16 mars 2026

SI’ SI’...COME NO!

Tra pochi giorni, il 22 e 23 marzo, voteremo per questo referendum sulla Giustizia e mi domando: ma stiamo parlando della stessa riforma? Perché a sentire i promotori del Sì, pare che stiamo per varcare le porte del paradiso, dove gli errori giudiziari saranno solo un brutto ricordo.

Si sentono in giro storie che stringono il cuore. Gente che ha passato anni in galera e poi è stata riconosciuta innocente. Sono tragedie, non c'è che dire. E allora, chi è il colpevole? Per chi vuole il Sì, la risposta è semplice: il magistrato. Anzi, la "casta" dei magistrati. Ma questa riforma, cari signori che voterete Sì, vi pare che li elimini, gli errori?

Ecco cosa succede se vince il Sì: i magistrati restano uomini. E l'uomo, si sa, sbaglia. Per fortuna, nel nostro sistema, gli errori giudiziari veri e propri sono statisticamente un'eccezione, un microscopico 0,0…per cento . Ma il punto non è quello. Il punto è che voi, con questo voto, non state comprando l'infallibilità divina. State solo spostando il potere.

Il caso Palamara. Una bella storia che ci ha insegnato come funzionano certi equilibri. Tutti a gridare allo scandalo, a puntare il dito contro le correnti. Ma guardiamo cosa è successo dopo. Ricordate i politici coinvolti in quelle trame? Uno di loro, guarda caso, è stato riammesso in magistratura. Proprio così: i colleghi del Senato, chiamati a valutare, hanno deciso che certe intercettazioni non si potevano usare. Quelle che l'avrebbero inchiodato, per intenderci.

E un altro, nello stesso calderone, è tornato a posto grazie all'Alta Corte di Stato. Magnifico. Ci sono voluti anni per scoprire che il problema non erano solo le correnti dei magistrati, ma anche certi intrecci con la politica.

E ora, con questa riforma, cosa si fa?
Si dice: separiamo le carriere, togliamo il potere alle correnti interne. Ma con cosa lo sostituiamo? Con il potere della politica. Con un sorteggio che è una presa in giro.

Vediamo cosa c'è scritto in questa riforma, in quella Gazzetta Ufficiale del 14 febbraio. Oggi il Consiglio Superiore della Magistratura ha 33 membri: 20 sono magistrati eletti dai loro colleghi, 10 sono "laici" (avvocati o professori) scelti dal Parlamento con una maggioranza qualificata dei tre quinti (e 3 membri di diritto: Presidente della Repubblica, Primo Presidente e Procuratore Generale della Cassazione). Il che vuol dire che devono piacere un po' a tutti, maggioranza e opposizione.

Con la riforma, invece, si creano due CSM, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Ognuno con 32 membri, di cui 30 "sorteggiati". Ma attenzione al trucco, perché è qui che casca il bocchino.

I magistrati vengono sorteggiati davvero tra tutti i 9.400 magistrati italiani. Invece, i membri laici, i politici, vengono "sorteggiati" da una lista che il Parlamento si prepara su misura. Una lista di "idonei", scelti con una legge ordinaria che questa maggioranza scriverà con i suoi numeri. Maggioranza semplice, niente più tre quinti. Praticamente, il governo di turno si fa la lista della spesa. E poi da quella lista, magari di 20 nomi, ne estrae a sorte 10. Lo chiamano sorteggio. Io lo chiamo nomina travestita.

E non è finita. Istituiscono anche una nuova Alta Corte disciplinare, con 15 membri. Anche qui, i conti non tornano. La presenza dei "laici" (politici) aumenta: il rapporto diventa di 3 a 2, più potere alla politica . E chi la presiede l'Alta Corte? Un laico, un politico. Non più il Presidente della Repubblica, che è garante di tutti, ma un signore scelto dalla politica. E se un magistrato viene condannato da questa Corte, a chi si può rivolgere? Solo alla stessa Corte. Niente ricorso in Cassazione. Vi pare un giusto processo? A me ricorda certi tribunali speciali, quelli che non vorremmo mai vedere.

Allora, vediamo di capirci. Chi vuole il Sì dice: "Vogliamo giudici terzi, non condizionati dalle correnti". Ma la domanda vera è un'altra: è meglio un giudice che magari subisce il fascino di una corrente interna, o un giudice che sa che la sua carriera, in un modo o nell'altro, dipende dal governo che siede a Palazzo Chigi?

Questo è il punto. Questa riforma non abolisce le correnti, le sostituisce. Le sostituisce con un legame più diretto, più verticale, con chi ha il potere esecutivo. L'ex magistrato che diventa politico o il politico che controlla chi giudica. Lo ha detto chiaramente anche chi sostiene il Sì: l'obiettivo è ridurre l'influenza delle correnti dei magistrati, perché sarebbero come partiti. Ma per farlo, si dà più potere ai partiti veri.

Domando a chi sta pensando di votare Sì: credi forse che con questa riforma non ci saranno più ingiustizie? Credi che i processi diventeranno più veloci? Ma quali prove abbiamo? L'unica certezza è che si cambia la Costituzione per dare alla politica di turno più voce in capitolo su chi indaga e chi giudica.

Gli errori giudiziari, quelli veri, resteranno. E a pagare, come sempre, sarà il cittadino comune. Anzi, forse ce ne saranno di più, perché un giudice che deve guardare in faccia al potere, forse avrà meno coraggio nel condannare un potente, ma magari più zelo nel colpire chi potente non è.

Io dico No. Non perché il sistema attuale sia perfetto, non lo è. Ma perché questa riforma non lo aggiusta. Lo peggiora. Lo piega. Chi vota Sì, magari in buona fede, sta facendo un regalo a chi vuole mettere le mani sulla giustizia. E di regali così, la nostra povera Italia, ne ha già ricevuti fin troppi.

Buon voto e, come sempre, cerchiamo di pensarci bene.

(A. Battantier, Italien Néandertalien, Mip Lab, 3/26)


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