Gretta e meschina. E fesso io che ci sono cascato. Come quando ti cade il gelato, la parte con il fior di latte e le stelline, e tu resti lì a guardare la coppetta vuota. Ecco. Più o meno così mi sento. Lei aveva qualche anno più di me, mi sembrava così mondana, così sicura. Diceva che io ero speciale, “maturo per la mia età”, un “partner naturale”. Io, ingenuo, credevo fossero complimenti. In realtà voleva dire: sei prevedibile, disponibile, e hai il portafoglio dei genitori abbastanza pieno da pagare sempre i cocktail. Ma io che ne sapevo? Ero innamorato.
Aveva un sorriso che ti prometteva il mondo, ma era un sorriso da contratto, con le clausole scritte in piccolo sotto gli occhi. Mi portava nei suoi posti fighi, mi presentava ai suoi amici, parlava di futuro, di progetti insieme, di come avremmo potuto “cambiare le cose”. Io me la sognavo di notte, questa alleanza perfetta. Lei, esperta e forte. Io, entusiasta e fedele. Il mio sogno.
Poi, un giorno, senza preavviso, ha cambiato canale. Come quando stai guardando il tuo film preferito e qualcuno prende il telecomando e mette uno spot. Ha iniziato a dire che forse io “non ero all’altezza”, che lei aveva “bisogni diversi”. Tradotto: aveva trovato uno più ricco, più potente, o semplicemente uno nuovo da cui farsi pagare i cocktail. Mi ha scaricato con un messaggio. Dopo tutte le promesse, le serate, i miei regali.
Ma dico, io ero lì a pensare al nostro appartamento arredato insieme, e lei stava già smontando i mobili per venderli su Subito.it. La signorina Gretta, l’opportunista viscida. Un narcisismo da manuale. Si specchiava nelle mie attenzioni e ci si vedeva più bella. Quando ho finito di rifletterla, mi ha sputato via.
L’amore è una forma di colonialismo sentimentale. L’amato invade il territorio dell’amante, ne sfrutta le risorse emotive, impone la sua moneta di scambio fatta di promesse, e quando il giacimento è esaurito o meno conveniente, se ne va. Senza un trattato di pace. Senza aiuti per la ricostruzione. Lascia solo macerie fumanti e il dubbio atroce di non essere mai stato veramente amato, ma solo occupato. Strategicamente utile.
E pensare che io credevo follemente in lei. La “Dottrina Gretta” si basava su un principio semplice: ciò che fa Gretta va bene per Gretta. Punto. Il resto è dettaglio. Se per aiutare un suo amico doveva passarmi sopra, lo faceva. E mi chiamava “egoista” se protestavo. Una logica perfetta, circolare, profondamente gretta. Mi seduceva con discorsi su valori comuni, su storie condivise, e poi vendeva i miei segreti (beh, i miei sentimenti) al miglior offerente. O li twittava, per farsi bella.
Ero un debole. Quindi lei mi ha lasciato. Qualsiasi cosa avessi fatto, avrebbe vinto. Perché il gioco lo ha inventato lei, e il tabellone è il tuo cuore a pezzi.
Questa storia è un tradimento. Noi giovani, idealisti, ci beviamo sempre la storia dell’amore eterno, dell’alleanza sacra. Poi arriva Gretta, con i suoi capelli biondi-platinati ma no curvy e i suoi interessi calcolati al millesimo, e ti fa credere di essere il Prescelto. Finché non servi più. Allora ti tratta come un essere insignificante. Ti dice che sei “troppo bisognoso”, “troppo complesso”. Che ha bisogno di “spazi”. Di spazi per correre dietro a un altro, più muscoloso, che parla a squarciagola e non legge libri. Uno che, di sicuro, non la tradisce con sentimenti come la “pietà” o la “delicatezza”. Lui è gretto e basta, senza vergogna. E forse a lei, in fondo, piace così. Perché è specchio.
E io sono qui. Con la mia coppetta vuota di gelato. Con il mio cuore in frantumi. Lei è già a fare serata, con il nuovo. Ride forte, si gode la vita. E io imparo che forse, la prossima volta, dovrò essere un po’ più gretto anch’io. O forse no. Forse resterò questo stupido romantico, con la vaga, triste sensazione di aver creduto a una fiaba scritta da un’affarista. Una fiaba senza lieto fine.
Il mondo va così. E forse è meglio un gelato caduto, che un gelato mangiato in gretta e avida compagnia. Ma, cavolo, quanto era buono quel gelato con le stellette. Per un attimo, ho davvero creduto che fosse per sempre.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, Mip Lab, 1/26)
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