19 mars 2026

CROZZA TAJANI: TROVA L'ORIGINALE! (Il comico non deve più inventare, deve solo mandare in onda il video originale e mettersi in poltrona a guardarlo con noi. Ma ridiamo male, con l’amaro in bocca, perché sappiamo che la realtà ha vinto)

Un ministro che sembra una macchietta, parla e pare che reciti una parte già scritta da qualcuno più intelligente per farlo sembrare più cretino.

Forse il problema sono io. Forse non capisco. Perché se uno sale su un palco e dice quelle cose, e la gente invece di fischiare annuisce, vuol dire che il gioco è un altro. Non è che lui è una marionetta. È che noi siamo il teatro.

Ridiamo come disperati quando vediamo Crozza che lo imita, perché per un attimo ci illudiamo che sia tutta una gag studiata. Ma il buco nero si apre quando accendi la televisione e vedi l’originale. Quello vero. Che parla ed è esattamente la stessa cosa.

La satira non deve più scimmiottare il potere: il potere ha già fatto il lavoro sporco da solo e per noi (semicit. Friedrich Merz), si è trasformato in un meme vivente, in una copia sbiadita di se stesso.

Crozza è finito, poveraccio: come si fa a scrivere una battuta quando il ministro degli Esteri, di persona personalmente, in diretta, dice cose talmente vuote che il vuoto risucchia anche la parodia? Il comico non deve più inventare, deve solo mandare in onda il video originale e mettersi in poltrona a guardarlo con noi.

Chissà, forse non è incompetenza, è uno stadio superiore dell’essere. È una forma di genio nichilista. Tajani non sbaglia, lui asseconda. Galleggia in questo brodo primordiale di insignificanza, circondato da altri galleggianti, tutti insieme nell’universo del "lasciamo perdere".

Noi ce ne restiamo lì, con gli occhi aperti, a guardare il vuoto che si pavoneggia in doppio petto, sperando che almeno domani Crozza sia più bravo a fare il verso.

Ma lui non può. Perché la copia è perfetta. Il dramma è che il nostro ministro è già la sua stessa caricatura. E noi siamo qui, in questo paese da operetta, a ridere per non metterci a piangere come fontane.

Ma ridiamo male, con l’amaro in bocca, perché sappiamo che la realtà ha vinto. La realtà si è alzata tronfia in piedi e ha proclamato: "Io sono più satirica di te".

(A. Battantier, Italien Néandertalien, Mip Lab, 3/26)

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