Pare che la sala Montecitorio fosse piena. L'ho saputo dalla mia cara amica Doriana Goracci. Piena di persone che stanno a sentire qualcosa di terribile. E la cosa più amara è che in quella sala, per ascoltare che da qualche parte il mondo sta cadendo a pezzi, non c'era più un posto vuoto.
Non per la partita, non per il concerto, ma per sentire la lista dei morti. Questo è il punto in cui siamo arrivati: dobbiamo prenotare il posto per l'orrore.E poi finisce la conferenza, si spegne la luce, e tutti fuori, nel traffico, come se l'orrore fosse rimasto lì, sulla sedia, e ti porti via un pezzo di quell'orrore addosso, e ti senti più vecchio, più stanco. Senza sapere bene il perché.
Signore e signori, c’è chi ha il coraggio di scoperchiare il più grande spettacolo ipocrita del mondo occidentale!
Stasera, sul palco principale: il genocidio in diretta streaming!
Presentato da Israele, sponsorizzato da USA e Germania (con il 99% degli armamenti forniti, applausi!), e con la gentile collaborazione tecnica di Italia & Co..
L'Italia, un partner così premuroso che, mentre bloccava timidamente nuove esportazioni di armi, ha quintuplicato le sue importazioni di armi israeliane.
Da cliente a fornitore? No, più intelligente: da complice minore a cliente fedele del macellaio! Un genio della realpolitik!.
Non è "complicità". Chiamatelo col suo nome dolce: "business as usual". L'F-35 che vola su Gaza ha pezzi made in Italy.
Il proiettile che uccide una famiglia a Gaza, il porto italiano che fa transito per la logistica, l'esercitazione militare congiunta in Grecia; sono tutti "pezzetti" di un puzzle chiamato crimine collettivo.
Ma attenzione! Il governo italiano si difende:
"Noi rispettiamo la Legge 185 del 1990, che vieta di vendere armi a chi viola i diritti umani!".
È come un pirata che brandisce il codice della strada.
E mentre lo dice, sta pure cercando di modificare quella legge per togliere la trasparenza, per non far sapere a noi, pecorelle, attraverso quali banche fluiscono i soldi del sangue.
Prima ti rendono complice, poi ti rendono ignaro.
Gli stati più potenti della Terra hanno guardato il bagno di sangue a Gaza -64.605 morti, 163.319 feriti, un "cimitero" secondo l'ONU- e hanno detto:
"Interessante".
Hanno visto la Corte Internazionale di Giustizia parlare di "rischio di genocidio" e hanno detto:
"Prendiamo nota".
Hanno letto il rapporto della loro stessa relatrice ONU, Francesca Albanese, che parla di 63 stati complici, e l'hanno sanzionata, insultata, chiamata "strega", denunciata in tribunale dalla lobby pro-Israele.
La macchina non solo uccide, ma cerca di mettere a tacere chi indica il killer.
E l'Italia? Il governo Meloni non l'ha nemmeno ricevuta. Unico paese “civile” a farlo. Che orgoglio.
In compenso nel Parlamento italiano c'è stata una vivace discussione.
Da una parte, una sparuta minoranza che ha portato la Albanese a dire:
"La Palestina continua a essere distrutta e l'Italia è complice".
Dall'altra, la maggioranza che ha gridato allo scandalo:
"Doppia morale! Oltraggio!".
Questi stessi politici, pochi giorni prima, si erano indignati perché l'opposizione aveva occupato la sala per bloccare la presentazione di una proposta di legge sulla "Remigrazione" di gruppi neofascisti. Capite l'umorismo? Bloccare i neofascisti è oltraggioso. Ascoltare un rapporto ONU su un possibile genocidio è oltraggioso. L'unica cosa non oltraggiosa, a quanto pare, è continuare a rifornire di armi e soldi il governo che quel genocidio lo sta compiendo. La logica è una danza macabra.
Per fermare le forniture di armi a Israele, servirebbe l'azione dei tre principali fornitori: USA, Germania e Italia. Ma questi non agiranno finché non agiranno. Nel frattempo, l'Italia può dire: "Noi abbiamo sospeso le nuove licenze!" (mentre le vecchie valgono milioni e le importazioni esplodono). La Germania può dire: "Siamo i garanti di Israele!" (fornendo il 33% delle sue armi, soprattutto navi che bloccano Gaza). E gli USA possono respingere al Senato qualsiasi mozione per bloccare gli aiuti miliardari.
