28 févr. 2026

PREHENSIO PER CULUM: IL LATINORUM ALLA LEGGE ELETTORALE DEL MUSSOLINUM

Hanno preso la nostra voglia di contare qualcosa, di mettere una croce su un nome e sentire che quel nome ci rappresenta, e l’hanno infilata in un tritacarne. Lo "Stabilicum".

Che nome elegante, sembra un farmaco per la prostata. Lo prendi e non hai più lo stimolo. E infatti: lo stimolo a votare, a sperare, te lo toglie.

Ti dicono: "Tu, elettore, non conti niente, ma proprio niente!".

Hanno messo un po' di premio di maggioranza, ma non esageriamo, eh. Solo il 17 per cento dei seggi in regalo. Un'inezia.

Tanto l'elettore è distratto, pensa al carrello della spesa. E poi le liste bloccate, lunghe come l'elenco dei politici indagati.

Così, quando apri la scheda, ti trovi davanti una sfilza di nomi che non conosci, scelti da loro, nelle segrete stanze. E tu devi fidarti. Devi abbassare la testa e dire grazie.

Questa storia non è solo triste, è una presa per il culo colossale, e dobbiamo chiamarla col suo nome.

Nel Grande Fratello Italiano, versione politica, la concorrente, Giorgia Meloni, ha appena vinto la prova del "Premio di Maggioranza". Ha raccolto il 40% dei like, e per questo si porta a casa il 57% del potere.

È come se andassi al ristorante, ordinassi una pizza margherita, e il cameriere ti portasse anche la cena di tutto il tavolo accanto, dicendo: "Tanto lei ha ordinato per primo, si goda il surplus."  Gli altri possono guardare, annusare, e magari ringraziare che esistiamo.

Ecco, questa è la destra conservatrice al potere: un ristorante dove chi ha più fame (di potere) mangia anche la porzione degli altri, e gli avanzi li chiama "governabilità".

Ma la genialata, il capolavoro di cinismo, è il nome: "Stabilicum". Sembra il titolo di un trattato di Cicerone, invece è il nome della chiave che hanno infilato…nella serratura della nostra Costituzione per bloccarla per sempre.

E quando si fa notare che forse, regalare un sesto del Parlamento a chi prende il 40% è un tantino sproporzionato, loro ti guardano con sufficienza: "Ma no, è per la stabilità! Così non cambia mai niente, così possiamo governare per sempre, indisturbati!"

E a questo punto, il professor Ainis fischietta un vecchio adagio: se la stabilità è la virtù suprema, allora Mussolini era un sant'uomo. Trent'anni di treni in orario, di piazze piene, di consenso unanime. Una stabilità granitica, da manuale.

Quindi, ben pensato, professor Ainis. Perché non lo chiamiamo "Mussolinum"? Almeno è onesto. Almeno non si nasconde dietro l'ipocrisia di una parola finta.

Perché questa legge è esattamente questo: il "Mussolinum". Un premio per il più forte, un ceppo sulle ruote del cambiamento, una sedia elettrica per la democrazia.

E attenzione, perché l'umorismo nero di questa storia è che lo fanno in nome del popolo. "Lo vogliono gli italiani!", gridano.

Ma quali italiani? Quelli che non vanno più a votare perché sanno che tanto la loro scheda finirà nel calderone delle liste bloccate? Quelli a cui hanno spiegato per anni che la politica è una cosa sporca, e ora si ritrovano con le prove del DNA su ogni articolo di questa legge?

Da una parte, loro, con i loro calcoli e i loro latinorum, che cucinano un piatto di merda chiamandolo "Stabilicum". Dall'altra, un paese che si barcamena tra l'indignazione e l'apatia, ormai rassegnato all'idea che la politica sia una cosa da guardare in tv, come una serie trash di cui ormai sai già la fine. È un documentario esplosivo sulla fine della rappresentanza, girato con la telecamera a infrarossi per vedere bene le facce di chi ci sta fottendo.

Lo fanno sembrare complicato. Parlano di soglie, di ballottaggi nazionali, di creature ibride tra proporzionale e maggioritario.

Ma non è complicato, è semplice: ci stanno togliendo il voto. Ce lo stanno sequestrando. Hanno preso la cosa più sacra in una democrazia, quella per cui la gente è morta, e l'hanno trasformata in un'azione di disturbo, in un optional, in un fastidio da gestire.

In Italia, l'unica cosa stabile è il potere di chi ce l'ha, e l'unica cosa certa è che il nostro voto, ancora una volta, non conta niente.

Il "Mussolinum", non è solo un trucchetto da quattro soldi per aggiustare i conti in Parlamento. È un atto di violenza strutturale. È il manifesto politico di chi vuole un paese monolitico, senza crepe, senza voci dissonanti. È la materializzazione del pensiero unico.

Una legge che ti dà il 17% dei seggi in premio è una legge che dice: "Voi, con le vostre istanze, con le vostre lotte, con le vostre esistenze che non rientrano nei nostri canoni, non sarete rappresentati. Non avrete voce. Perché il potere è nostro e ce lo teniamo stretto, in una bolla sempre più piccola, sempre più uguale a se stessa".

È l’apoteosi della politica che decide chi conta e chi no, nulla di nuovo ma allo scoperto più eclatante: i padroni del vapore, i signori delle preferenze, gli amministratori del consenso. A noi, agli altri, alle altre, a chi chiede giustizia sociale, a chi lotta per i diritti civili, a chi non si riconosce in questo teatrino, a noi viene detto: "Silenzio, tanto non contate un niente!".

Hanno reso il nostro voto un optional, una comparsa. Hanno svuotato la democrazia del suo significato più profondo: la possibilità di essere tanti, diversi, complicati, e di trovare un equilibrio in quella complessità. Vogliono un paese dritto, rigido, fascista.

Di fronte a questo monumento all'ipocrisia, al cinismo, chiamato "Stabilicum", la risposta non può essere solo la rabbia. Deve essere la determinazione a non farsi mettere a tacere. A continuare a parlare, a scrivere, a denunciare, a vivere le nostre vite piene e complesse come un atto di resistenza. A ricordare, ogni giorno, che la politica non è un gioco di società per pochi eletti, ma è la cosa più seria e più bella che abbiamo per decidere come stare al mondo insieme.
E che nessun latinorum, nessuna legge truffa, nessun "Mussolinum" potrà mai spegnere la nostra voglia di contarci, eccome se contiamo. Contiamo tutte e tutti, un niente per volta, fino a far esplodere il questo loro sporco e pericoloso gioco.

(A. Battantier, Italien Néandertalien, Mip Lab, 2/26)

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