Ti svegli la mattina e scopri che qualcuno ha deciso che "pace nel mondo" significa radere al suolo il quartiere di qualcun altro, ammazzando decine e decine di bambine a scuola.
Ho sognato un mondo senza i due criminali Usa e Iesraeliano. È morta una delle tre persone più malvagie del mondo, ma le altre due sono ancora vive.
Che bello sarebbe un mondo senza quei due. Quelli con la faccia da primo della classe che picchiano i compagni nell'intervallo. Mi sono svegliato ed ero felice.
Ho acceso -inavvertitamente- la TV e ho visto che il vecchio non c'era più, ma gli altri due erano lì, a spiegare che ci stanno salvando.
Così fan tutti (tranne noi). Macerie fumanti. I soliti noti, con i loro cappellini da "costruttori di pace", mitragliatrici e martelli pneumatici in mano. Hanno appena inaugurato una nuova, brillante strategia diplomatica: "L'operazione di pace profilattica".
Funziona così: se un Paese non ti sta simpatico, o ha della roba che a te serve, o semplicemente ti guarda storto, lo bombardi "preventivamente". Lo chiami "Operazione Furiosa Epica" , perché i nomi fantasiosi fanno vendere missili.
Il comunicato stampa parla sempre di "minacce imminenti" e "valori occidentali".
Ora, seguiamo la logica: se io ho paura che il mio vicino mi tiri un pomodoro, ho il diritto di entrare a casa sua con un bulldozer, ammazzargli il nonno e dire che l'ho fatto per difendermi e per portare la "pace" nel quartiere? A quanto pare sì, se il mio vicino si chiama Iran e io mi chiamo Stati Uniti d'America, con il mio compagnuccio serial killer che mi passa gli attrezzi.
È la sindrome dell'uomo con il martello per cui tutto il mondo diventa un chiodo. Solo che qui il martello è un F-35, e il chiodo è una scuola di bambine, dove sono morte 160 persone . Ma quella non è una scuola, è un "obiettivo militare camuffato da luogo di istruzione".
E subito parte la reazione a catena dell'ipocrisia. I capi del "mondo libero" si riuniscono. I democratici alzano un dito, non per pregare, ma per fare una mozione: "Ehi, ma il Congresso non lo ha autorizzato! Ci sono serie preoccupazioni costituzionali!".
Perfetto. Quindi il problema non è che abbiamo ammazzato 200 persone, il problema è la firma sbagliata sul modulo. Se il modulo fosse stato timbrato, allora sì, sarebbe stata una guerra perfettamente democratica.
E mentre le televisioni titolano "Successo dell'attacco", come se fosse un goal in zona Cesarini, io mi chiedo: ma il "successo" per un politico occidentale è sempre il numero di morti dall'altra parte?
Mark Twain una volta scrisse che "la religione è stata creata per dare pace all'uomo. E la guerra per dare pace ai cristiani". Se fosse qui oggi, Twain aggiornerebbe: "La democrazia è stata creata per dare potere al popolo. E le bombe intelligenti per dare democrazia ai cadaveri".
Uccidere è l'unica cosa che sanno fare veramente bene. Trump annuncia che l'obiettivo è la "PACE IN TUTTO IL MEDIO ORIENTE E, ANZI, NEL MONDO!" .
La Pace con la P maiuscola, quella che si ottiene con le bombe a grappolo. È una pace che non lascia scampo. È una pace che se sei un sopravvissuto sotto le macerie, ti senti veramente in colpa per non essere abbastanza pacifico da startene zitto e morire.
E Netanyahu, il fedele scudiero (ma forse, è il dominus che tiene per le palle, le famose palle di Epstein), che dice che colpiranno "migliaia di obiettivi nei prossimi giorni" .
Si fa così, sai, quando l'economia va male e i processi per corruzione incombono: una bella guerretta ridà smalto all'immagine. È la politica estera intesa come terapia d'urto per i sondaggi.
Una forma di intrattenimento superiore per le masse occidentali: mentre guardi le immagini delle "operazioni di polizia internazionale" in TV, non pensi a quanto paghi il pane.
L'imperialismo non è mai morto. Ha solo cambiato vestito. Si è fatto un lifting. Una volta arrivavi con la nave e piantavi la bandiera. Ora arrivi con la portaerei.
Si chiama "esportazione della democrazia", ma suona come "ci serve il vostro petrolio e le vostre rotte marittime".
L'Europa "esprime preoccupazione" e chiede moderazione. La Francia, la Germania e la Gran Bretagna precisano: "Noi non abbiamo partecipato". Bravi. Non avete partecipato all'omicidio, ma continuate a fornire l'arma.
O meglio, continuate a comprare il petrolio da chi lo estrae grazie a questi omicidi. Siamo servi. Servetti contenti. Siamo in mano a dei guerrafondai delinquenti che si credono i padroni del mondo perché nessuno fa nulla.
Noi, invece di fare qualcosa, facciamo i titoli di giornale. Titoli bellissimi: "Israele e USA colpiscono il cuore dell'Iran". Il "cuore". Che linguaggio romantico per descrivere un omicidio mirato.
La guerra è la massima espressione della cultura di potere e di sopraffazione. È il fallimento del linguaggio, la vittoria del testosterone armato. Pagano sempre i corpi. Quelli delle donne, dei bambini, degli anziani. I corpi che non hanno voce nei consigli di guerra, ma che diventano numeri nei bollettini di morte. Colpire una scuola non è un errore, è la logica conseguenza di un sistema che considera la vita umana un danno collaterale.
Certe vite sono considerate "degne di lutto" e altre no. La vita di una bambina a Teheran è "degna" come quella di una bambina a Tel Aviv?
Evidentemente no, se la prima può essere sacrificata per la "pace nel mondo" e la seconda è protetta da un sistema di difesa a strati.
È la gerarchia del pianto. È il pianto permesso solo a chi sta dalla parte giusta della storia. Quella scritta dai vincitori.
Questa non è una guerra tra civiltà, ma tra classi. Tra chi possiede le armi e chi possiede solo la propria sopravvivenza. È una guerra contro i poveri del mondo, ovunque essi siano.
Non c'è etnia, non c'è Dio. C'è il capitale che decide che certi territori devono essere "aperti agli affari", anche a costo di spianarli con le bombe.
Dove andranno a scuola le bambine adesso? La loro colpa era solo quella di esistere, di imparare, in un paese che ha un leader sgradito all'Occidente. E per questo, la loro scuola è diventata un cratere.
Il potere non si concede, si prende. Ma qui il potere non lo prendono i popoli, lo prendono i pazzi con il dito sul grilletto. E la vera rivoluzione, quella pacifista, sembra sempre più un'utopia da sognatori.
Eppure, sognare è l'unico atto di ribellione che ci resta. Sognare un mondo senza quei due criminali. E lottare perché quel sogno, un giorno, diventi realtà. Perché la pace non è l'assenza di conflitto, ma la presenza di giustizia. E oggi, di giustizia, non c'è nemmeno l'ombra.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, Mip Lab, 3/26)
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