Ci avevano già messo con l’Ungheria per la stampa, figurati. E io che pensavo: ma almeno sui giornali, se non puoi dire, puoi pensare. Invece no. Adesso ti misurano pure lo spazio civico per le libertà.
Ti dicono: “Prima era limitato, adesso è ostruito”.“Ostruito”. Un paese “ostruito”. E chi è che ha ostruito?
Quelli che hanno paura di una manifestazione pacifica, di uno striscione, di una parola fuori posto.
Siamo finiti in classifica col Brasile per il carnevale e l’Ungheria per la democrazia.
Ora il caos lo vedono dappertutto, anche in un silenzioso e allegro sit-in. La chiamano “legge anti-Gandhi”.
Perché se uno blocca il traffico per il clima, non è più civile disobbedienza, è terrorismo ambientale.
E la solidarietà? Quella per Gaza? Estremismo.
Il salvataggio in mare? Vessazione.
I giornalisti? Querela.
Siamo ostruiti. E il bello è che non siamo neanche soli. Si stanno tutti “melonizzando”. Pure la Francia e la Germania, che un tempo erano i primi della classe.
Adesso la libertà di associazione l’hanno “ostruita” anche a Parigi, e a Berlino se sei solidale con la Palestina diventi un problema. Un contagio. Melonizzazione. Sai che bello, un frutto che invece di dare vitamine, ti toglie l’aria.
Avete visto mai che uno si metta a sedere per terra e faccia saltare il governo? Se Gandhi fosse vivo oggi, lo querelerebbero per danni morali.
Lo fanno perché hanno paura delle parole. Le parole sono il vero pericolo. I giornalisti, quei pochissimi rimasti, quelli sì che sono pericolosi. Un cronista che scrive un fatto è più temibile di un uomo con un mitra. Perché il mitra lo fermi con un altro mitra. La parola no, quella entra nelle case, fa pensare.
Allora cosa fai? Li trascini in tribunale. Li spii. Usi lo spyware dell'azienda israeliana Paragon, che torna sempre più spesso agli onori delle cronache. Paragon: che nome del cazzo, come se fosse un modello di virtù l’informatore, il censore.
Lo spazio civico non è “ostruito”. È “fottuto”. Chiamiamolo col suo nome. L’hanno preso, imballato, messo in una scatola con sopra scritto “PERICOLO: CONTIENE DEMOCRAZIA”. Prima eravamo un paese “limitato”, che già non è un complimento, sembra un’offerta di cellulare. Adesso siamo “ostruiti”, che sembra una malattia intestinale. “Mi scusi, dottore, ho lo spazio civico ostruito.” “Eh, signora, le prescrivo una bella dose di silenzio e un clistere all’olio di ricino di condanna senza appello.”
Certo, la notizia che le libertà civili siano in declino in Italia è grosso modo sorprendente quanto la notizia che il ghiaccio sia freddo. Il governo ha scoperto che è molto più comodo governare un popolo imbavagliato che uno chiacchierone.
Hanno dichiarato il dissenso un reato, la protesta un assalto, e la compassione un atto di estremismo. E lo hanno fatto con tale una profusione di leggi e decreti che persino un avvocato si confonderebbe. Il che, probabilmente, è lo scopo.
Per essere sicuri, bisogna rendere insicuri tutti gli altri. Se la disobbedienza civile diventa un reato, allora sei civile solo se obbedisci. E se obbedisci, ti promuovono. A cosa? Da cittadino istruito a cittadino ostruito di prima classe. Con diritto all’amarezza e alla sorveglianza gratuita.
“Estremista” è chiunque protesti per un genocidio, “Sicurezza” significa persecuzione, “ordine” significa paura, “pace sociale” significa silenzio tombale.
E a Bruxelles, quei grigi funzionari del PPE, con i loro gruppi specializzati di controllo parlamentare congiunto, danno la caccia alle ONG. Il PPE, che una volta si fingeva moderato, ora scopre il suo lato “estremo” insieme alle destre estreme. Fanno uno “scrutiny working group”. Si tratta di cellule di linciaggio! Scrutano le ONG come fossero terroristi, mentre i veri eversori, quelli che svuotano le libertà fondamentali, sono seduti al tavolo della presidenza. Sempre più conformisti, sempre più impauriti. E la cosa più tragica è che ci stiamo abituando. Ci fischiano le orecchie? No, è solo lo spazio civico che si sgonfia.
L’Europa intera scivola in uno stato di tiepida depressione autoritaria. E’ il trionfo dell’astio amministrativo, contro tutto ciò che profuma di ideale, di solidarietà, di sacrificio per gli altri.
