Guardi un politico e pensi: questo è come una di quelle palle rigettate dal mare. Non muore, non affonda, torna sempre a galla per farti inciampare mentre passeggi sul bagnasciuga.
Noi italiani siamo nati in una terra dove l’opportunismo è più elastico della mozzarella filata, e dove la faccia tosta è una risorsa nazionale, come il sole e la disoccupazione.
Si dice che dopo la morte non ci sia nulla, ma io credo che per i nostri politici sia vero il contrario: dopo la morte politica, arriva la resurrezione, e spesso la ricompensa è una poltrona in qualche posto dove nessuno controlla cosa fanno.
È una storia antica, tristezza e rabbia che ti sale guardando come ci si arrangia sempre, come si cambia casacca, come si tradiscono gli elettori e poi si viene premiati.
Un sistema che premia i trasformisti. Oggi, la palletta rigettata dal mare ha un nome e un cognome: Luigi Di Maio.
E non è tornata a galla a Mergellina ma sulle rive del Tamigi. Dallo stadio San Paolo al King’s College. Da lì dove si urlava "uno vale uno" al Dipartimento di Studi sulla Difesa.
Di Maio, dopo essere stato ministro del Lavoro, ministro degli Esteri, capo politico del Movimento 5 Stelle, fondatore di un partito chiamato "Impegno Civico" che è durato meno di un ghiacciolo ad agosto, dopo aver fatto il bagnino con Conte e l’ombrelliere con Draghi, ora è diventato "Honorary Professor".
Ora, se leggi "Honorary Professor" pensi a uno che ha scritto libri, che ha scoperto la cura per una malattia, che ha vinto il Nobel. Se sei Luigi Di Maio, "Honorary Professor" significa: "Abbiamo visto il tuo curriculum e abbiamo pensato che fosse così tragicomico da doverlo studiare. Quindi, invece di prenderti in giro, ti prendiamo in cattedra.”
Si occuperà di sicurezza internazionale, di relazioni Europa-Golfo. Ma fammi capire. Sicurezza? La sicurezza di non farsi sgamare mentre cambi idea? La sicurezza di non perdere mai il posto? Lui, che quando c’era da dire "Russi, vi voglio bene" la diceva. E quando c’era da dire "Ucraina, vi voglio bene" la diceva.
Ha fatto più curve lui di un gran premio di Formula 1. Se la sicurezza internazionale si basasse sulla capacità di capire da che parte tira il vento prima di tutti gli altri, allora Di Maio sarebbe il segretario generale dell’ONU, o della NATO. Tempo al tempo, ci arriverà.
Io me lo vedo lì, in toga, a parlare ai giovani studenti di King's College: "Vedete, ragazzi, la geopolitica è come il calcio. A volte giochi nel Napoli, a volte giochi nella Juve. L'importante è stare in campo. E se la squadra va in serie B, tui torni in A con un'altra maglia. L'importante è non ritrovarsi mai senza squadra. E soprattutto, non fate mai come quelli che si intestardiscono su una maglia sola: quelli finiscono in curva, non in tribuna d'onore.
Io, ad esempio, ero il capitano del movimento 'Solo una maglia'. Poi ho capito che il bello del calcio è fare la collezione. Così ora ho una maglia Ue, una del King's, una dell'Ambiente. E nessuno si ricorda più chi ho tifato domenica scorsa."
Utopie: Per essere un professore onorario, dovresti avere onore. Ma se hai onore, probabilmente non sei un politico italiano che ha cambiato tre partiti in quattro anni e ha ottenuto un incarico europeo dopo essere stato cacciato via dai suoi stessi elettori. Quindi, per essere diventato professore, Di Maio ha dovuto dimostrare di non meritarselo, perché se lo meritasse, non sarebbe così abile a giocare al massacro con la propria coscienza.
E pensare che una volta erano i professori a finire in politica. Ora sono i politici falliti a finire professori. È l’università come anticamera del parcheggio dorato.
Oramai i pagliacci non stanno più nel circo ma insegnano all'università e decidono le sorti dei popoli. E noi siamo lì a pagare il biglietto, ogni volta, con le tasse, con il voto tradito, con la dignità.
La ciliegina sulla torta? La collaborazione è "a titolo gratuito". Gratuito come l’aria che tira. Di Maio insegna gratis! Ma certo! Perché se paghi uno così, poi quello si sente in dovere di lavorare. Invece così è perfetto. Lui ci va per il prestigio, per la foto, per dire "Io, al King's".
Loro lo prendono per avere un testimonial vivente di come funziona il capitalismo della coscienza: se hai la faccia come il culo, puoi vendere qualsiasi cosa. Anche la tua totale mancanza di spina dorsale.
Mentre l'Europa gli affida il dialogo con il Golfo (immaginate i sauditi che lo guardano e pensano "Questo è uno dei nostri: vende qualsiasi cosa per una poltrona, capirà subito il business del petrolio"), lui si prepara alla nuova vita.
Luigi Di Maio. L'uomo che ha reso il trasformismo un'arte performativa. L'uomo che ha trasformato la faccia di bronzo in un metallo nobile. Il professore che insegnerà ai giovani come si fa a vincere sempre, senza mai vincere veramente, ma senza mai perdere del tutto.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, Mip Lab, 2/26)
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