Umberto Bossi ha passato trent'anni a dire che la bandiera italiana è buona per pulirsi il culo, a chiamare terroni i meridionali e a parlare di armi contro lo Stato. Ha preso quarantanove milioni di euro che non erano suoi, speso duecentomila euro del partito per sé, ed è stato condannato otto volte: otto mesi, quattro, un anno e quattro, un anno e quindici giorni, un anno, un anno e dieci, due anni e tre. Non un giorno in carcere.
Muore. E all'improvviso, per Bersani, è un uomo dignitoso. Per la televisione, un padre nobile. Per molti, un uomo di valori.In Italia la morte cancella tutto tranne il bisogno di leccare il culo al cadavere. Ma la dignità non è una cosa che ti viene addosso quando muori: la dignità è una cosa che avevi o non avevi mentre eri vivo. Lui non l'aveva. Era uno sgargiante razzista, ladro, ipocrita. Ha detto "mai con i fascisti" e poi ci ha governato quattro volte. Ha detto "Roma ladrona" mentre portava i soldi in Svizzera. Ha insegnato agli italiani che il nemico è l’altro italiano: quello con l’accento diverso, quello che sta più a sud.
Il sistema che diceva di voler abbattere lo ha protetto fino alla fine. L’antistatalista viveva dello Stato. Il federalista governava da Roma. Il ribelle era il più fedele alleato del "mafioso di Arcore". E quando è morto, il politico impresentabile è diventato padre della patria. Il razzista, uomo del popolo. Il ladro, paladino degli onesti. Una sanctificatio post mortem comoda, che ci solleva dal doverci chiedere come abbiamo fatto a lasciarlo fare per trent’anni.
Questo è il peccato originale della politica italiana: la rimozione. Rimuoviamo tutto, i fatti, le parole, le condanne, i soldi spariti, e ricominciamo.
Bossi è stato solo un sintomo. Ha capito che si poteva vendere il rancore come identità, spostare il conflitto dal piano orizzontale (ricchi contro poveri) al piano verticale (nord contro sud). Perché dare la colpa a qualcuno più debole di te è più facile che lottare contro chi è più forte.
Ora che è morto, questo lascito non muore con lui. Viene santificato, reso nobile, trasformato in tradizione. Un uomo muore. Ma un'idea cattiva può vivere per sempre.
Alla fine, quello che è interessante del caso Bossi non è tanto l’uomo, un mediocre con un grande talento per l’odio. È il contesto. E la verità più scomoda è che la sinistra, quella che avrebbe dovuto opporsi, ha detto: "Rispettiamo il morto". Così anche l’ultima possibilità di resistenza viene spazzata via.
Non era un brav’uomo. Non era dignitoso. La morte non redime. La morte è solo la morte. E il giudizio sulla vita resta.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, Mip Lab, 3/26)
#italiennéandertalien
#MIPLab

Aucun commentaire:
Enregistrer un commentaire
Remarque : Seul un membre de ce blog est autorisé à enregistrer un commentaire.