16 oct. 2026

L’ARCA DI NOÈ DEL CENTROSINISTRA (come riciclare un uomo finito e chiamarlo campo largo. Se voti per uno che ha già tradito tutti, non sei un elettore: sei un complice)

Il centrosinistra ha deciso di imbarcare Renzi. È come mettere un pitone nel lettino del bambino e chiamarlo “progetto educativo”. Finirà come sempre: il pitone mangia il bambino, il PD si stupisce, e Meloni prepara la cena.

Il problema non è (solo) Renzi. È il sistema che lo produce, lo sostiene e lo ricicla. Come mai quasi tutti i mass media gli sono favorevoli? Forse perché è funzionale a poteri economici marci, interni ed esteri? Quali poteri lo sostengono nonostante l’1,5% e rotti? Come si spiega che resti a galla — e che gli lancino salvagenti da ogni parte — un fallito protagonista di tante nefandezze politiche? Un uomo che prende l’1,5% e occupa tutte le tribune televisive non è un fenomeno inspiegabile: è un’utilità funzionale. Quei poteri hanno bisogno di un uomo di paglia per tenere in piedi la baracca mentre saccheggiano il welfare. Lui resta a galla perché è un servizio.

Anni fa promise di abbandonare la politica. Poi Calenda, altro poveraccio, gli propose di raccattare insieme i loro quattro voti di famiglia per raggiungere la soglia del 3%+1. Quattro voti. La famiglia.

Le cause le perde tutte. Il mutuo della mega villa resta da pagare. Il “rinascimento arabo” non finanzia più. Quindi, come lo scorpione con la rana, si fa imbarcare dal PD. E il PD, puntualmente, avvelenato crepa. Ma prima di crepare, lo applaude.

Renzi gode della fiducia incondizionata dei riformisti del PD: tutti renziani, da lui messi in lista e fatti eleggere quando era segretario. Anche Bonaccini, allora capo dell’ufficio propaganda di Renzi, ha verso di lui un debito di riconoscenza che ha cominciato a pagare partecipando alla recente Leopolda quale ospite d’onore. Che onore! Nel suo movimento c’è Italia Viva, e dall’altra parte Forza Italia. Con Renzi in lista nel PD — non alleato con il simbolo, ma come se fosse uno di loro — perché gli astensionisti dovrebbero recarsi al seggio? Per votare chi? Per legittimare cosa?

È come quel tizio che ti chiede un passaggio, poi ti ruba la macchina e ti dice “però ti ho fatto risparmiare sulla benzina”.

E qui non siamo più nemmeno di fronte alla complicità: siamo all’autoinganno collettivo. Renzi è un infiltrato della destra — rammento il forte sostegno dato a La Russa per la presidenza del Senato — anche perché fa comodo soltanto a loro. Quelli del PD sono le sue teste di ponte, i suoi cavalli di Troia.

Chiedono all’astensionista: “Vieni a votare! C’è Renzi in lista!” E l’astensionista resta a casa. Il PD ha trovato il modo di perdere anche chi non votava. È un talento, bisogna riconoscerlo. Un talento per la sconfitta.

La cosa oscena non è (solo) Renzi. È la vergogna di chi lo abbraccia sapendo cosa è. Il tradimento non è un incidente: è un’abitudine. Le abitudini, si sa, sono difficili da spezzare. Soprattutto quando ti garantiscono un posto in lista.

La tenerezza che mi fa Conte è difficile da spiegare: il tapino chiede garanzie affinché il passato non si ripeta. Io me la ricordo, la linea dura di Conte, le sue iniziali opinioni su Renzi. Poi, nel tempo, si è fatto possibilista, senza irritare Schlein. Oggi Conte appare rassegnato, ma con un ultimo sussulto di guaito chiede garanzie sugli effetti che Renzi potrebbe avere su un eventuale governo. Che potrà mai accadere? Apriamoli con candida gioia codesti cioccolatini di Forrest Gump.

Il centrosinistra ha votato con Meloni sulle questioni importanti, poi fa la faccia scandalizzata quando Meloni vince. È un eterno secondo classificato che si lamenta del primo. Destra e sinistra PD? Sottigliezze. Hanno voluto insieme la legge sull’antisemitismo; sono appassionatamente neoliberisti. Welfare, diritti sociali, lavoro, rifiuto della guerra e del riarmo: hanno sempre votato insieme.

E poi si alzano, si spellano le mani, come a teatro. Gli ultimi 35 anni della nostra storia sono racchiusi in quel lungo applauso della destra PD, insieme a Renzi, Calenda, al discorso in Parlamento della Meloni.

Prendi un uomo che ha fallito tutto, lo rimetti in coalizione, e poi ti chiedi perché la gente non vota. Mi spiegava Mario, l’amico mio pasticciere: se metti una torta di merda in vetrina, non lamentarti se nessuno entra in pasticceria.

Serve un cambiamento vero, conseguente a un’idea diversa di società. Questo riporterebbe la gente e i giovani, com’è successo con il referendum, al voto. Perché uno dovrebbe votare per un governo copia di quello che abbiamo? Perché?

Se voti per questi, non sei meglio di loro. Loro lo sanno: puoi solo scegliere tra il centrosinistra che fa la destra e la destra che fa la destra.

Con una coalizione così squallida e penosa non si va da nessuna parte. Se agli iscritti chiedessero: “Volete Renzi, sì o no?”, sarebbe democrazia. Che inguaribile ottimista son io! Non succederà. La democrazia non è in lista.

Finirà molto male. Meloni avrà strada libera al prossimo giro. E il PD avrà finalmente ciò che merita: l’astensione. E noi, tutti insieme, a guardare l’Arca di Noè del centrosinistra che affonda con il pitone a bordo.


(A. Battantier, Italien Néandertalien, 10/26)

#italienneandertalien



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