26 avr. 2026

IL GUSCIO DELLA NOCE: QUANDO IL DIALOGO È IPOCRISIA

Prendete la parola "dialogo", posatela sul tavolo controluce.

Che bella trasparenza, sembra vetro di Murano.

Un guscio di noce perfetto, epperò qualcuno ha già mangiato il polposo frutto ed ora lucida l'involucro col panno della virtù.

“Noi crediamo nel dialogo” dice il ministro Tajani, e intanto firma accordi con chi pratica genocidio come fosse fitness.

“Loro sono due milioni di nemici. Anche i neonati sognano di ucciderci”.
Poi, con lo stesso tono da giuramento, si sussurra:
“Dobbiamo dialogare”.

In quale lingua, esattamente, se l’altra voce per loro è solo terrorista (o patriota, secondo l’Aia). Dipende da chi scrive il vocabolario.

Domanda da nulla: se un cecchino va a pesca nella tonnara di Gaza ed uno resiste all’occupazione, chi dei due sta dialogando?

Risposta: Le parole hanno il permesso di soggiorno, le persone no.
È scritto nelle note a piè di pagina del nuovo cessate il fuoco.

La parola “dialogo” è un ombrello bucato. Sotto, passano gli aiuti col contagocce, i camion controllati sei volte, i malati che aspettano un permesso di cura come fosse un miracolo. Sotto, non passano i giornalisti, non sia mai che un negoziato assomigli a un fatto verificabile.

Il Board of Peace è una sala riunioni con sedie nuove.
Degli ottomila soldati indonesiani nessuna traccia: a Gaza avrebbero avuto compiti di supporto, ingegneria e assistenza sanitaria.
Ma sono stati messi in "pausa" per questioni economiche e logistiche.
Dei 71 miliardi promessi resta qualche spicciolo sul fondo, come quando scuoti il salvadanaio e senti solo polvere di metallo.

Nessuno confessa di averlo già svuotato. Intanto i miliardi veri, quelli trattenuti (6, dicono) dormono su un conto che paga interessi ai potenti mafiosi affaristi.

“Dialogare” è dire “aspettiamo” mentre la mappa si ridisegna con la matita e la gomma del più forte.

La pulizia etnica ha un suono sporco, allora la chiamano “ridisegno dei confini”, che fa tanto architettura.

Chi ripete “dialogo, dialogo” ci sta solo insegnando un nuovo vocabolo
per “fame”, offrendoci un piatto vuoto con sopra scritto “buon appetito”.

Quando qualcuno ti ripete una parola bella mentre ti chiude la porta in faccia, non sta dialogando. Sta solo lucidando il guscio della noce vuota.

PS
In una fotografia lo schifo dell'ipocrisia.

(A. Battantier, Italien Néandertalien, Mip Lab, 4/26)

#MIPLab




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