9 juil. 2026
RABBIOSA PERCHÉ BRUTTA? MICHELA MURGIA HA PASSATO GRAN PARTE DELLA SUA VITA A INCRINARE LE NORME ABBRACCIATE DAL VINCITORE DEL PREMIO STREGA (quando una donna diventa scomoda, il primo bersaglio non sono le sue idee, ma la sua persona)
7 juil. 2026
DODO, LA SERVA, IL DEEP STATE
Donald Trump ha posato lo sguardo su Roberto Vannacci? Forse gli piace l’idea di un generale che scrive libri e divide i mondi in categorie, chissà. Di una cosa, però, si può essere abbastanza certi: Giorgia Meloni l’ha scaricata. Con la stessa disinvoltura con cui si cambia canale. È finita la luna di miele, ammesso che luna ci sia mai stata. Adesso, sembra, si punta su altre facce, su altre fedeltà.
Pensate un momento se le opposizioni, quelle che dovrebbero rappresentare un’alternativa, si alzassero in piedi. Drizzassero la schiena e mettessero nero su bianco quattro idee semplici. Marco Travaglio ne ha riassunte: Caro Dodo, scordati che ti portiamo la spesa militare al cinque per cento del Pil, ricominciamo a comprare il gas dalla Russia, a trattare con Putin facendoci aiutare da Angela Merkel, ridiscutiamo gli accordi sulle basi che ospitiamo rispettando il diritto internazionale, e poi, sanzioni immediate a Israele e una bella tassa digitale per i giganti del web.Fantascienza, lo so. Ma ogni tanto fa bene ricordare che esistono altre strade, anche solo per il gusto di vedere se qualcuno ha ancora il coraggio di imboccarle.
Il fatto è che qui da noi ci si muove in un’altra dimensione. Siamo diventati bravissimi a sopportare. Solo i servi –e badate, servi spesso contenti di esserlo– vengono trattati con il medesimo disprezzo che si riserva a chi si considera antropologicamente inferiore. Li puoi prendere a male parole, e loro ringraziano.
L’Italia viene ridicolizzata in silenzio, come una ragazzina presa di mira nel cortile della scuola. E la stampa, che dovrebbe raccontare le cose come stanno, troppo spesso ribalta la scena: la vittima diventa eroina ma, nel contempo, il prepotente passa per statista. Siamo colonie dell’Impero d’Occidente, e detto questo si spiega quasi tutto.
D’altronde, cosa potete mai pretendere dal padrone? Dare in mano il destino di un Paese a una serva produce esattamente questi risultati. Siamo in balia di gente totalmente incapace. L’Italia, la nostra vecchia Italia, è finita nelle mani di quattro scalzacani.
Poi ci sono episodi che sembrano usciti da una commedia all’italiana, di quelle in cui Dodo alza il telefono e sistema la partita. Pare che Dodo sia riuscito con una facilità sconcertante a far annullare l’esclusione del bomber della sua nazionale durante i Mondiali di calcio. Una cosa da far venire voglia di rifiutarsi di scendere in campo, se la Fifa non confermava la punizione. I nostri eroi hanno mugugnato un pochino, hanno abbozzato una protesta, ma poi hanno mandato giù anche questa. E tutto è tornato nell’ordine, quello deciso da altri.
Resta da capire una cosa, forse la più amara. L’unico punto su cui i nostri governanti hanno voluto mettere i puntini sulle i, anzi, rincarare la dose, è la continuazione del conflitto in Ucraina. Hanno promesso guerra eterna alla Russia, senza se e senza ma.
Ecco, io credo che qui si tratti di potere. Quello vero, che non si vede mai in televisione. Il potere del cosiddetto Deep State americano, che condiziona i burattini dell’Unione Europea con il filo invisibile della finanza e della paura. Loro decidono, gli altri eseguono. E l’Europa appare come un condominio in cui l’amministratore non ha le chiavi del portone.
Il problema è che l’alternativa, al momento, non esclude uno o più Renzi di passaggio. Il che ci permette di prevedere, con ragionevole certezza, che l’alternativa non esiste proprio. Purtroppo. È una storia vecchia, lo so. Ma vederla ripetersi con questa precisione mette addosso una certa tristezza.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, 7/26)
#italienneandertalien
6 juil. 2026
GIORGIA, DI' QUALCOSA DI DESTRA
Giorgia, di’ una cosa di destra! Di’ una cosa anche non di destra, di civiltà! Giorgia, di’ una cosa, di’ qualcosa, reagisci! Non è importante quello che dice di te Dodo, l’importante è che tu dica qualcosa, qualunque cosa. Ti ricordi quella cazzata del sovranismo? Daje Giò, è il momento der sovranismo. Certo, Giorgia, te la sei proprio cercata con il tuo atteggiamento servile, ossequioso, riverente verso Dodo. (Italien Néandertalien, 7/26)
#italienneandertalien
I PALETTI DI RENZI
“Renzi vuol essere il regista del grande centro...sarebbe il candidato premier ideale del centrosinistra. Esperto di intelligenza politica psichedelica, spavaldo e sicuro, di talento efferato. E, a paletti, è il più bravo di tutti” (Fabrizio Roncone, Sette-Corriere della sera, 26.6. e 3.7). Il problema è dove li mette 'sti paletti! (Italien Néandertalien, 7/26)
#italienneandertalien
1 juil. 2026
VITTORIO SGARBI E LA DIABOLICA LEGGE DEL CONTRAPPASSO
Pur non stimandolo affatto, credo che Vittorio Sgarbi non andrebbe esposto così. Probabilmente Elisabetta (la quale lo espone di continuo) prova immenso sadico piacere nel farci godere di un personaggio così profondo e impegnato nella cultura italiana.
Forse non tutti sanno che la sorella pubblica sovente suo fratello sofferente.
A quale scopo questa continua esposizione sui social?
Una vendetta celata?
O una sottile e diabolica legge del contrappasso dopo decenni di iper esposizione?
Lasciatelo riposare, non sia mai che si risvegli.
E invece continua ad esibirlo come il fenomeno da baraccone che fu.
(Italien Néandertalien)
#italienneandertalien
26 juin 2026
DIARIO DEL SOLE (Memorie di una bambina)
Caro diario, oggi ancora 38 gradi, giugno. Mamma e papà vedono la TV che dice “è un’ondata, passerà, ma restino a casa anziani e bambini”.
Ma non è vero. Un'ondata sale e scende; qui sale e basta.
Accendono il condizionatore e pensano sia tutto a posto. Salta sempre la corrente in tutto il paese e danno la colpa al comune.
L’Europa è rossa, 10 gradi sopra le medie di quando erano piccoli loro.
I ghiacciai sono già spariti, le foreste muoiono. Presto niente grano, niente frutta. Solo deserto.
Ma alla tv parlano di salvare i “prodotti tipici”. Ma se non c’è acqua?
Molti negano, dicono che il clima è sempre cambiato. Altri si arrabbiano per le pale eoliche perché rovinano il paesaggio!
