Bocchino è una specie di fenomeno da baraccone mediatico: un ex politico talmente irrilevante che per sopravvivere ha dovuto inventarsi un nuovo lavoro. Quale?
Quello di dire solennemente tutto e il contrario di tutto, possibilmente con la faccia seria di chi non sa di essere diventato una barzelletta.
Ma non infieriamo. Sarebbe troppo facile. Diciamo piuttosto che lui è pagato per questo. Qualcuno deve pur giustificare l’insensatezza, no?
E lui lo fa con zelo, con quella lingua lunga che mente pur sapendo di mentire, perché tanto, l’importante non è essere sinceri, ma sembrarlo.
Il governo, e con esso i suoi araldi come Bocchino, ci racconta che la giustizia va “riformata” per essere più giusta. Ma a me sembra che stiano preparando il terreno per una bella, comoda impunità.
Quelli che oggi ci chiedono di votare SÌ al referendum, quelli che ci dipingono il NO come la fine del mondo, hanno un curriculum di tutto rispetto:
Hanno depenalizzato il falso in bilancio. Per le aziende, una pacchia. Per i cittadini che ci rimettevano i risparmi, un po’ meno.
Hanno eliminato l’abuso d’ufficio. Ora, un sindaco o un politico che fa un favore a un amico, non rischia più nulla. Magari è una svista, dicono. Già.
Hanno smantellato la “spazza corrotti”. Quella legge che dava fastidio a troppa gente, evidentemente.
Hanno messo il bavaglio alle intercettazioni. Perché il ministro Nordio dice che i mafiosi non parlano al telefono. Peccato che Matteo Messina Denaro, l’ultimo padrino, sia stato preso proprio così. Ma sono dettagli, si sa.
Hanno deciso che se un amministratore pubblico combina un disastro con i soldi di tutti, paga solo il 30% e massimo due annualità dello stipendio. Se uno ruba un’auto, gli toglie la patente a vita. Se uno sperpera milioni, “sono errori di gioventù”.
E poi il capolavoro: hanno stabilito che prima di arrestare qualcuno, bisogna avvisarlo con cinque giorni di anticipo:
“Gentile, reverendissima eccellenza mafiosa, le comunichiamo che martedì prossimo, se non ha impegni, gradiremmo arrestarla. La preghiamo di non scappare e di tenere le prove a portata di mano”.
È accaduto a Venezia: preavviso, fuga, e nessuno che si sia dimesso.
Preavviso per le perquisizioni. Giusto il tempo di far sparire computer, carte, o di avvertire i complici. Tutto normale, pare.
E allora, quando sento la Meloni dire che se vince il NO le nostre strade saranno piene di stupratori e assassini, mi viene l'amaro in bocca. Loro contano sulla paura, sull’ignoranza, sulla fretta.
Vogliono il SÌ per dire: “Abbiamo le mani libere”. Noi, invece, votiamo NO per dire che la legge deve essere uguale per tutti.
Perché se la Santanchè, indagata su indagata, è ancora al suo posto, e un disoccupato che ruba al supermercato finisce in galera, qualcosa non quadra.
Se Toti, Fitto, Delmastro, e tutti gli altri, quando sbagliano vanno processati come un comune mortale, allora forse possiamo parlare di giustizia.
Altrimenti, è solo una barzelletta. E Italo Bocchino, con la sua faccia seria, ne è il testimonial perfetto.
Noi, con rispetto e senza arroganza, diciamo NO. Per la Costituzione, per la dignità, e per quei poveretti che, senza cinque giorni di preavviso, in galera ci finiscono davvero.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, Mip Lab, 3/26)
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