28 mai 2026

FRANCESCO DE GREGORI: Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai, quella del portafoglio

«Gaza o Israele, non faccio proclami!», ha detto Francesco De Gregori. Poi ha aggiunto che gli artisti non dovrebbero dare lezioni. Che lui ha le idee confuse. Che chi si schiera è un po’ troppo sicuro di sé.

Grazie, Francesco. Così, mentre a Gaza i bambini vengono tolti dalle macerie con le mani nude, tu sei lì, confuso. 

Ha ragione lui: gli artisti non devono fare proclami. Devono solo vendere dischi. E i dischi si vendono meglio se non urti i signori delle lobby. Chiamiamolo coraggio, chiamiamolo conto in banca.

Hai scritto ‘Generale’. Hai scritto ‘La storia siamo noi’. Hai persino tradotto Bob Dylan. Ma oggi, davanti a un genocidio ripreso dai telefoni dei ragazzi di Gaza, dici ‘ho le idee confuse’. Mi permetto: non è confusione. È un silenzio che sa di calcolo.

E infatti apriamo il librone. L’amico, il manager, il padrino artistico si chiamava David Zard. Un grande impresario che ha portato i biglietti dei concerti alle stelle. Zard era ebreo e sionista convinto. 

E De Gregori? Ricambia i favori. Perché Zard gli ha salvato la carriera, gli ha presentato Bob Dylan, lo ha protetto dopo l’aggressione del Palalido. E adesso Francesco dice ‘grazie’ nel modo più comodo: tace. E chi tace davanti a un massacro, sta dalla parte del più forte.

Lui, che ha cantato ‘Bambini venite parvulos’, non trova una parola per i bambini di Gaza? Lui, che ha scritto ‘Festival’ contro le guerre, si rifiuta di dire ‘basta’? 

De Gregori dice ‘Non voglio lezioni, tanto più da un uomo di spettacolo’. Bruce Springsteen, un altro uomo di spettacolo, ha avuto il coraggio di schierarsi contro Trump e per la pace. 

Non si tratta di ‘idee confuse’. Si tratta di interessi. Zard era un pezzo da novanta del mercato musicale. E De Gregori, il ‘principe’ della canzone d’autore, ha preferito il portafoglio alla dignità. Si chiama complicità per omissione.

Francesco, tu canti ‘La leva calcistica della classe ‘68’, ma non una sillaba sulla leva dei bambini palestinesi, sugli assassini di Gaza. La poesia, quando giustifica un genocidio tacendo, diventa complice. E tu lo sai.

Un uomo confuso che non sa dire se è giusto bombardare un ospedale. Non è confusione, Francesco. È codardia.

E poi dice: ‘Contengo moltitudini’. Certo, come una scatola vuota. O come un conto corrente con tante banconote.

Oggi, davanti a un genocidio documentato, non schierarsi significa stare dalla parte del boia. Lui ha scelto il silenzio. Noi, la parte sbagliata della storia. Per adesso. Peccato.

(A. Battantier, Italien Néandertalien, 5/26)


#italiennéandertalien 
#memoriediunacanzone  

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