Ma il paesaggio sta bruciando! Preferiscono petrolio e gas, così moriamo di caldo.
Io non mi fido più di nessun grande. Ho paura: quando sarò grande non ci saranno più boschi, animali, solo caldo e cemento.
Nessuno ascolta noi bambini, il problema è che poi i bambini quando diventano grandi non ascoltano i bambini, e così via. Ci hanno rubato il futuro e ci dicono di metterci il cappello nelle ore più calde.
(A. Battantier, Memorie di un bambino, Frammenti per l'Apocalisse, Mip Lab, 6/26, Maria Sole)
#MIPLab
#memoriediunamore
#memoriediunbambino
#frammentiperlapocalisse
17 juin 2026
IN MEZZO A UNA STRADA: QUANDO FINISCI NELLE MANI DEI FONDI DI INVESTIMENTO (I fondi speculativi raccolgono capitali da fondi pensione e assicurazioni, comprano palazzi a prezzi di saldo, li trattano come asset. Un ceto medio che paga le tasse e riceve in cambio l’elemosina di una settimana in hotel)
Treviso, famiglie normali, affitto pagato, lavoro, figli. Sfrattate. Il padrone? Il Fondo Dora Re, scatola olandese che ha comprato all’asta, svuota, non rinnova, ristruttura, rivende a peso d’oro.
Diritto privato: decreto di rilascio, il Comune alza le mani (“questione tra privati”) e offre una settimana d’albergo. 6000 alloggi vuoti in città: un paradosso che puzza di speculazione, mentre il Comune conta le notti d’albergo come fossero un piano casa.La Costituzione l’hanno festeggiata recentemente a suon di frecce tricolori, ma sulla casa promette e non mantiene un bel niente. C’è chi sventola il Tricolore, chi sventola lo sfratto.
I fondi speculativi funzionano con una semplicità feroce: raccolgono capitali da fondi pensione e assicurazioni, comprano palazzi a prezzi di saldo, li trattano come asset. Non affittano, tengono vuoto perché il mattone si rivaluta più di un canone; oppure ristrutturano al minimo e rivendono, cancellando inquilini come scorie. Sede in Olanda: anonimato, tasse ridotte, impunità.
Gli inquilini hanno armi ridicole: i sindacati (Sunia, Sicet, Uniat) strappano al massimo una dilazione o un contributo per l’albergo – proprio quei sette giorni di elemosina.
La casa popolare? Un miraggio: liste d’attesa bibliche, patrimonio pubblico svenduto da decenni. Esiste un diritto di prelazione in caso di vendita, ma se il fondo non vende e riaffitta a turisti o ristruttura per frazionare, non scatta.
Denunciare, presidiare: la legge sta col capitale. Il Giudice emette, l’ufficiale sgombera, la Polizia esegue. Ormai non serve essere povero, basta non essere abbastanza redditizio. Un ceto medio che paga le tasse e riceve in cambio l’elemosina di una settimana in hotel.
La politica è complice. Se blocchi uno sfratto, violi il diritto di proprietà e i fondi scappano; scontentare il popolo non costa nulla. Finché casa, salute, educazione restano merci, siamo tutti in pericolo.
La prossima volta tocca a te. “Ti piace il capitalismo? Allora investi in vaselina”.
A Treviso un bambino chiede alla mamma perché non può più dormire nel suo letto. Nel frattempo, il fondo Dora Re contabilizza plusvalenze, e il Comune conta i like sui social. Socialismo o barbarie: ormai è solo barbarie, e ce la propinano come libertà.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, 6/26)
#italiennéandertalien
QUANDO FINISCI NELLE MANI DEI FONDI DI INVESTIMENTO (I fondi speculativi raccolgono capitali da fondi pensione e assicurazioni, comprano palazzi a prezzi di saldo, li trattano come asset. Un ceto medio che paga le tasse e riceve in cambio l’elemosina di una settimana in hotel)
Ho letto un contributo di Natalino Balasso, del resto in tv non se ne parla. Treviso, via Pisa. Famiglie normali, affitto pagato, lavoro, figli. Sfrattate. Il padrone? Il Fondo Dora Re, scatola olandese che ha comprato all’asta, svuota, non rinnova, ristruttura, rivende a peso d’oro. Diritto privato: decreto di rilascio, Comune alza le mani – “questione tra privati” – e offre una settimana d’albergo. 6000 alloggi vuoti in città: un paradosso che puzza di speculazione, mentre il Comune conta le notti d’albergo come fossero un piano casa.
La Costituzione? L’hanno festeggiata recentemente a suon di frecce tricolori, ma sulla casa promette e non mantiene un bel niente. C’è chi sventola il Tricolore, chi sventola lo sfratto.
I fondi speculativi funzionano con una semplicità feroce: raccolgono capitali da fondi pensione e assicurazioni, comprano palazzi a prezzi di saldo, li trattano come asset. Non affittano, tengono vuoto perché il mattone si rivaluta più di un canone; oppure ristrutturano al minimo e rivendono, cancellando inquilini come scorie. Sede in Olanda: anonimato, tasse ridotte, impunità.
Gli inquilini hanno armi ridicole: i sindacati (Sunia, Sicet, Uniat) strappano al massimo una dilazione o un contributo per l’albergo – proprio quei sette giorni di elemosina.
La casa popolare? Un miraggio: liste d’attesa bibliche, patrimonio pubblico svenduto da decenni. Esiste un diritto di prelazione in caso di vendita, ma se il fondo non vende e riaffitta a turisti o ristruttura per frazionare, non scatta. Denunciare, presidiare: la legge sta col capitale. Il Giudice emette, l’ufficiale sgombera, la Polizia esegue. Ormai non serve essere povero, basta non essere abbastanza redditizio. Un ceto medio che paga le tasse e riceve in cambio l’elemosina di una settimana in hotel.
La politica è complice. Se blocchi uno sfratto, violi il diritto di proprietà e i fondi scappano; scontentare il popolo non costa nulla. Finché casa, salute, educazione restano merci, siamo tutti in pericolo.
La prossima volta tocca a te. “Ti piace il capitalismo? Allora investi in vaselina”.
A Treviso un bambino chiede alla mamma perché non può più dormire nel suo letto. Nel frattempo, il fondo Dora Re contabilizza plusvalenze, e il Comune conta i like sui social. Socialismo o barbarie: ormai è solo barbarie, e ce la propinano come libertà.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, 6/26)
16 juin 2026
GENITORI TOSSICODIPENDENTI E NEONATI (Quando la realtà supera Trainspotting: I numeri raccontano di SerD che si svuotano: duecentocinquanta operatori in meno in pochi anni, millenovecento specialisti che mancano all’appello)
Sul tavolo della cucina, il calzino sinistro di una neonata. Resta lì, senza piede, e la lavatrice ha finito il ciclo da ore. Basterebbe questo a dire tutto, ma i giornali preferiscono le sostanze: eroina, cocaina, metadone venduto all’angolo. La cronaca recente ci consegna il corpo di una bambina e due adulti tossicodipendenti.