La “melonizzazione” è il sintomo di una civiltà così stanca di se stessa che non intende affrontare un altro giorno di dibattito. La libertà è diventata un disturbo metabolico. I governi recitano la parte dei protettori. Meglio sedarsi, guardare la televisione e lasciare che lo spazio, quello vero, tra un individuo e l’altro, si riempia di cemento legale.
Del resto, prima o poi le paure si traducono in leggi rigide, recinzioni permanenti. La ricerca di sicurezza, in un mondo percepito come minaccioso, si traduce nell’autoritarismo più ipocrita: uno stato che, per proteggerti, dissolve i tuoi diritti.
Lo “spazio civico ostruito” è il sintomo di una modernità che, insicura di sé, costruisce dighe non contro le minacce esterne, ma contro la propria cittadinanza.
Vi ricordate lo splendido film “Le vite degli altri”? Si esiterà prima di parlare. Nei bar si abbasserà la voce. Non è terrore, è sospetto. Il sospetto che qualcuno stia ascoltando, che una parola possa tornarti contro. Il commissario non indagherà più solo un delitto, indagherà una riunione, un volantino, una buona azione.
Il bavaglio alla verità criminalizza la compassione. La “legge anti-Gandhi” sa di beffa suprema. Colpire la non-violenza come se fosse un crimine. È la logica perversa di chi ha paura della propria coscienza e quindi nega la coscienza agli altri.
E’ una strategia partita da lontano. Il potere sta sistematicamente smantellando gli spazi di partecipazione democratica per ridurre la popolazione a spettatrice impotente. Criminalizzare le proteste, intimidire i media, attaccare le ONG: sono passi standard del manuale dell’autoritarismo neoliberista. La “melonizzazione” dell’UE mostra semplicemente la convergenza degli interessi delle destre nel voler creare una società docile, adatta allo sfruttamento economico e al nazionalismo reazionario. Bruxelles non è immune, è complice.
Il bisogno di controllare, di zittire, di classificare come “ostruito” lo spazio altrui, nasce dall’incapacità di tollerare il confronto, la diversità, la sfida al proprio status. È una personalità autoritaria che si fa sistema di governo, proiettando la propria insicurezza sull’intero corpo sociale e chiamandola “minaccia”.
Basta guardare i social che ogni giorno frequentiamo. Penso di ritornare presto sul mio vecchio, datato sito e blog. Chi scrive cose scomode viene censurato, penalizzato, anche nel lavoro. Ogni gesto che esce dal privato più intimo deve essere valutato, misurato, autorizzato o represso. È la sconfitta della vita come possibilità, della storia come apertura. L’Europa non tollera la pluralità delle verità. Ha scelto una verità unica, brutale, e la chiama “sicurezza”.
La fantasia si è spostata tutta dalla parte del potere. La loro fantasia paranoica di complotti, di invasioni, di sostituzioni etniche, viene tradotta in legge.
La nostra fantasia -quella della convivenza, della critica, della pietà- viene bollata come sovversiva (inizialmente la ridicolizzavano definendola “ingenua”).
Che succederà nel tempo? I ragazzi impareranno che è inutile gridare. Impareranno che aiutare fa male. Impareranno a voltare la testa. Impareranno le parole giuste (convenienti) da dire. Impareranno a non pensare. È più facile. La lezione è breve e crudele. Chi non l’impara, scompare.
Ma non finisce qui. Ogni restrizione alla libertà di indagine, di espressione, di associazione pacifica, è un passo indietro nella lunga e faticosa marcia dell’uomo verso la civiltà. Chi oggi applaude queste misure in nome della stabilità, prepara l’instabilità di domani, quella generata dall’ignoranza e dal risentimento represso.
Ci siamo addormentati “limitati” e ci siamo svegliati “ostruiti”. Un giorno ti accorgi che hai smesso di combattere per qualcosa che nemmeno ricordavi più di avere.
Lo “spazio civico” non è un’astrazione, è il luogo psichico dove avviene lo scambio, il conflitto, l’incontro che dà vita alla comunità. Ostruirlo è la rimozione delle forze del divenire, del demone che inquieta. Vogliono una psiche piatta, una città senza angoli, senza ombre, senza raduni inattesi. Una città morta.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, Frammenti per l'Apocalisse, Mip Lab, 12/25)
#italiennéandertalien
#frammentiperlapocalisse
#MIPLab


Aucun commentaire:
Enregistrer un commentaire
Remarque : Seul un membre de ce blog est autorisé à enregistrer un commentaire.