Trovare un politico più stupido di Salvini pareva un Guinness; poi è arrivato Vannacci, il nulla con mostrine, a dimostrare che il vuoto si può sempre scavare più in fondo.
Prima fu la Polverini: un buco cosmico attorno al quale fabbricare un personaggio acchiappavoti, buono a non far niente e poi da buttare nello sgabuzzino dei giocattoli rotti.
Remigrazione. Una sola parola, un solo mantra, una sola cloaca di razzismo senza filtro. Una parola che profuma di deportazione, d’uomo bianco conservatore e soprattutto ignorante, allergico a qualsiasi ragionamento capace di incrinare il suo piccolo mondo antico.
Domandate ai fan di Vannacci: avrete zero risposte su sanità pubblica, debito pubblico, desertificazione industriale in atto, sovranità energetica, trasporti e infrastrutture, crisi climatica, leggi criminogene votate dal governo, corruzione, emigrazione dei giovani istruiti, crollo demografico. Zero.
Eppure una massa crescente d’italiani diversamente istruiti crede che imbarcare saltatori sul carro del vincitore e praticare deportazioni di massa renderà tutti più ricchi.
Il “fenomeno Vannacci” è il fenomeno Italia: sempre lo stesso copione con facce intercambiabili.
Funziona e prenderà tanti voti perché è mediaticamente modellato sulla pancia della nazione: dice esattamente, con l’esatta inflessione, ciò che quella pancia vuole digerire.
Prima intercetti e studi cosa ribolle nelle viscere, poi inventi il pupazzo e lo lanci sul mercato elettorale con una bella campagna pubblicitaria: ecco servita la novità politica. Nessuno baderà al metodo consolidato da quando la politica è esclusivamente spettacolo, il cittadino fa lo spettatore passivo che applaude o fischia dalla tribuna.
Vannacci è il furbacchione che sa grattare l’Italia profonda con le unghie ben curate: miliardi buttati in Ucraina e riarmo, Europa lontana mille miglia.
Ma la vera miseria è che mentre srotola banalità, il Paese frana; e gli intellettuali da salotto applaudono lo show come se fosse una rivelazione. Un Paese che ha smarrito il senso dell’indignazione, un reality di fantasmi col distintivo.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, 6/26)
#italiennéandertalien

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