Cos’è che uccide? La siringa è l’ultimo anello di una catena che parte da un buio più antico: un disagio mentale che non ha trovato parole, solo polvere.I due che hanno spento Beatrice, quelli che hanno spento Evan, e l’altra, la piccola di qualche settimana fa, non erano mostri usciti da un film. Erano persone che andavano monitorate ogni giorno, non una volta al mese, non quando la tragedia è balzata in copertina.
Perché tante famiglie non sono seguite?
Forse perché costa meno piangere dopo che pagare prima.
I numeri, quando si degnano di uscire dai report ministeriali, raccontano di SerD che si svuotano: duecentocinquanta operatori in meno in pochi anni, millenovecento specialisti che mancano all’appello.
Lo Stato ha annunciato un piano di potenziamento ma i costi lievitano con l’inflazione e con le nuove dipendenze, mentre il personale si dirada: ogni assistente sociale regge un filo, e sotto quel filo l’abisso è più affollato di prima.
La matematica è spietata: più utenti presi in carico, meno braccia e competenza e servizio di qualcuno che bussi alla porta il martedì e anche il giovedì.
Danny Boyle in Trainspotting fece una cosa onesta: inquadrò il soffitto, il silenzio, l’urlo che non esce. Disse: questa è la conseguenza di non scegliere la vita. Ma il cinema ti lascia uscire dalla sala. La realtà no. La realtà entra in casa mentre dormi, e al mattino trovi il calzino sinistro, immobile, e capisci che il peggio non ha bisogno di effetti speciali.
Ho sempre preferito preservare il cervello: unico organo che, a dispetto di tutto, può restare giovane. Giovane significa ancora capace di stupirsi, di non assuefarsi all’orrore. L’abisso è quando un neonato diventa una notizia e poi un’abitudine. Quel calzino respira.
Cerca il colpevole ma cerca anche la causa. La causa è un vuoto di presenza. Una società che ha paura di entrare nelle case dove la sofferenza si trasmette per osmosi, da un braccio all’altro, da una generazione all’altra.
Quanto pesa l’assenza di un assistente sociale in una stanza?
Quanto dista un consultorio da una tomba?
L’amore, da solo, non salva. Amare è istinto, mentre prendersi cura è tecnica, è fatica, è presenza costante. E la presenza costa, sulle carte e fuori. Costa assumere, costa formare, costa non distogliere lo sguardo. Investire nella sanità pubblica significa pagare persone in carne e ossa che possano reggere quello sguardo ogni giorno, non solo inaugurare voci di bilancio che poi l’inflazione si mangia in silenzio.
La culla è vuota ma la lavatrice va ancora. Un bambino muore. Il mondo continua. Questo è il peccato. Lo Stato arriva sempre con i fiori, e con i fondi vincolati scritti in un decreto, e i decreti non assumono.
Mancano braccia, mancano specialisti, manca la testardaggine di trasformare un numero su un report in un operatore davanti a una porta.
Si può essere presenti per qualcuno quando si è già assenti a se stessi? Forse no. E allora, come società, dobbiamo diventare quella presenza.
(A. Battantier, Mip Lab, 6/26)
#memoriediunamore
#memoriediunadipendenza
#MIPLab
COLPA DI TRUMP? TROPPO COMODO
L’Iran ha dato una lezione all’imperialismo sionista e americano. In Europa sono pronti a scaricare tutto su Dodo. Certo, questi cadaveri eccellenti speravano di vincere, credendosi ancora l’ombelico del mondo.
Se Dodo è un coglione, che cosa sono quelli che gli danno ancora retta? A parte complici e servi, intendo. Gli europeisti dal cuore infranto si guardino allo specchio: troveranno sempre un Dodo a rimirarli.
L’Iran, con quattro missili, ha scoperchiato la latrina e adesso è facile singhiozzare “è colpa di Trump, solo sua”, in attesa di nuovi ordini mondiali, illusorie esportazioni di democrazia, altre primavere di bombe.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, 6/26)
15 juin 2026
SPIGOLANDO QUA E LÀ (Dov'è la disfatta l'Italia chiamò)
L’accordo sul Golfo è un trionfo per l’Iran, una disfatta per noi. In linea con l'andamento del fronte ucraino, ove l’Occidente delle favole si sfalda: la Bulgaria segue l’Ungheria e nega armi a Kiev, 25 Paesi Nato su 32 rifiutano lo 0,25% chiesto da Rutte, la metà dei governi Ue molla le munizioni. Gli Usa ritirano navi e caccia perché Trump ha già fatto pace con Putin. L’ingresso di Kiev nell’Unione non lo vuole quasi nessuno: l’Ucraina è un Paese fallito e corrotto. Aumentiamo gli acquisti di gas da Mosca mentre tagliamo gli aiuti, illudendoci di rivedere i 204 miliardi fra cinquant’anni. I russi demoliscono le infrastrutture, le truppe di Kiev colpiscono bus e studentati senza riconquistare un metro.
E dopo 52 mesi di guerra, scopriamo che serve un mediatore per trattare con Putin, ma non ce l’abbiamo.
L’Iran si tiene Hormuz e l’uranio, Trump ha concluso che l’estrazione mineraria non valeva un marine.
E mi chiedo ancora come l’omino che suonava il piano col pisello abbia potuto raccattare tutti quei consensi, due anni di applausi mentre le armi (quelle effettivamente arrivate) sparivano nel tritacarne ucraino.
Chi chiederà scusa?
Chi implorerà perdono per milioni di famiglie? Ne valeva la pena?
Hormuz è un suk presidiato dai pasdaran, l’uranio iraniano luccica più dei lingotti di Fort Knox, e Dodo spegne le candeline con Putin in videochiamata, brindando a base di petrolio russo ricomprato a prezzi stracciati dalla “debole” Europa.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, 6/26)
#italiennéandertalien
12 juin 2026
DAL PAPEETE IN POI (Vannacci ha fondato la sua propaganda su un unico tema: REMIGRAZIONE
11 juin 2026
ENERGIA NUCLEARE: CHI PAGHERÀ IL RISCHIO ATOMICO
9 juin 2026
SE LE AUTOMOBILI FOSSERO DEI VASI (Il culto dell’automobile è l’unica religione che ammette il sacrificio umano senza chiamarlo tale)
SE LE AUTOMOBILI FOSSERO DEI VASI (Il culto dell’automobile è l’unica religione che ammette il sacrificio umano senza chiamarlo tale)
Ogni tre giorni a Roma muore una persona investita. Dieci persone al mese. Un bollettino di guerra. Il mio amico Claudio Molto Benvisto propone il paragone del macabro gioco dei vasi, rende bene l’idea: se ogni tre giorni un vaso cadesse da un balcone e spiaccicasse un passante, dopo il terzo vaso butteremmo giù mezza città, alla ricerca del perché e del percome dell’assurda situazione: vento forte, ferro dei portavasi arrugginito o fissaggi lassi, vasi posizionati a bordo senza parapetto, distrazioni durante la pulizia, urto accidentale di animali o persone, mancata manutenzione e materiali degradati (plastica fragile, terracotta crepata), il peso eccessivo o uno sbalzo termico che possono rompere il supporto. In sostanza: incuria e assenza di controlli.
