24 avr. 2026

TEMA: COM’E’ POSSIBILE? (Il male estremo non ha bisogno di anime dannate, gli basta l’assenza di pensiero, o il pensiero di essere il popolo eletto)

Come può un popolo che ha sperimentato sulla propria pelle la malvagità assoluta, diventare carnefice per altri?

Gerusalemme, 1961. Dentro una gabbia di vetro c’è Adolf Eichmann, l’uomo che organizzò la deportazione di milioni di ebrei. Hannah Arendt Si aspettava un mostro. Trovò un impiegato qualsiasi, con l’ossessione per le parole d’ordine e l’incapacità di guardare in faccia le conseguenze dei suoi atti. Non era un pazzo, non era Satana: era un uomo mediocre che aveva semplicemente smesso di pensare. Lo chiamò “la banalità del male”. Ecco il primo mattone della risposta: il male estremo non ha bisogno di anime dannate, gli basta l’assenza di pensiero, o il pensiero di essere il popolo eletto.

Una comunità perseguitata, umiliata, ridotta a niente. Dentro quella comunità brucia un dolore gigantesco, un trauma che non si cancella. Chi è stato vittima impara una lezione avvelenata: il mondo è una giungla, per sopravvivere bisogna diventare più forti dei propri carnefici. È un meccanismo psicologico semplice quanto spietato: come il ragazzo che a casa prende botte dal padre e a scuola diventa il bullo del più debole. Non è una scusa, è una spiegazione. E la spiegazione rende tutto ancora più inquietante.

Quando un popolo si convince di avere un diritto speciale alla vendetta o alla difesa a ogni costo o, peggio, all’elezione divina, perfeziona la sua ideologia: “Noi abbiamo sofferto più di tutti, quindi siamo i prescelti; gli altri sono nemici da schiacciare”.

Ed è qui che scatta la fabbrica del male. Dentro quella fabbrica ogni persona è un ingranaggio, ogni ordine diventa legge, e le vittime di ieri diventano i burocrati dell’orrore di oggi, senza più chiedersi: “Cosa sto facendo?”. È successo nella Storia, e sta succedendo in questi anni, ora.

Il male è un vuoto dell’anima, un deserto dove non cresce più la domanda “perché?”. Sopravvivere alla malvagità non rende automaticamente migliori. E la nostra umanità può andare in pezzi se smettiamo di esercitare la facoltà più importante che abbiamo: giudicare con la nostra testa, uno per uno, anche contro il gruppo, anche contro chi dice: Dio lo vuole, siamo il popolo eletto.

La malvagità dai mostri, ma anche dalle persone comuni che rinunciano a pensare.Quella è la banalità più spaventosa di tutte.

(A. Battantier, Memorie di un adolescente, Mip Lab, 2/26)


#memoriediunadolescente

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