24 avr. 2026

NEL PAESE DEGLI SCERIFFI VINCE CHI PISCIA PIU’ LUNGO (Ma tanto lo Stato profondo americano non va in pensione con l’inquilino di turno. E l'Europa è un maggiordomo centenario che si scusa se il padrone gli sputa nel bicchiere)

Al Pentagono chi piscia più lontano vince l’appalto. Il nuovo mantra è “letalità”: la Difesa l’hanno ribattezzata Guerra, perché “difendere” sapeva di roba da debosciati e finocchioni.
Pete Hegseth, ministro della Guerra e aspirante crociato col tatuaggio “Dio lo vuole”, epura generali e ammiragli non allineati mentre bombarda l’Iran. Ma la sua vera missione è spodestare John Phelan, il miliardario della Florida con la moglie cheerleader e il piano delle super-navi “classe Trump”: corazzate più grosse di un ego presidenziale, 65,8 miliardi di dollari che fanno gola ai nuovi padroni dell’industria bellica, Palantir, Andurill, quelli che vogliono sottomarini hackerabili, droni naviganti e intelligenza artificiale, mica vecchie cianfrusaglie d’acciaio.
Così il tycoon in canottiera fa fuori il tycoon in scarpe da barca, mentre i giornali si chiedono se Trump sia clinicamente suonato. Un neurologo britannico insinua che serva una valutazione urgente. E Trump s’incazza: “Babbeo a me? Ma se li ho ridotti in macerie!”.
Del resto suo padre palazzinaro gli dava dell’imbecille a Dodo, qualunque cosa facesse, e lui è cresciuto con l’ansia di dimostrarsi cattivo e spietato.
Ma non fatevi abbindolare: che al comando ci sia un demente, un gangster o un elegante gigione alla Obama, la musica non cambia. Lo Stato profondo americano non va in pensione con l’inquilino di turno. Bloccare il commercio mondiale del petrolio e strangolare chiunque non stia al guinzaglio è lo scopo dichiarato della guerra in Iran, come già in Ucraina, in Venezuela, e minacciando la Groenlandia. Ai piani alti sognano una bella guerra nucleare tattica, in Europa o in Medio Oriente, purché le bombe non cadano sul suolo americano.
Intanto l’Europa? è un maggiordomo centenario che si scusa se il padrone gli sputa nel bicchiere. Guardate l’Italia. La premier sale lo scalone di Palazzo Madama e dice: “Spese militari? Faremo una riflessione politica. Casomai chiedetelo a Conte e al suo Superbonus”.
Poche ore dopo sussurra a Nicosia: “Non è una priorità, dobbiamo dare risposte ai cittadini”. Che vuol dire? Che la guerra affama l’economia, l’energia costa un occhio della testa, e se chiediamo altri soldi per i cannoni la gente ci prende a forconi e calci in culo nell’anno elettorale. Ricordo, a tale proposito che, entro la fine di quest’anno, l’Italia è destinata a superare la Grecia come Paese più indebitato dell’Unione europea; il bello è che è in consegna la prima trance con la quale noi cittadini italiani, da soli, regaleremo 11 miliardi in due anni (2026-2027) all’Ucraina.
Così il governo pietosamente si impantana: ha firmato alla Nato l’impegno di portare la spesa militare al 3,5% del Pil entro il 2035, ma adesso frena, sperando che Trump non se ne accorga mentre bombarda lo Stretto di Hormuz.
La tragedia è che l’unica paura non è la guerra, ma l’umore del padrone. Fonti qualificate tremano: “Se il Commander-in-Chief scopre che non rispettiamo i patti, chissà come reagisce”. Già, perché l’unico orizzonte di sovranità è riuscire a dire “no” senza essere smerdati e bastonati in diretta tv.
L’Europa intera è così: sospende il Patto di Stabilità non per finanziare ospedali, ma per pagare bollette impazzite dopo i bombardamenti su Teheran. Il presidente del Consiglio parla di “coraggio, apertura ed efficienza” e propone di scorporare le spese energetiche, mentre l’economia tedesca tossisce e i parsimoniosi del Nord si chiudono a riccio.
Ma nessuno ha il coraggio di alzarsi e dire: “Trump, questa guerra la combatti da solo”. Siamo una fila di sudditi con la valigia pronta, pronti a leccare la mano che ci schiaffeggia.
L’imperialismo americano fabbrica nemici, finanzia carnefici e vi fa sentire colpevoli se non applaudite o semplicemente osate storcere il naso per un cristo di gesso fracassato.
Nel frattempo, Hegseth epura donne, afroamericani e chiunque osi sussurrare “woke”. Perché la missione è duplice: profitti per i mercanti di droni e purezza culturale. E mentre i colossi tech vestono la divisa mimetica, l’Europa arranca, offrendo basi, comprando gas liquefatto a peso d’oro e recitando la preghierina atlantista. Europa che pena mi fai!
L’unica speranza è che nel profondo delle forze armate americane ci sia ancora qualcuno con un briciolo di onore, che finora ha impedito a Strumpamore di premere il bottone nucleare tattico. Senza quel freno saremmo già tutti cenere. Che pena (2!): imploriamo la pietà dei generali per non finire arrosto.
Intanto, a Roma, l’unica battaglia politica è se usare Sigonella o no. Salvini tace (ormai ha il nuovo abbonamento Sky pagato dai contribuenti), Meloni nicchia, Crosetto sbuffa. L’Italia del “coraggio”, in linea con la Nazionale.

(A. Battantier, Italien Néandertalien, 4/26)

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