Invece con le auto? "Eh, incidenti". No, sono omicidi stradali con la scusa della distrazione. Ma chiamateli come vi pare, tanto il morto è sempre dalla parte sbagliata.
La verità è che, ad oggi, la strada non è di tutti. La strada è degli automobilisti. Il pedone è un immigrato clandestino sul proprio marciapiede. Il ciclista è un terrorista che osa chiedere 150 centimetri di asfalto.
E intanto le auto parcheggiate invadono i marciapiedi, bloccano le strisce, trasformano le città in un parcheggio a cielo aperto per barelle di lamiere che vengono usate tre ore al giorno.
Il culto dell’automobile è l’unica religione che ammette il sacrificio umano senza chiamarlo tale.
Non vogliamo abolire le auto.
Vogliamo solo che chi guida un pezzo di ferro da una tonnellata smetta di comportarsi come se il codice della strada fosse un’opinione.
Vogliamo che un pirata della strada venga trattato come un pirata, non come un poveretto che “ha avuto un momento di distrazione”. Vogliamo alberi, panchine, bambini che attraversano senza il terrore negli occhi.
A proposito: questa mattina un’automobilista stava schiacciando sulle strisce me e mia figlia piccola. Ci è andata bene. Perché a Roma ogni tre giorni qualcuno muore. E non per un vaso.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, 6/26)
#italiennéandertalien
#claudiomoltobenvisto
8 juin 2026
(M)INETTI DEI SUSSIDI STATALI
Sconfortante, avvilente: i giornali finanziati da noi plaudono al rinnovo della grazia a Nicole Minetti. Non serve più il fascismo per propinare veline, basta l’assegno dei sussidi statali.
Alla señorita Graciela hanno posto un’alternativa: o schiatti o ti arricchisci. La giudiziosa fanciulla ha optato per la seconda.
Licenziata per aver detto no ai capricci dei padroni del ranch, Minetti rimane intoccabile.
La procuratrice Nanni archivia per non disturbare il Quirinale.
Vogliono processare il direttore del Fatto? Benissimo: il Fatto diventerà il primo quotidiano d’Italia.
Mattarella farebbe meglio a ordinare un’ulteriore indagine su questa professionista intercontinentale: un dibattimento illuminerebbe i festini di Arcore e la la memoria del Cavaliere, che i figli vogliono preservare.
(Italien Néandertalien, 6/26)
#italiennéandertalien
6 juin 2026
CARO SERGIO, TI SARESTI POTUTO INFORMARE MEGLIO. CHE GRAN DISTRATTO CHE SEI!
SE ISRAELE AVESSE RASO AL SUOLO PALERMO PER SRADICARE LA MAFIA
5 juin 2026
CHE PACCO!
2 juin 2026
IL MENESTRELLO CONFUSO (né di qua né di là, quindi di là. La neutralità è una menzogna con la fedina sporca: aiuta il boia, mai il torturato)
30 mai 2026
NIENTE DA CAPIRE
28 mai 2026
FRANCESCO DE GREGORI: Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai, quella del portafoglio
26 mai 2026
QUESTIONARIO GEOPOLITICO (EuroCoherence Test)
Istruzioni: rispondi con sincerità. Anzi, no: rispondi come farebbe Bruxelles. Anzi, no: rispondi a caso, otterrai comunque lo stesso grado di coerenza diplomatica.
1. Qual è il calendario ufficiale della politica estera europea?
- a) Sanzioni alla Russia nei giorni pari, dialogo con Mosca e, soprattutto, acquisti di gas (perché no? Anche indiretto) nei giorni dispari.
- b) Tutti i giorni sono buoni per annunciare nuovi tribunali speciali anti-Putin.
- c) Nei weekend si riposa: si commentano solo i droni che cadono in Lettonia.
- d) Nessun calendario: l’importante è che ogni decisione venga smentita entro 24 ore, possibilmente dalla stessa portavoce.
2. L’Ue si definisce “campione della pace”. In che modo la persegue concretamente?
- a) Consegnando 90 miliardi di “prestito” in armi, che bastano giusto un anno di guerra a oltranza.
- b) Aggiornando la lista delle sanzioni così in fretta da dimenticare di aver appena ricomprato gas russo tramite l’India.
- c) Invitando Kiev a non arrendersi mai, anche se perde il 50% del territorio e deve arruolare dodicenni e over 70 enni.
- d) Sostenendo che il modo migliore per ottenere la pace sia prolungare la guerra all’infinito e rinviare sine die ogni negoziato.
3. Qual è il principio guida dell’Ue quando si tratta di condannare le stragi di civili?
- a) Se le vittime sono russofoni del Donbass, colpiti da armi europee, non è successo nulla.
- b) Se la rappresaglia russa fa quattro morti, è “vendetta di Putin” e “ricatto nucleare all’Europa”.
- c) Le vite dei russofoni valgono zero, quelle degli ucraini sotto attacco russo valgono titoli di giornale.
- d) Tutte le precedenti, purché il comunicato stampa non superi le 500 battute.
4. Perché l’Unione Europea continua a comprare gas russo mentre impone sanzioni?
- a) Perché il gas che arriva via Turchia, India o Spagna improvvisamente non è più russo , è “gas eticamente redento”.
- b) Le sanzioni servono solo a punire noi stessi, così il prezzo del gas aumenta e l’economia europea impara la più orrenda delle parole di questi anni: la resilienza.
- c) Per coerenza: se sanzionassimo davvero il gas, saremmo costretti ad ammettere di avere una dipendenza, e sarebbe imbarazzante.
- d) Il gas è come il vino: invecchiando in dogana, diventa autoctono.
5. Zelensky fa l’ennesimo “pianto greco” in tv perché servono più armi. Come reagisce Bruxelles?
- a) Apre immediatamente la cassa, pur di non doverlo più sentire.
- b) Annuncia il 71esimo pacchetto di sanzioni, tanto per cambiare aria.
- c) Gli concede altri miliardi, e poi si stupisce quando scoppia un nuovo scandalo di ruberie sugli aiuti.
- d) Tutte le precedenti, più un tweet di von der Leyen con la bandiera ucraina e l’hashtag #StandWithUkraine.
6. Un drone ucraino deviato finisce in Lettonia e la premier si dimette per non aver protetto il Paese. Di chi è la colpa?
- a) Di Putin: anche se il drone è ucraino, la colpa è sempre sua. È la regola.
- b) Di Zelensky, ma non si può dire perché è l’amico da proteggere.
