1975. Due milioni di morti. Per fermare il comunismo. Poi sono scappati dagli elicotteri.

Iraq, 2003. Armi di distruzione di massa che non c'erano. Mezzo milione di morti. Il paese distrutto. L'ISIS è nato lì.

Afghanistan, vent'anni. Due trilioni di dollari. I talebani sono tornati come se nulla fosse. Gli americani se ne sono andati di notte.

Libia, 2011. Hanno ucciso Gheddafi. Hanno detto: arriva la democrazia. Invece sono arrivati i mercati degli schiavi.

Tutti questi errori. Tutte queste promesse. Poi se ne vanno. E lasciano macerie.

Ora tocca all'Iran. Stessa musica. Stessa storia.

L'Iran resiste. Il popolo non si arrende.

Dietro le minacce si vede già un fungo atomico.

Dopo, la storia cambia. In peggio. Per sempre.

Ma gli americani non ascoltano. Non hanno mai ascoltato.

(A. Battantier, Italien Néandertalien, Frammenti per l'Apocalisse, 4/26)

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5 avr. 2026

SALVATE IL NEURONE DODÒ

Dodò Carota gioisce nel recuperare un pilota dai casini che lui stesso ha creato. Ci sono voluti 5 morti, un elicottero e un aereo abbattuto per recuperarlo. E, quando si è menzogneri seriali, si fatica pure a credergli. Aspettiamo con ansia il film con Tom Cruise! Ora però l'emergenza è un'altra: occorre una task-force per salvare l'unico neurone nella sua scatola cranica. (A. Battantier, Italien Néandertalien)

#italiennéandertalien 

IL SACRO RITORNA SOTTO FORMA DI AI

I giovani tornano in chiesa negli USA. Numeri record di conversioni e di ingressi di giovani nella Chiesa Cattolica, + 50%, ‎fascia ‎18-35.

Voi capite dove stiamo andando? Vance che prega nello Studio Ovale mentre Thiel finanzia Palantir. 

Ora mi ritrovo Cristo su ChatGPT che mi dice "non posso rispondere a questa domanda per motivi etici". I nuovi predicatori non vendono indulgenze, vendono abbonamenti.

I giovani si avvicinano al Signore. Per salvarsi dall'isolamento digitale, consegnate i dati convinti che l'AI li salverà! 

Hanno creato un vuoto. Nel vuoto hanno messo una macchina. E la macchina ha detto: "Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non attraverso i miei termini di servizio".

Nessuno nota l'elefante nella stanza. L'elefante si chiama Vance, è vicepresidente, si converte al cattolicesimo e intanto Palantir sorveglia mezzo mondo. 

Se Gesù tornasse oggi, lo crocifiggerebbero per basso engagement. "Mi dispiace, figliolo, hai solo 12 apostoli. TikToker mediocri ne hanno 12 milioni. Sparisci."

Intanto le guerre continuano. Uccidono con droni comandati da AI. E pregano. Pregano il dio dei dati mentre le bombe cadono. Signore mio, non c'è più differenza tra crociata e startup militare.

(A. Battantier, Italien Néandertalien, Mip Lab, 4/26)

3 avr. 2026

LA GRANDE GUERRA È LA PICCOLA BUGIA DEI POTENTI (Trump minaccia di riportare l'Iran "all'età della pietra" ed altre cazzate)

C'era una volta un presidente ignorante in geografia che decise di fare una «piccola escursione» in Iran. Disse ai suoi compagnucci di merenda: «andiamo a fare due passi» e poi camminarono sette ore. I passi erano bombe, e le scarpe erano missili da quattro milioni di dollari usati per abbattere droni da ventimila.

Una Guerra incostituzionale! Un Congresso aggirato! Netanyahu che tira i fili come un burattinaio folle! 

Chiamarla "Epic Fury" è come chiamare "dolce carezza" un pugno nello stomaco. Ma gli americani adorano i nomi fighi per le stronzate.

