Donald Trump è intrappolato in un loop da discorso rotto.
L’ultimo a notarlo è stato l’ex alleato Alex Jones, che lo ha paragonato a “Re Giorgio III” nella sua follia.Jones descrive perfettamente il copione quotidiano: “Oh, abbiamo vinto, è finita – no, andrà avanti per sempre, distruzione totale. Non li lascerò mai avere la mano – sì, stiamo rinunciando alla mano. Usciamo dalla NATO – restiamo nella NATO.”
Tradotto: Trump dice bianco, nero, e poi arcobaleno in 20 secondi. Sul fronte Iran, promette fuoco e fiamme, poi ritira tutto con la scusa che “tanto nessuno capisce la vera arte della trattativa”. Peccato che l’unica arte che mostra sia quella dello scaricabarile.
Jones, che di cospirazioni se ne intende, azzarda una diagnosi: “demenza precoce”.
Ma forse è più semplice: Trump ha scoperto che dire A e poi B e poi l’opposto di A lo tiene al centro dell’attenzione. È il suo ossigeno. La coerenza? Roba da sfigati.
Il prossimo storico che scriverà la biografia di quest’epoca avrà una scelta: intitolarla “La follia del re Giorgio III” oppure “Il presidente che giocava a ping pong con la realtà”. In entrambi i casi, ci serve un bravo psichiatra. E un applauso per Alex Jones: quando perfino tu sembri la voce della ragione, significa che siamo alla frutta affogata nella merda.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, 4/26)
#italiennéandertalien

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