- c) Della Lettonia, che avrebbe dovuto intercettare i droni “amici” con più convinzione.
- d) Dell’Ue, che non ha ancora brevettato un algoritmo per attribuire automaticamente a Putin qualsiasi oggetto volante non identificato.
7. L’anno scorso si parlava tutti i giorni di “droni russi” negli Stati baltici e in Polonia. Poi si è scoperto che:
- a) Erano droni ucraini deviati da barriere elettromagnetiche o abbattuti e rimessi in volo come false flag.
- b) Non importa: ormai l’allarme era stato lanciato, e la rettifica è finita in terza pagina in un trafiletto.
- c) “Ha stato Putin” anche questa volta, perché la propaganda non si corregge mai.
- d) Tutte le precedenti, e per favore mai chiedere scusa alla Russia.
8. Secondo l’Ue, l’espansione della Nato fino ai confini della Russia è:
- a) Un innocente allargamento di un’alleanza difensiva, e chi lo percepisce come minaccia è un paranoico.
- b) La realizzazione del sogno di ogni russofobo: puntare missili a pochi minuti da Mosca e dire “noi? minacciosi?”.
- c) Un diritto sovrano dei popoli, mentre qualsiasi mossa russa per proteggersi è “aggressione imperiale”.
- d) Un dettaglio irrilevante, perché la Russia non ha mai espresso preoccupazioni al riguardo... ah no, le ha espresse, ma abbiamo fatto finta di niente.
9. Cosa fa l’Unione Europea quando scopre che gli aiuti a Kiev sono finiti in un vortice di corruzione?
- a) Istituisce una commissione d’inchiesta che pubblicherà i risultati quando l’Ucraina sarà membro dell’Ue.
- b) Dichiara che sono “fake news russe”, anche se i documenti li ha pubblicati la Corte dei Conti ucraina.
- c) Invia altri fondi per compensare quelli rubati, così il bilancio torna in pari.
- d) Si rammarica e poi distoglie lo sguardo verso un nuovo tribunale speciale per Putin.
10. L’Ucraina sta perdendo terreno da tre anni. Qual è la strategia europea per la “vittoria”?
- a) Continuare a crederci ciecamente, perché ammettere il fallimento sarebbe troppo doloroso per l’autostima.
- b) Allungare il brodo con prestiti annuali e dichiarazioni roboanti, finché non finiranno gli ucraini o le munizioni.
- c) Delegittimare chiunque parli di negoziati dandogli del “putiniano”, così la guerra può durare altri dieci anni.
- d) Non esiste una strategia: l’importante è che l’industria bellica fatturi.
11. Che cosa risponde l’Ue a chi ricorda che gli stessi servizi USA sanno dal 2022 che Putin non vuole né Kiev né l’intera Ucraina, ma solo Donbass, corridoio di sud-est e garanzie di sicurezza?
- a) “Putin mente”, senza rendersi conto che così si smentiscono anche i propri 007.
- b) “Anche se fosse vero, non possiamo dargliela vinta: ci siamo spinti troppo oltre per tornare indietro”.
- c) Silenzio assordante, interrotto da un nuovo annuncio di fornitura di carri armati.
- d) “I negoziati? Sì, subito, ma solo dopo aver vinto la guerra. Cioè mai.”
12. Qual è il vero scopo delle sanzioni europee contro Mosca?
- a) Far crollare l’economia russa (missione fallita dal 2014, ma mai perdere la speranza).
- b) Dare un contentino morale all’opinione pubblica occidentale, mentre il gas russo continua ad arrivare.
- c) Farci del male da soli per dimostrare che siamo disposti a soffrire pur di non parlare con Putin.
- d) Rendere la burocrazia ancora più complessa: così si creano posti di lavoro per gli estensori di sanzioni.
13. Perché l’Europa non sanziona Israele con la stessa foga con cui sanziona la Russia?
- a) Perché abbiamo bisogno del suo gas per affrancarci da Mosca...o almeno per raccontarcelo.
- b) Perché ha un potente sistema di spionaggio e sa troppe cose sui leader europei (parola del commentatore Davide).
- c) Perché il paragone è scomodo e costringe a fare i conti con la propria ipocrisia selettiva.
- d) Perché l’Unione Europea applica i valori universali solo quando fanno comodo geopoliticamente.
14. I media “liberi” europei ci raccontano che ogni attacco russo è “vendetta di Putin”. Cosa omettono sistematicamente?
- a) Che spesso la cosiddetta “vendetta” è una rappresaglia a un attacco ucraino precedente.
- b) Che le armi con cui l’Ucraina ha colpito i civili nel Lugansk erano made in Ue.
- c) Che i morti russofoni contano meno, perché non suscitano la stessa empatia a reti unificate.
- d) Tutto, perché il racconto a una dimensione fa vendere più copie e non incrina il fronte bellico.
15. In cosa si traduce, nella pratica, la “coerenza” tanto decantata dalla classe dirigente europea?
- a) Nel tenere due pesi e due misure con la grazia di un elefante in cristalleria.
- b) Nell’avere giorni pari e dispari per sanzioni e dialogo, senza che nessuno se ne accorga.
- c) Nel dichiarare Putin Satana mentre gli si paga il gas, e nel chiedere la pace moltiplicando le armi.
- d) Nel ripetere a macchinetta che “la Russia è isolata”, mentre mezzo mondo commercia con lei e ride di noi.
16. La dichiarazione “se anche l’Ucraina perdesse il 30, 40 o 50% dei territori, noi continueremmo a fornire armi” dimostra che:
- a) La fede nella vittoria è ormai una religione con tanto di rito e offerta in denaro.
- b) L’unica vera politica estera europea è buttare soldi in armi a oltranza.
- c) La sorte degli ucraini interessa fino a un certo punto: quel che conta è non far vincere Putin, anche a costo di non far vincere nessuno.
- d) Bruxelles ha già prenotato il rinnovo del “prestito” per l’anno prossimo.
17. Cosa rischia concretamente l’Unione Europea portando avanti questa linea?
- a) Nulla: tanto il contribuente paga e non fiatava nemmeno quando il gas costava il triplo.
- b) Di restare senza alleati fuori dal continente, visto che gli Usa di Trump sono impantanati in Iran e cominciano a guardare altrove.
- c) Di scoprire, troppo tardi, che l’Ucraina non può vincere e che l’unico risultato sarà un’Europa più povera, meno sicura e totalmente ridicola.
- d) Tutto quanto sopra, ma nessuno leggerà questo test perché tanto è già stato etichettato come propaganda filorussa.
18. Qual è l’approccio dell’Ue ai “negoziati di pace”?
- a) Sì ai negoziati, ma solo se Putin si inginocchia prima e restituisce anche la Crimea.
- b) Rinvio sine die: prima bisogna vincere, poi si negozia. E siccome la vittoria non arriva, non si negozia mai.
- c) Organizzare conferenze internazionali a cui la Russia non è invitata, per parlare di pace da soli.