Trump voleva la vittoria lampo. Invece dopo quattro settimane l'Iran controlla lo Stretto di Ormuz, il petrolio è a 100 dollari, Putin si sfrega le mani, e in Europa la benzina costa un rene. 

Del resto, si sa, la gente che muore non è mai quella che ha deciso la guerra. 

Gli iraniani, che secondo i piani sarebbero dovuti crollare in tre giorni, hanno una strategia chiamata «difesa decentralizzata a mosaico». Tagli la testa al serpente? Te ne crescono trentuno. 

Era così semplice. Basta non cominciare. Ma no, l'uomo arancione deve fare il fenomeno, sotto ricatto del burattinaio, s'intende. Se sei idiota e convinto di essere furbo, sei due volte idiota.

E gli alleati? Le monarchie del Golfo che avevano affidato la loro sicurezza agli USA? Oggi scoprono che il loro «garante» è diventato una calamita per la sfiga. 

Joe Kent ha capito tutto. Si è dimesso dicendo: "Non posso sostenere questa guerra. L'Iran non era una minaccia. L'abbiamo fatta sotto pressione di Israele e della sua lobby". Per aver detto una verità così semplice, probabilmente dovrà trasferirsi su Marte con Volo solo andata di Musk.

L'America non impara mai. Vietnam, Iraq, Afghanistan, ora Iran. Sempre la stessa storia: entrano trionfanti, escono piangendo. E nel mezzo lasciano un milione di morti e zero democrazia.

L'Occidente è stanco. Non ha più idee. Allora bombarda. Peccato che dall'altra parte ci siano persone che il martirio lo hanno nel DNA da 1300 anni.

Il primo giorno di guerra hanno bombardato una scuola uccidendo 165 bambine. Figlie dei Guardiani della Rivoluzione. Obiettivo: far arrabbiare i papà. Risultato: i papà hanno preso i fucili.

Israele vuole la guerra totale. Trump vuole un accordo per dire di aver vinto. Netanyahu non vuole la pace perché senza guerra lui non esiste. E nel mezzo, 90 milioni di iraniani che non si arrendono. Lo chiamano "guerra esistenziale". 

L'unico vincitore al momento è Putin. Mentre gli altri si ammazzano, lui vende gas a peso d'oro. Ma tanto tra un po' saremo tutti così poveri che la guerra diventerà un lusso.

Ed ora passiamo ai convitati di pietra: i media. Dov'erano i giornalisti? A ripetere i comunicati della Casa Bianca. Nessuno che dicesse: Scusate, ma le armi di distruzione di massa? L'uranio arricchito? L'AIEA dice che non c'è niente!

Il diritto internazionale è morto. Le Convenzioni di Ginevra sono carta straccia quando uccidi un leader nemico con un missile mentre sta negoziando la pace.

Insomma, Trump pensava di fare una passeggiata. L'Iran gli ha chiuso la strada. Israele spinge per continuare. L'Europa trema per il gas. La Cina e la Russia si avvicinano ancor più. E i morti sono solo numeri, perché in guerra i numeri non piangono.

Trump minaccia di riportare l'Iran "all'età della pietra". Ma l'età della pietra è quella in cui l'uomo scoprì che con un sasso poteva uccidere un altro uomo. Siamo sempre lì. Solo che oggi i sassi costano duecento miliardi.

(A. Battantier, Italien Néandertalien, Mip Lab, 4/26)


***
Chi costruì Tebe dalle sette porte? 
Nei libri ci sono i nomi dei re. 
Furono i re a trascinare le pietre? 
Ogni sera le madri tornano a casa e non chiedono della vittoria. Chiedono: 
mio figlio vive? 
La grande guerra è la piccola bugia dei potenti. La grande verità è la mano che silenziosamente tiene un'altra mano e dice: basta. (Bertolt Brecht, rielaborazione libera, Vitto kii)

