SE LE AUTOMOBILI FOSSERO DEI VASI (Il culto dell’automobile è l’unica religione che ammette il sacrificio umano senza chiamarlo tale)
Ogni tre giorni a Roma muore una persona investita. Dieci persone al mese. Un bollettino di guerra. Il mio amico Claudio Molto Benvisto propone il paragone del macabro gioco dei vasi, rende bene l’idea: se ogni tre giorni un vaso cadesse da un balcone e spiaccicasse un passante, dopo il terzo vaso butteremmo giù mezza città, alla ricerca del perché e del percome dell’assurda situazione: vento forte, ferro dei portavasi arrugginito o fissaggi lassi, vasi posizionati a bordo senza parapetto, distrazioni durante la pulizia, urto accidentale di animali o persone, mancata manutenzione e materiali degradati (plastica fragile, terracotta crepata), il peso eccessivo o uno sbalzo termico che possono rompere il supporto. In sostanza: incuria e assenza di controlli.
Invece con le auto? "Eh, incidenti". No, sono omicidi stradali con la scusa della distrazione. Ma chiamateli come vi pare, tanto il morto è sempre dalla parte sbagliata.
La verità è che, ad oggi, la strada non è di tutti. La strada è degli automobilisti. Il pedone è un immigrato clandestino sul proprio marciapiede. Il ciclista è un terrorista che osa chiedere 150 centimetri di asfalto.
E intanto le auto parcheggiate invadono i marciapiedi, bloccano le strisce, trasformano le città in un parcheggio a cielo aperto per barelle di lamiere che vengono usate tre ore al giorno.
Il culto dell’automobile è l’unica religione che ammette il sacrificio umano senza chiamarlo tale.
Non vogliamo abolire le auto.
Vogliamo solo che chi guida un pezzo di ferro da una tonnellata smetta di comportarsi come se il codice della strada fosse un’opinione.
Vogliamo che un pirata della strada venga trattato come un pirata, non come un poveretto che “ha avuto un momento di distrazione”. Vogliamo alberi, panchine, bambini che attraversano senza il terrore negli occhi.
A proposito: questa mattina un’automobilista stava schiacciando sulle strisce me e mia figlia piccola. Ci è andata bene. Perché a Roma ogni tre giorni qualcuno muore. E non per un vaso.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, 6/26)
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