- d) La pace è un concetto astratto: meglio concentrarsi sul prossimo pacchetto di sanzioni.
19. Se un giorno la guerra finisse e si scoprisse che l’Ue ha mentito su tutto, come reagirà Bruxelles?
- a) Darà la colpa ai “disinformatori russi” che hanno avvelenato il dibattito.
- b) Sosterrà di aver sempre creduto nella diplomazia, ma che le circostanze l’hanno costretta a inviare armi.
- c) Nominerà una commissione d’inchiesta con scadenza al 2050.
- d) Non reagirà affatto: si passerà immediatamente alla prossima emergenza mediatica, dimenticando tutto.
20. In definitiva, qual è l’unica vera politica dell’Unione Europea?
- a) Sperperare soldi in armi fino all’ultimo euro, e chiamarlo “investimento in sicurezza”.
- b) Mantenere una posizione di doppio standard così impeccabile da far invidia ai migliori giocolieri.
- c) Seguire la corrente, possibilmente in direzione opposta alla ragione.
- d) Una sola politica non c’è: ci sono tante micro-politiche contraddittorie che, messe insieme, danno l’impressione di una bussola in tilt permanente.
Calcola il tuo punteggio di “EuroCoerenza”:
- Se hai risposto in maggioranza a, b o c in modo variabile, sei esattamente il profilo che Bruxelles cerca: capace di sostenere oggi il contrario di ieri senza battere ciglio.
- Se hai risposto quasi sempre d, hai smascherato il gioco: sei un pericoloso eretico, probabilmente un “agente del Cremlino” (o semplicemente uno che legge le notizie fino in fondo).
- Se hai trovato il test faticoso, consolati: le contraddizioni dell’Ue sono molto più faticose da digerire. E sono vere.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, 5/26)
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#frammentiperlapocalisse
25 mai 2026
IL DUELLO CHE VERRÀ: VANNACCI E MARINA B.
Il centrodestra sta scricchiolando, è un lento cedimento. Da una parte il generale Roberto Vannacci, che sta raccogliendo tutti i delusi, gli arrabbiati, quelli che a Fratelli d’Italia non hanno avuto il posto in prima fila. Decine di parlamentari hanno già la valigia pronta. La metà vengono proprio da Giorgia Meloni. Un’emorragia. I sondaggi scalano.
E la premier lo sa. Dietro le quinte, ha già mandato il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami in missione esplorativa per conto di Fratelli d’Italia: studiare le intenzioni di Vannacci e del suo Futuro Nazionale, sondare possibili punti di contatto, misurare la rigidità delle sue posizioni filorusse sulla guerra in Ucraina. L’obiettivo? lasciargli la propaganda contro il sistema ma portarlo a un allineamento parlamentare. Vincere a tutti i costi, per restare a Palazzo Chigi altri cinque anni. Meloni vuole coprirsi a destra, e Vannacci serve in coalizione.
Dall’altra parte, nell’ombra, c’è Marina Berlusconi, la recente cavaliera del Lavoro tanto omaggiata da Mattarella. Quella che non vuole fare la politica, ma che forse sarà “costretta”, come il padre, a berne l'amaro calice. Il cognome pesa, e il centro moderato oggi è orfano. L’ultimo sondaggio che ho visto (Only Numbers) dice che uno su tre degli italiani la vorrebbe alla guida di Forza Italia. Nel centrodestra supera il cinquanta per cento.
La vedono più competente che carismatica. Brava manager, testa quadrata, ma non ha il fuoco del padre. Silvio, quello sì che sapeva accendere le piazze. Marina è diversa: riservata, quasi monacale. E in politica la riservatezza è un lusso che pochi possono permettersi. Eppure, sul tavolo della partita ha già messo un paletto che pesa come un macigno: Forza Italia, con il nuovo corso da lei impresso, non ha alcuna intenzione di mettersi a braccetto con Vannacci, alleato in Europa di AfD. In caso di patto tra Meloni e il generale, Marina chiederebbe al segretario Tajani di prendere le distanze, facendo scattare un meccanismo imprevedibile.
La resa dei conti arriverà, prima o poi. Da un lato Vannacci, che parla al “popolo vero”, quello che si sente tradito dalle élite e che intanto gestisce con piglio accentratore il suo movimento, tra malumori interni e i 60mila iscritti rivendicati, convinto di bastare a se stesso. Dall’altro Marina, che rappresenta la continuità borghese, l’impresa, la stabilità. Due Italie che non si parlano. Meloni? Sta già arretrando, silenziosamente. Il suo spazio a destra viene eroso dal generale, quello moderato dal richiamo del cognome.
Vannacci ha però una dote che a Marina manca: la capacità di mobilitare le viscere. Lui urla, lei sussurra. Lui promette la rivoluzione dei “veri italiani”, lei garantisce ordine e conti in riga (i suoi!). In Italia, sovente vince chi urla meglio. Tuttavia non sottovalutiamo il silenzio di Marina. A volte è più minaccioso di mille comizi. E se scenderà in campo. quando lo farà, non sarà per fare la comparsa. Sarà per dire: “Basta, adesso ci penso io”. La destra ha bisogno di eroi, ma anche del grano di un cognome che pesa mezzo secolo di storia.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, 5/26)
16 mai 2026
LA MARCIA MARCIA DELLE BANDIERE (Occupano, cacciano, sfilano davanti a case vuote e ancora hanno il coraggio di dire che gli antisemiti sono gli altri)
A Gerusalemme la gioventù del popolo perseguitato ha sfilato sventolando bandiere e gridando “Morte agli arabi”. Il governo israeliano ha applaudito: non sono teppisti, è l’esercito del sionismo peggiore in libera uscita didattica.
Attenzione alle parole: ormai non si dice pogrom, si dice “Marcia delle bandiere”. Una trovata di marketing che trasforma un linciaggio etnico in una festa patronale.
La bandiera, talvolta, è uno straccio che ti autorizza ad ammazzare il vicino. E se non hai un vicino da ammazzare perché è già scappato o è barricato in casa, non importa: il vuoto lo hanno creato prima. Negozi sprangati, chiese chiuse, arabi rintanati come topi mentre la polizia proteggeva i manifestanti dai palestinesi assenti. Missione compiuta: impedire che l’assenza provocasse qualcuno.
Una coreografia perfetta di rave del testosterone: ragazzini da TikTok e rabbini fascisti che si scambiano selfie e sputano ai giornalisti.
Il morbo del nazionalismo religioso si diffonde, mentre l’Occidente si gode lo spettacolo compiaciuto di un’occupazione militare travestita da sagra.
Israele è “l’unica democrazia del Medio Oriente”, e si vede, visto che è l’unica dove un ministro può dichiarare che i civili affamati “meritano solo una pallottola in testa”, e subito dopo viene invitato al rinfresco istituzionale.
Pare che Dio avesse inizialmente condannato la marcia, ma poi ha rettificato: ha condannato i palestinesi che non applaudivano.
