L’accordo sul Golfo è un trionfo per l’Iran, una disfatta per noi. In linea con l'andamento del fronte ucraino, ove l’Occidente delle favole si sfalda: la Bulgaria segue l’Ungheria e nega armi a Kiev, 25 Paesi Nato su 32 rifiutano lo 0,25% chiesto da Rutte, la metà dei governi Ue molla le munizioni. Gli Usa ritirano navi e caccia perché Trump ha già fatto pace con Putin. L’ingresso di Kiev nell’Unione non lo vuole quasi nessuno: l’Ucraina è un Paese fallito e corrotto. Aumentiamo gli acquisti di gas da Mosca mentre tagliamo gli aiuti, illudendoci di rivedere i 204 miliardi fra cinquant’anni. I russi demoliscono le infrastrutture, le truppe di Kiev colpiscono bus e studentati senza riconquistare un metro.
E dopo 52 mesi di guerra, scopriamo che serve un mediatore per trattare con Putin, ma non ce l’abbiamo.
L’Iran si tiene Hormuz e l’uranio, Trump ha concluso che l’estrazione mineraria non valeva un marine.
E mi chiedo ancora come l’omino che suonava il piano col pisello abbia potuto raccattare tutti quei consensi, due anni di applausi mentre le armi (quelle effettivamente arrivate) sparivano nel tritacarne ucraino.
Chi chiederà scusa?
Chi implorerà perdono per milioni di famiglie? Ne valeva la pena?
Hormuz è un suk presidiato dai pasdaran, l’uranio iraniano luccica più dei lingotti di Fort Knox, e Dodo spegne le candeline con Putin in videochiamata, brindando a base di petrolio russo ricomprato a prezzi stracciati dalla “debole” Europa.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, 6/26)
#italiennéandertalien

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