26 janv. 2026

LE BABY GANG E IL FALLIMENTO DELLO STATO SOCIALE

Baby gang, siamo oltre l'emergenza criminale, siamo ad un vero e proprio collasso sociale e morale. Maleducazione, cattiveria intrinseca dei giovani; ma cosa ha prodotto questo esito?

C’è stata una trasformazione del fenomeno delle "baby gang": da espressione di disagio economico localizzato a fenomeno culturale diffuso, trasversale alle classi. 

Il 43% degli adolescenti teme di uscire di casa (indagine “Con i bambini”, Demopolis). Ciò indica una società in cui la paura e l'insicurezza sono diventate l'ambiente naturale per le nuove generazioni. 

Quando lo stato sociale si ritira e le relazioni umane sono mercificate, ciò che resta è un deserto sociale, nel quale l'identità si costruisce non attraverso la partecipazione a progetti comunitari significativi, ma attraverso la performance di potere sui più deboli, amplificata dai social media. 

Il "fascino del potere" di cui si parla non è un tratto psicologico innato, ma una risposta logica a un ambiente che glorifica l'individualismo aggressivo, la competizione spietata e la visibilità a qualsiasi costo (per un corso accelerato sul bullismo basta seguire il modello Trump). I modelli offerti dalla cultura dominante -dal reality show allo youtuber che sfida ogni limite- sono precisamente questi.

La risposta dello Stato è un caso di studio da manuale sulla politica dell'irrazionalità punitiva. Si agisce su sintomi superficiali (il coltello, la multa al genitore) mentre si smantellano sistematicamente le condizioni per qualsiasi soluzione reale. 

Si inaspriscono le pene e si costruiscono nuove carceri minorili (+90% di ingressi), mentre contemporaneamente si tagliano i fondi per l'istruzione, la prevenzione, i servizi sociali e il contrasto alla povertà educativa (il Fondo passa da 100 a 3 milioni).

Questa non è incompetenza. È una scelta politica precisa. Riflette una visione del mondo in cui lo stato non è un'entità che promuove il benessere collettivo, ma un apparato di sicurezza il cui compito è gestire e contenere i danni umani prodotti dal sistema economico neoliberista. 

L'incarcerazione di massa, anche dei minori, diventa il meccanismo di default per gestire il fallimento sociale. 

È più conveniente per le élite al potere criminalizzare la miseria e il disagio che affrontarne le cause sistemiche: la precarizzazione del lavoro, la distruzione della scuola pubblica come ascensore sociale, lo smantellamento dei servizi territoriali, la commercializzazione di ogni aspetto della vita.

La multa ai genitori è la quintessenza di questa ipocrisia. Si colpevolizza l'individuo (la famiglia in difficoltà) per un fallimento che è anche -e soprattutto- collettivo e istituzionale. 

Come nota l'ex giudice Maggia, come può una famiglia in lotta per la sopravvivenza economica competere con l'apparato mediatico-industriale che bombarda i figli di modelli di violenza e consumismo sfrenato? Si punisce chi è già vittima di un sistema, assolvendo le vere responsabilità: quelle della classe dirigente che ha scelto il disinvestimento nel futuro.

L'analisi sull'"esposizione continua a contenuti violenti" e sull'uso problematico dello smartphone coglie un punto cruciale, ma non lo inquadra correttamente. Non si tratta di una semplice "influenza" negativa. 

Le piattaforme sociali sono progettate, per massimizzare il profitto attraverso l'engagement, per sfruttare le vulnerabilità psicologiche, promuovere polarizzazione, rabbia e comportamenti estremi. L'adolescente non è solo "esposto" alla violenza; è immerso in un ecosistema digitale che premia algoritmicamente la trasgressione, lo shock, la prevaricazione.

Il rifiuto di alzare in modo efficace l'età di accesso (con controlli reali e sanzioni devastanti per le piattaforme) non è una svista. 

È la sottomissione del benessere collettivo e dello sviluppo psichico dei minori agli interessi di potentissime corporazioni tecnologiche. Lo Stato, in questa fase storica, è più debole dei poteri privati transnazionali e abdica al suo ruolo di garante del bene comune.

Abbiamo distrutto le famiglie, il lavoro e il futuro. Le famiglie sono state isolate, private di tempo e risorse dal precariato; il lavoro è stato reso insicuro e impoverente; il futuro è stato rubato attraverso il debito, la crisi climatica e la negazione di prospettive.

Ammesso che possa esistere una soluzione, non è tecnica, semmai politica e morale. 

Bisognerebbe rivedere le priorità di bilancio: in aggiunta al finanziamento carcerario serve reindirizzare massicci investimenti verso scuola pubblica di qualità, servizi sociali diffusi, centri di aggregazione, sostegno alla genitorialità.

Inoltre, mi chiedo, quanto è ancora possibile regolare il potere privato? Imporre per legge limiti stringenti alle piattaforme digitali, proteggendo l'infanzia dalla predazione commerciale e algoritmica.

Occorre rigenerare la comunità: ricostruire spazi di socialità nuova, dove i giovani possano trovare riconoscimento, senso di appartenenza e progetti comuni al di fuori della logica del consumo e della performance violenta.

Quanto poi alla sicurezza sociale, serve garantire lavoro dignitoso, reddito e tempo per le famiglie. Senza sicurezza materiale, non può esistere sicurezza emotiva o educativa.

Stiamo assistendo, non solo al fallimento degli adolescenti, ma al fallimento delle istituzioni adulte -politiche, economiche, mediatiche- nel mantenere il patto fondamentale di una società civile: quello di proteggere i propri giovani e di offrire loro un orizzonte di vita degna. 

La risposta punitiva e irrazionale dello Stato è un errore di calcolo ma ancor più la manifestazione di una cultura del potere che ha rinunciato a educare e a includere, e sceglie di controllare e reprimere i danni che essa stessa produce. 

Va messa in discussione questa cultura e le strutture di potere che la sostengono, solo così le "baby gang" saranno un'anomalia, e non il prodotto logico, e tragico, del nostro tempo.


(A. Battantier, Italien Néandertalien, Memorie di un adolescente, 1/26)


#italiennéandertalien

#memoriediunadolescente



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