È un’interessante strategia per normalizzare l’annessione: la chiami tradizione, le dai un ritmo annuale, ci metti un DJ e intanto qualcuno fa affari con la ricostruzione di Gaza.
Un crimine di guerra coreografato come una parata nazionale, con il patrocinio del Comune di Gerusalemme e la regia del ministero della Sicurezza Nazionale.
L’Europa, nel frattempo, blatera di accordi commerciali mentre Amnesty International la implora di fermare tutto.
Ma come si fa a fermare un carnevale dell’odio dove un ragazzo educato all’odio ti spiega, sputandoti addosso: “Grido morte agli arabi perché è divertente, e poi sono nostri nemici”?
Non è un incidente isolato. L’anno scorso stessa scena: migliaia di israeliani a Gerusalemme Est occupata scandivano “Gaza è nostra”, “Che i loro villaggi brucino”, “Maometto è morto”. E il ministro Ben-Gvir passeggiava sorridente. È tornato, con il collega Smotrich che intende “ricostruire il Tempio” al posto della moschea di Al-Aqsa.
La Città Vecchia è diventata un macabro luna park: gruppi di israeliani prendono di mira negozianti, donne velate e passanti. Sputi, furti, irruzioni nelle case, devastazioni. La polizia, quando c’era, guardava. “Forze dell’ordine” è un eufemismo: erano lì per proteggere il diritto alla violenza. Se un palestinese si fosse sporto da una finestra, sarebbe stato denunciato per disturbo della quieta pulizia etnica.
Così si celebra la Nakba: non come catastrofe, ma come catena ininterrotta. E la marcia delle bandiere è il remake ufficiale di un film tedesco già visto.
(A. Battantier, Frammenti per l’Apocalisse, 5/26)
#frammentiperlapocalisse
13 mai 2026
AVETRANA: FRAMMENTI DI UN DELITTO
Il cellulare giaceva in un campo, semibruciato. E’ il punto esatto dove il mondo ha smesso di girare come doveva. D’estate, ad Avetrana, le persiane sono chiuse per il sole, ma le voci passano lo stesso, sottili come lame. L’orgoglio è una stanza senza polvere: le sedie allineate, il passato rimosso con cura. La gelosia è un paio di infradito fuori dalla porta, una di qua e una di là, simbolo di un’andata al mare che non c’è stata. Perché lei, Sarah, aveva quindici anni e la leggerezza di chi può arrivare in ritardo.
11 mai 2026
FINANZIAMENTI PUBBLICI ITALIANI (ED EUROPEI) AI GIORNALI
“Pensioni, la metà degli italiani prende ‘troppo’: come rivedere i sussidi (e finirla con il buonismo)” (Corriere della Sera, 5.5)
7 mai 2026
A PORNOFINO HANNO INTITOLATO UN SENTIERO A SILVIO BERLUSCONI (Meglio sarebbe stato un Pantano, dove sprofondano il buon costume e la memoria)
A Portofino (da oggi "Pornofino") hanno intitolato un sentiero a Silvio Berlusconi. L’uomo dei bunga bunga, delle condanne definitive per frode fiscale, dei festini con nani e mignottocrazia, oggi è una meta escursionistica. Il sindaco Viacava, d’accordo con la famiglia, l’ha piazzato lassù al parco di Castello Brown.
Che paese da operetta siamo diventati: una repubblica fondata sulla vanità; sarebbe stato più adatto intitolargli una palude: il Pantano del Bunga Bunga, dove sprofondano il buon costume e la memoria. Il sentiero Silvio Berlusconi: il percorso a ostacoli più difficile d’Italia, dove inciampi in tangenti a ogni falcata e gli alberi sono decorati con i volti di Ruby e Minetti.Mi si dirà: poveretto Silvio, quanto ha sofferto. Ha persino scritto un libro, “Le mie libagioni”, Diario intimo di Silvio (B) Pelvico. Capolavoro ignoto, manoscritto trovato in una bottiglia di champagne.
E noi gli dedichiamo una passeggiata, perché -evidentemente- il berlusconismo vende ancora, come i suoi gettoni d’oro nelle televisioni di famiglia.
Si inaugurano viottoli per un pregiudicato e continuiamo a berci la retorica del bunga bunga come fosse vino pregiato.
Ci voleva un sentiero per Berlusconi: cammini, guardi il panorama, e respiri l’aria tossica di una nazione che santifica i suoi mascalzoni.
#italiennéandertalien
MICHELE SERRA E L’ELOGIO DEL GIORNALISMO LIBERO
Quanta saggezza nell’elogio di Michele Serra del New York Times. Tredici milioni di abbonati che si affidano a un’agenzia di selezione delle notizie come il paziente dal dentista.
6 mai 2026
L’IMPERO AMERICANO SI ABBUFFA DI SANGUE E GREGGIO E A NOI SERVI LASCIA IL CONTO DELL’ENNESIMA GUERRA PER LE RISORSE (mascherata da lotta al terrorismo)
“Inflazione al 2,8%”. Una famiglia tipo, due adulti e un figlio, si ritrova 926 euro in meno. Se avete un fratello, diventano 1.279. Questo perché due mesi fa Stati Uniti e Israele hanno deciso di aggredire l’Iran, e la guerra ha chiuso lo Stretto di Hormuz come un tappo.
Epperò Meloni ha rinnovato il taglio delle accise: 20 centesimi sul diesel, 5 sulla benzina. Cinque! Quando la benzina supera 1,9 euro al litro, ti lanciano una monetina.L’Iran è la scusa, il petrolio il bottino. Le multinazionali statunitensi degli idrocarburi se la ridono: l’Europa perde mezzo miliardo al giorno, 27 miliardi in sessanta giorni, e quei soldi vanno a finire nei conti della Exxon. È -letteralmente- una rapina a mano armata con i missili Patriot.
La chiamano “guerra di civiltà” e intanto ci svuotano le tasche. Ci insegnano a odiare l’ayatollah, ma il vero imam siede nel consiglio di amministrazione di una compagnia petrolifera.
Bombardano l’Iran per farci pagare la benzina a 1,9 euro. Ursula von der Leyen ammette che perdiamo 500 milioni al giorno, con la faccia di chi ha il culo al posto della faccia.
Come fa Hormuz ad essere bloccata, il petrolio alle stelle e, nel frattempo, i giganti americani del fracking triplicano i profitti? I disastri sono la loro stagione di raccolta.
Intanto la Meloni fa la formichina: 20 centesimi al diesel, 5 alla benzina.
Che una famiglia debba scegliere tra la frutta e il dentifricio mi offende il buon gusto. E 5 centesimi sono un insulto all’intelligenza.
Un governo che chiama “taglio” una mancia mentre la gente mangia meno per far quadrare i conti.
