Appena decadrà l’impero americano, finirà lo scudo protettivo e potremo dire addio ai sionisti. Mentre laggiù a Gerusalemme un trentaseienne ebreo prende a calci in faccia e in corpo una suora francese, ricordo che Shimon Peres, a Davos nel 2000, raccontò quella storiella del rabbino: “È giorno quando vedi uno straniero e lo confondi con tuo fratello”.
Peccato che sul Monte Sion, il giorno non sia mai arrivato. La suora a terra, lo straniero che ti pesta la faccia contro una roccia, e tu confondi suo fratello con il tuo aguzzino. L’Ultima Cena si trasforma in Ultima Prognosi. Trenta giorni di prognosi, per la precisione.
Diranno che la suora era un kamikaze. Un popolo che ha subìto la Shoah, una generazione dopo, si comporta con più abietto cinismo, trasformando la memoria in una mazza chiodata. Se smetti di essere vittima e diventi picchiatore seriale, il passato non ti assolve: ti fornisce solo un alibi di lusso.
Chiedetelo ai coloni in Cisgiordania, che in nome della Bibbia bastonano palestinesi e, scusate, anche i palestinesi sono semiti, fisicamente identici, ma qui le razze le decidono i ministeri di Netanyahu, Ben Gvir e Smotrich. Il sospettato, nazionalità “al vaglio”. Certo, come no. “Potenziali intenti razzisti”, dice la polizia.
Potenziali. Come se prendere a calci una religiosa non fosse già un cv del razzismo applicato. Non è un episodio isolato, lo ammette pure l’Università Ebraica: “preoccupante schema di crescente ostilità”. Schema. Non esplosione emotiva, non raptus: ingegneria dell’odio, manutenzione quotidiana. Sputi contro il clero, insulti, statue di Gesù vandalizzate in Libano da soldati israeliani. Soldati di uno Stato che su X condanna l’atto “vergognoso” ma poi protegge chi sputa, chi rompe, chi stupra, chi prende a calci una suora che studiava Bibbia e archeologia.
Il problema non è la suora: è che studiava la Bibbia senza il brevetto esclusivo del “popolo eletto”. Non puoi appropriarti della terra e anche del copyright su Dio. C’è un monopolio verticale dell’eternità che cozza contro i Vangeli. Ecco perché quando l’Antico e il Nuovo Testamento saranno pubblicati in fascicoli separati e indipendenti, forse potremo discuterne senza che qualcuno giustifichi un pugno con Deuteronomio.
Hannah Arendt, rispondendo a Scholem che l’accusava di non amare il popolo ebraico, disse: “Io non amo gli ebrei, sono semplicemente una di loro”. L’amore tribale è la foglia di fico di ogni sopraffazione.
Amare un popolo senza amare la giustizia è soltanto nazionalismo con il singhiozzo. E quando l’impero americano finirà di fare da scudo protettore -e sta finendo- il “giorno” del rabbino potrebbe davvero spuntare.
Ma sarà un’alba senza protezioni, senza ambasciate, senza comunicati su X. Sarà il giorno in cui i sionisti dovranno confondere un palestinese, un cristiano, un ateo, con un fratello. Non per amor di pace, ma per sopravvivenza geometrica.
Peccato che per allora la suora avrà ancora i lividi sul lato destro del volto. E noi, da lontano, avremo capito che la notte non finisce con una storiella a Davos. Finisce quando smetti di sopraffare.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, 4/26)
#italiennéandertalien

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