#italiennéandertalien 
#MIPLab 

30 mars 2026

L'UOVO DI PASQUA

Con Bibi l’amore è finito? 
La polizia israeliana vieta a Pizzaballa e Ielpo l’ingresso al Santo Sepolcro. 
Il classico schiaffo di una relazione tossica. 
A Meloni resta la ritirata. Infilzata da questa “enorme offesa”, le brucia ancora in bocca. 
Ma come? 
Era nata un'alleanza di ferro, quell’abbraccio con Usa e Israele, finisce così , miseramente a pezzi? 
Trump le fruga in tasca e le ruba la borsetta, Bibi sfrontatamente la umilia. 
Il tricolore sanguina. 
Ah ah, sovranismo!  
Chi si ricorda quel giorno, la stella di David sulla facciata di Chigi, quell’amicizia urlata? 
Ora quella bandiera bisogna ammainarla. Tirarla giù. 
Tanto si sa, resta la banderuola al vento.
Un’ultima sconfitta. 
Dopo il referendum, evaporano le certezze di Giorgia. 

(A. Battantier, Italien Néandertalien, 3/26. Art by Stephen Stadif)

#italiennéandertalien 
#MIPLab 
#stephenstadif

29 mars 2026

LA MESSA E’ FINITA, IL GENOCIDIO CONTINUA: CRONACHE DALL’ITALIA DEI SEPOLCRI IMBIANCATI

E’ pur sempre una notizia: l'Italia ha ritrovato la voce. Dopo mesi di profondo mutismo (selettivo), il governo ha finalmente qualcosa da dire. Una messa. Una messa cattolica non celebrata a Gerusalemme. Questo li ha svegliati.

Settantamila morti? Silenzio. Gaza rasa al suolo come se fosse fatta di Lego? Niente. Due milioni di persone senz'acqua, cibo, elettricità, tenute in una prigione a cielo aperto? Il Quirinale dormiva. Ospedali bombardati sistematicamente, medici e infermieri ammazzati come mosche, giornalisti sterminati in numeri che non hanno precedenti nella storia dell'umanità? Tutti zitti.

Ma toccagli il rito, toccagli l'incenso, toccagli la funzione religiosa e, improvvisamente, Meloni e Tajani si trasformano in paladini della libertà.

Tajani, il nostro ministro degli Esteri che dovrebbe rappresentare la dignità nazionale, scrive una nota di protesta. Dentro c'è la parola "sdegno". Poi ci ripensa. La toglie. La cancella.

Oltre il servilismo, l'auto-umiliazione di un paese intento sistematicamente a genuflettersi così profondamente da toccare il pavimento con la fronte.

I bambini palestinesi fatti a pezzi sotto le macerie sono i dettagli dei danni collaterali. L'importante è che la Pasqua sia salvaguardata, che il rosario venga agitato al momento giusto, che i baciapile vengano accontentati.

I voti contano e sono sacri. Le vite umane, evidentemente, un po' meno.

In Cisgiordania è in corso una pulizia etnica, documentata, filmata, visibile a chiunque abbia occhi per vedere e un telefono per connettersi. Israele bombarda Libano e Iran, il mondo intero precipita in una crisi epocale e il nostro governo si preoccupa della messa.
La crisi energetica che sta per devastare l'Italia è pagata con i crimini israeliani che abbiamo coperto, giustificato, ignorato. Indovinate chi la pagherà? Quelli che questo governo, eletto promettendo sovranità, sta sistematicamente tradendo.

Un governo liquidatore fallimentare: smantella, svende, si inchina. L'obiettivo finale? Trasformare l'Italia in un parco giochi per miliardari annoiati. Un resort mediterraneo dove i ricchi vengono a divertirsi mentre noi facciamo gli inservienti.

Schlein pigola vagamente di "sanzioni". Mai una parola chiara su embargo totale, rottura delle relazioni diplomatiche. Tutti complici, tutti ipocriti, tutti parte dello stesso spettacolo osceno.

(A. Battantier, Italien Néandertalien, 3/26)

#italiennéandertalien