L’impero americano si abbuffa di sangue e greggio e a noi servi lascia il conto dell’ennesima guerra per le risorse, mascherata da lotta al terrorismo. Ho letto il titolo di un giornale: “Accise, il governo corre ai ripari”. Correre al riparo dove? Nel cratere di una bomba?
(A. Battantier, Italien Néandertalien, 5/26)
#italiennéandertalien
5 mai 2026
TRUMP TWITTA “COMPRATE!” E WALL STREET SCATTA (ma i media complici continuano a chiamarle “anomalie”)
Trump twitta “COMPRATE!” e Wall Street scatta. La Sec (l'ente federale statunitense preposto alla vigilanza dei mercati finanziari, nato per proteggere gli investitori, mantenere l'ordine e l'efficienza degli scambi) è stata evirata. Atkins ha tagliato il 17% del personale e dimezzato i fondi.
Il clan Trump ha incassato tra 1,4 e 4 miliardi. Il furto di un presidente che dice “compra” e poi fa salire tutto. La slot machine col ciuffo.Il 9 aprile 2025, alle 13:08, valanga di call options. Alle 13:18 “rinvio dazi 90 giorni”. S&P +9,5%, Nasdaq +12,2%, DJT +21%. Coincidenza? No!
Questo è succhiare soldi dal cesso di Mar-a-Lago. Polymarket (sito che trasforma eventi reali in scommesse anonime che muovono miliardi) scommette sulla guerra, è bandito in 33 paesi, in Usa no. Donald Jr. è consigliere. La menzogna ha quotazione piena. L’unica verità è il foglio Excel di chi vendeva petrolio sei minuti prima del tweet.
Per incriminare il vampiro finanziario Dodo, serve la prova che abbia comprato. Ma lui non compra: fa comprare. E la Sec, decapitata, non indaga. Ogni tregua è un preliminare, ogni bomba un pagamento. Trump è il sintomo terminale.
Si incontrano operatori nei corridoi di Wall Street: Bombardiamo o tregua? Così piazzo l’ordine. Siamo in attesa che il modello arrivi qui col “Meloni market” sui dazi del Parmigiano.
11 maggio 2025 farmaci: venerdì opzioni al ribasso, lunedì annuncio taglio prezzi, settore giù del 4,8%.
Il 6 aprile 2025 il segretario al Tesoro corre a Mar-a-Lago. Mercoledì messaggio in codice “GRAN MOMENTO PER COMPRARE! DJT” e poi il rialzo. Lui si vanta: “Schwab ha guadagnato 2,5 miliardi, non male!”.
Ogni bomba una leva. La Casa Bianca è un hedge fund con i codici nucleari.
Iran, 23 marzo 2026: futures per 580 milioni prima del tweet “trattative molto buone”. Greggio -14%. E il 7 aprile: in un minuto vendite per 760 milioni, poi “Stretto di Hormuz navigabile” (falso).
Chi vendeva? I media complici le chiamano “anomalie”.
È capitalismo predatorio in diretta. Come si fa a sapere quando comprare?
Quando Dodo twitta un cuoricino.
L’impero è un cadavere in doppiopetto, ma le sue azioni vanno a ruba.
New York puzza di greggio e ipocrisia, a quest'ora stanno già piazzando qualche ordine.
Anche l’apocalisse e l'età della pietra sono un’opportunità d’acquisto. Datevi da fare, è un buon momento per comprare il biglietto per l’inferno.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, 5/26)
#italiennéandertalien
1 mai 2026
LA NOTTE IN CUI DISTINGUEREMO UNA SUORA DA UN SACCO DI BOXE (Il problema è che la suora studiava la Bibbia senza il brevetto esclusivo del “popolo eletto”)
Appena decadrà l’impero americano, finirà lo scudo protettivo e potremo dire addio ai sionisti. Mentre laggiù a Gerusalemme un trentaseienne ebreo prende a calci in faccia e in corpo una suora francese, ricordo che Shimon Peres, a Davos nel 2000, raccontò quella storiella del rabbino: “È giorno quando vedi uno straniero e lo confondi con tuo fratello”.
Peccato che sul Monte Sion, il giorno non sia mai arrivato. La suora a terra, lo straniero che ti pesta la faccia contro una roccia, e tu confondi suo fratello con il tuo aguzzino. L’Ultima Cena si trasforma in Ultima Prognosi. Trenta giorni di prognosi, per la precisione.
Diranno che la suora era un kamikaze. Un popolo che ha subìto la Shoah, una generazione dopo, si comporta con più abietto cinismo, trasformando la memoria in una mazza chiodata. Se smetti di essere vittima e diventi picchiatore seriale, il passato non ti assolve: ti fornisce solo un alibi di lusso.
Chiedetelo ai coloni in Cisgiordania, che in nome della Bibbia bastonano palestinesi e, scusate, anche i palestinesi sono semiti, fisicamente identici, ma qui le razze le decidono i ministeri di Netanyahu, Ben Gvir e Smotrich. Il sospettato, nazionalità “al vaglio”. Certo, come no. “Potenziali intenti razzisti”, dice la polizia.
Potenziali. Come se prendere a calci una religiosa non fosse già un cv del razzismo applicato. Non è un episodio isolato, lo ammette pure l’Università Ebraica: “preoccupante schema di crescente ostilità”. Schema. Non esplosione emotiva, non raptus: ingegneria dell’odio, manutenzione quotidiana. Sputi contro il clero, insulti, statue di Gesù vandalizzate in Libano da soldati israeliani. Soldati di uno Stato che su X condanna l’atto “vergognoso” ma poi protegge chi sputa, chi rompe, chi stupra, chi prende a calci una suora che studiava Bibbia e archeologia.
Il problema non è la suora: è che studiava la Bibbia senza il brevetto esclusivo del “popolo eletto”. Non puoi appropriarti della terra e anche del copyright su Dio. C’è un monopolio verticale dell’eternità che cozza contro i Vangeli. Ecco perché quando l’Antico e il Nuovo Testamento saranno pubblicati in fascicoli separati e indipendenti, forse potremo discuterne senza che qualcuno giustifichi un pugno con Deuteronomio.
Hannah Arendt, rispondendo a Scholem che l’accusava di non amare il popolo ebraico, disse: “Io non amo gli ebrei, sono semplicemente una di loro”. L’amore tribale è la foglia di fico di ogni sopraffazione.
Amare un popolo senza amare la giustizia è soltanto nazionalismo con il singhiozzo. E quando l’impero americano finirà di fare da scudo protettore -e sta finendo- il “giorno” del rabbino potrebbe davvero spuntare.
Ma sarà un’alba senza protezioni, senza ambasciate, senza comunicati su X. Sarà il giorno in cui i sionisti dovranno confondere un palestinese, un cristiano, un ateo, con un fratello. Non per amor di pace, ma per sopravvivenza geometrica.
Peccato che per allora la suora avrà ancora i lividi sul lato destro del volto. E noi, da lontano, avremo capito che la notte non finisce con una storiella a Davos. Finisce quando smetti di sopraffare.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, 4/26)
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