16 mai 2026

LA MARCIA MARCIA DELLE BANDIERE (Occupano, cacciano, sfilano davanti a case vuote e ancora hanno il coraggio di dire che gli antisemiti sono gli altri)

A Gerusalemme la gioventù del popolo perseguitato ha sfilato sventolando bandiere e gridando “Morte agli arabi”. Il governo israeliano ha applaudito: non sono teppisti, è l’esercito del sionismo peggiore in libera uscita didattica.

Attenzione alle parole: ormai non si dice pogrom, si dice “Marcia delle bandiere”. Una trovata di marketing che trasforma un linciaggio etnico in una festa patronale.

La bandiera, talvolta, è uno straccio che ti autorizza ad ammazzare il vicino. E se non hai un vicino da ammazzare perché è già scappato o è barricato in casa, non importa: il vuoto lo hanno creato prima. Negozi sprangati, chiese chiuse, arabi rintanati come topi mentre la polizia proteggeva i manifestanti dai palestinesi assenti. Missione compiuta: impedire che l’assenza provocasse qualcuno.

Una coreografia perfetta di rave del testosterone: ragazzini da TikTok e rabbini fascisti che si scambiano selfie e sputano ai giornalisti.

Il morbo del nazionalismo religioso si diffonde, mentre l’Occidente si gode lo spettacolo compiaciuto di un’occupazione militare travestita da sagra.

Israele è “l’unica democrazia del Medio Oriente”, e si vede, visto che è l’unica dove un ministro può dichiarare che i civili affamati “meritano solo una pallottola in testa”, e subito dopo viene invitato al rinfresco istituzionale.

Pare che Dio avesse inizialmente condannato la marcia, ma poi ha rettificato: ha condannato i palestinesi che non applaudivano.

È un’interessante strategia per normalizzare l’annessione: la chiami tradizione, le dai un ritmo annuale, ci metti un DJ e intanto qualcuno fa affari con la ricostruzione di Gaza.

Un crimine di guerra coreografato come una parata nazionale, con il patrocinio del Comune di Gerusalemme e la regia del ministero della Sicurezza Nazionale.

L’Europa, nel frattempo, blatera di accordi commerciali mentre Amnesty International la implora di fermare tutto.

Ma come si fa a fermare un carnevale dell’odio dove un ragazzo educato all’odio ti spiega, sputandoti addosso: “Grido morte agli arabi perché è divertente, e poi sono nostri nemici”?

Non è un incidente isolato. L’anno scorso stessa scena: migliaia di israeliani a Gerusalemme Est occupata scandivano “Gaza è nostra”, “Che i loro villaggi brucino”, “Maometto è morto”. E il ministro Ben-Gvir passeggiava sorridente. È tornato, con il collega Smotrich che intende “ricostruire il Tempio” al posto della moschea di Al-Aqsa.

La Città Vecchia è diventata un macabro luna park: gruppi di israeliani prendono di mira negozianti, donne velate e passanti. Sputi, furti, irruzioni nelle case, devastazioni. La polizia, quando c’era, guardava. “Forze dell’ordine” è un eufemismo: erano lì per proteggere il diritto alla violenza. Se un palestinese si fosse sporto da una finestra, sarebbe stato denunciato per disturbo della quieta pulizia etnica.

Così si celebra la Nakba: non come catastrofe, ma come catena ininterrotta. E la marcia delle bandiere è il remake ufficiale di un film tedesco già visto.

(A. Battantier, Frammenti per l’Apocalisse, 5/26)

#frammentiperlapocalisse

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