Questa è una farsa tragica, dove quelli con i fucili più grossi fanno i bulli. Un film già visto, ma con attori più cattivi e una sceneggiatura scritta da un deficiente.
Pensa se domani si svegliassero gli africani di tutto il mondo e dicessero: “Fratello, allora tutta l’Africa è mia, perché i miei avi ci sono arrivati camminando, ed erano lì prima di ogni fottuta nave!”.
Ma non funziona così. Funziona che se sei ricco e bianco e hai le bombe, tu dici “è mio” e tutti fanno “sissignore” (in Italia poi lo pronunciano “tssitsignore”, con la lingua in fuori).
Hanno sequestrato Maduro, un rapimento di stato! E l’Europa sta zitta: “Non voglio problemi, capo”. Ipocrisia pura, distillata, iniettabile. Abbiamo una lista di principi proibiti. “Sovranità”. “Diritto internazionale”. “Confini sacri”. Belle parole, suonano bene in conferenza stampa.
Ma poi arriva il Capo Mandriano, e dice: “Voglio quella terra lì, è verde, mi piace”.
E quelle parole, magicamente, evaporano.
La verità è che i confini sono sacri solo se a passarci sopra è il nemico di turno.
Se è l’alleato, quello che ha le basi militari nel tuo giardino, allora il confine è elastico.
Ah, la “comunità internazionale”! Che bel club esclusivo di merda.
Ci sono delle regole bellissime. Peccato che siano come le istruzioni sulla confezione dei farmaci: le leggi solo se sei quello che le deve ingoiare. Se sei quello che le prescrive, che te ne frega?
“Non invadere un altro paese”. Regola n.1. A meno che non sia nel tuo “emisfero”. A meno che non abbia il petrolio che tu vuoi. A meno che il suo leader non ti abbia guardato storto. Allora la regola diventa: “Invadilo, ma chiamalo ‘operazione di polizia’ o ‘restaurazione della democrazia’. Usa sempre una parola lunga per coprire una stronzata corta”.
L’Europa fa la morale se hai rubato una mela o se si può chiamare latte di soia ma se entra un gangster a saccheggiare il negozio, lei si mette a pulirgli le scarpe.
Il Mandriano Capo non è né più cattivo né più stupido del resto della specie, è semplicemente più onesto nella sua stupidità e cattiveria. Dice “voglio” e lo prende.
I “Leader Europei” hanno un set di parole vuote che ripetono ogni volta che qualcuno chiede:
“Ma allora i principi?”. I principi, figliolo, servivano per addobbare i discorsi, come le palline su un albero di Natale secco.
Intanto, un uomo di nome Maduro è stato portato via, e una terra di ghiaccio chiamata Groenlandia è diventata l’oggetto morboso del desiderio di un bambino viziato con l’esercito più costoso del mondo.
Il potere ha la logica dell’appetito e della sopraffazione.
La politica estera moderna mi ricorda molto il gioco del rubamazzo che facevamo da bambini con i nonni e il nonno si divertiva a fare il mago. Solo che ora le carte sono nazioni, e chi ha il mazzo segnato vince sempre.
L’America gioca la carta “Dottrina Monroe Aggiornata” e dice: “Tutto quello a sud di me è mio per diritto divino… e anche un po’ a nord, se mi piace il paesaggio”.
Un ingenuotto potrebbe obiettare:
“Ma questo non è giusto!”.
E l’America risponde: “Giusto? Chi ha parlato di giusto? Io ho parlato di navi. Noi avevamo le navi prima. Fine della discussione”.
È la stessa logica con cui un ragazzino prepotente rivendica la palla in cortile. La differenza è che questo ragazzino ha abbastanza testate nucleari da far saltare il cortile, la scuola e la città. E così tutti gli altri bambini, quelli che prima parlavano di regole e fair play, improvvisamente scoprono il fascino del silenzio (o del leccaggio culo, vero Giorgia!?).
Il Mandriano Capo era molto potente e voleva un’isola grande e fredda, perché sulla mappa sembrava un cioccolatino non ancora mangiato. “Deve essere mio!” disse, battendo i pugni. Dall’altra parte dell’oceano, un gruppo di signori ben vestiti, che di solito amavano tenere lunghi discorsi sulla sacralità delle cose, si guardarono l’un l’altro come canarini a cui è scappato il gatto. Uno di loro tossicchiò. Un altro aggiustò la cravatta. Nessuno disse nulla. Era come assistere a una riunione di condominio dove il condomino più grosso annuncia di voler appropriarsi della lavanderia comune, e tutti gli altri iniziano a studiare con grande interesse i propri scarponi. La realtà, a volte, supera la più assurda delle favole. Solo che nelle favole, alla fine, il prepotente viene punito. Qui, viene rieletto.