Il sistema è perfetto: tutti sono colpevoli, ma nessuno è responsabile. E se qualcuno, come la Albanese, grida che il re è nudo, lo si accusa di antisemitismo.
Un trucco così vecchio che ha la barba bianca. Usare la memoria della Shoah per coprire un massacro. È come usare un estintore per alimentare un incendio.
Analizziamo il flusso di capitale. Il rapporto parla di un sistema economico del genocidio. Non solo armi. Commercio (474 miliardi di dollari di scambi con Israele tra 2022-2024), investimenti, collaborazioni tecnologiche "dual-use". L'Occidente, e parte del "Global Majority", profitta della distruzione.
Si condanna a parole e si firmano contratti. È il capitalismo del disastro applicato alla pulizia etnica.
E i media? In Italia si discute se la RAI sia "Tele Meloni" o meno, mentre i talk show si trasformano in arene dove la conduttrice di turno può sfogare "livore" contro il governo, ma raramente si approfondisce il flusso delle armi o il significato giuridico di "complicità". Si preferisce alimentare lo scontro politico allo scandalo morale. Il genocidio è uno sfondo, un tema di discussione, non un'emergenza che ferma il mondo.
Ricapitoliamo. Abbiamo le prove. Abbiamo le leggi internazionali che urlano "FERMATELI!". E cosa fa la comunità degli stati? “Acrobazie retoriche”, come sottolinea la Albanese.
Eccoli all’opera i funamboli del cinismo.
"Siamo preoccupati..." (intanto la bomba viene caricata). "Chiediamo moderazione..." (intanto si rinnova il contratto per gli F-35). "Bisogna rispettare il diritto internazionale..." (intanto si boicotta chi lo applica).
Il potere non è corrotto, è corruzione istituzionalizzata.
L'Italia è il terzo fornitore?
È politica estera.
Si modificano le leggi per oscurare i flussi finanziari delle armi? È sicurezza nazionale.
Si insulta una relatrice ONU?
È patriottismo.
Si chiama Impero. E l'Impero parla la lingua della legge quando serve, e la calpesta quando serve. L'unico crimine vero, agli occhi del potere, è rompere il silenzio della complicità.
È quello che ha fatto Francesca Albanese. Per questo è la "strega". Non perché dica falsità, ma perché dice verità talmente esplosive da far tremare le fondamenta dell'ordine ipocrita su cui poggiamo.
Si tenta in ogni modo di annichilire chi la pensa diversamente. Siamo avviliti. Nauseati. Ci aggrappiamo a gesti simbolici: firmare petizioni, discuterne al bar, condividere post.
Forse, come la cantante Levante, rifiutarsi di andare all'Eurovision se vi partecipa Israele.
Forse, come alcuni portuali di Marsiglia, rifiutarsi di caricare munizioni.
Piccoli atti di diserzione in un sistema che ha fatto della complicità un obbligo. È la ribellione della coscienza contro la passività organizzata. È tutto ciò che ci resta mentre i nostri governi, nella loro saggezza cinica, scelgono di essere architetti attivi dell'orrore, non semplici spettatori.
Gaza è un cimitero. Quasi. Fino a quando l'ultimo palestinese non avrà recitato la sua parte: quella della vittima silenziosa, sotto le bombe firmate anche da noi.
Questo non è un report. È un atto di accusa. Contro i governi. Contro i media compiacenti. Contro l'opinione pubblica narcotizzata.
E, soprattutto, contro quella cospirazione della realpolitik, che scambia vite umane per interessi strategici.
La Albanese l'ha detto chiaro: il diritto internazionale non è un'opzione, è un obbligo. Chi lo viola è complice. Punto.
Siamo tutti chiamati a scegliere da che parte stare: con gli esecutori e i loro complici, o con le vittime e coloro che, come Nelson Mandela ci ha insegnato, sanno che "la nostra libertà è incompleta senza la libertà dei palestinesi".
(A. Battantier, Italien Néandertalien, Mip Lab, 2/26)
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