A proposito di fiabe, anche un bambino lo capirebbe: Abbiamo una regola, “Non puoi invadere un paese sovrano”. Questa è la regola.
Ma poi abbiamo una contro-regola, che dice: “Puoi invadere un paese sovrano se lo chiami ‘difesa della democrazia’ o ‘lotta al narcotraffico’ o se semplicemente lo desideri molto e sei tu”.
Se rispetti il diritto internazionale, sei un debole. Se lo violi, sei un forte realista. Se condanni la violazione altrui ma non quella del tuo alleato, sei un ipocrita coerente. Se la condanni anche quella del tuo alleato, sei un traditore.
Insomma, una saturazione di imbecillità, un fetore di doppiopesismo ammorba le cancellerie.
L’Occidente, quel cadavere splendidamente vestito, ha ormai perfezionato l’arte dello sguardo altrove.
La sua retorica -valori, confini, sacralità- è una cloaca di clausole psicotiche.
Trump, il narcisisssimo Mandriano Capo, ha semplicemente fatto esplodere la finzione. La sua brama per la Groenlandia non è geopolitica, è psicopatologica. Una masturbazione del potere su una superficie cartografica.
E l’Europa è la viscida cortigiana consenziente in un menage a trois abusivo, che si convince che il disprezzo del Master sia una forma di attenzione.
Meloni, con la sua servitù volontaria così zelante da sembrare un disturbo erotico, è il perfetto prodotto di questa deriva. Un vaso di fiori vuoto su un tavolo che sta crollando.
Il silenzio di Bruxelles non è prudenza, è l'ultimo spasimo di una civiltà che ha scelto l'auto annichilimento per compiacere il proprio stupratore.
È la logica ultima del mercato. Il desiderio diventa diritto. La forza si traduce in proprietà.
L’Europa è un supermercato di valori scaduti, dove l’unica cosa che si vende ancora è la sottomissione.
Trump è il nuovo Dio, un Dio volgare e prevedibile, che non promette la salvezza ma la pura, semplice predazione. E noi, i suoi fedeli, accettiamo.
Perché è più facile. Perché nel vuoto orizzontale della post-storia, essere un vassallo è l’unica identità rimasta.
La Groenlandia, il Venezuela: sono solo merci sul nastro di questa grande cassa automatica del potere.
Il fatto che siano nazioni, popoli, storie, è un dettaglio sentimentale. La malinconia del mondo sta tutta qui: nell’impossibilità di provare orrore. Solo un lieve, persistente disgusto verso se stessi.
Hanno preso Maduro. Dicono che era un narcotrafficante. Dicono che la Groenlandia è necessaria per la sicurezza nazionale. Ma è la Danimarca. Siamo alleati. Allora perché non diciamo nulla? Perché è di cattivo gusto. Sarebbe maleducato. Siamo europei, non siamo maleducati. Slurp slurp, quant'è saporito ‘sto culo yankee!
Ma tanto, mica è una novità? L’America ha sempre avuto questa schizofrenia verso il mondo: madre redentrice e puttana predatoria.
Trump non ha inventato niente, ha solo tolto le mutande alla cosa.
E noi italiani, con la nostra piccola, patetica corte dei miracoli al governo, siamo lì a offrire la nostra premier come trofeo da comodino.
Meloni si fa dettare le battute, come una scolaretta innamorata del bullo della scuola.
E Monti, il becchino dello stato, la incorona. È tutto così oscenamente prevedibile.
La vera tragedia non è il male (non solo!), è la sua noia. La ripetizione compulsiva della stessa stronzata, con costumi diversi.
Il cervello umano, questa macchina per fingere di avere principi, si è rotto. E ride di sé, con una risata isterica, mentre il mondo brucia.
La geopolitica spiegata a un bambino? Immagina un grande circo. Da una parte il “Male Assoluto” (scelto a turno), dall’altra il “Bene”, che però si riserva il diritto di fare esattamente le stesse cose, chiamandole “operazioni di pace” o “difesa della democrazia”. È un gioco di prestigio! Il trucco è nella distrazione. Mentre ti indicano il mago cattivo che invade, il mago buono ti frega il portafoglio, il petrolio e un’isola grande due milioni di chilometri quadrati. Chi ha la pistola che spara bandierine “USA” decide chi è il clown e chi è il direttore. E oggi, il clown siamo noi. Ma ridere fa male.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, Mip Lab 1/26)
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